Come scegliere le fedi nuziali e sopravvivere

17 febbraio 2020


Fede mantovana, francesina, modello comodo, oro giallo, oro rosso, oro rosa, oro bianco, lavorazioni, tradizione, personalizzazione... sei già confusa? Benvenuta nel momento più stressante dell'organizzazione del matrimonio: la scelta delle fedi. Perché se decidere di stare con la stessa persona per tutta la vita è un passo importante, anche decidere di indossare lo stesso anello nuziale ogni santo giorno lo è.


Come scegliere le fedi, perché è così difficile?

Io non so se sia così per tutte le coppie di sposi, ma per noi questa è stata senza dubbio la parte più difficile: scegliere le fedi. Abbiamo cambiato idea almeno una decina di volte tra materiali, lavorazioni, colorazione dell'oro, stile, marchio. E al momento in cui scrivo, mancano un centinaio di giorni alle nostre nozze, non abbiamo ancora ordinato le nostre fedi. Ma perché è così difficile? Perché ehi, a parte il marito/la moglie, l'anello nuziale è l'unica cosa con cui dovrai veramente convivere ogni santo giorno della tua vita. Mica è cosa da poco. 
L'abito da sposa lo indossi quel giorno e via, il menù una volta digerito è andato (lo so, non è carino da dire ma è così), il segnaposto, il centrotavola e la bomboniera spariranno nei ricordi dei tuoi invitati dopo qualche settimana (di nuovo, non è carino da dire ma... andiamo, tu ti ricordi tutti i centrotavola di tutti i matrimoni a cui sei stata invitata?). Solo 3 cose resteranno per sempre nella tua vita, o almeno si spera:
- tuo marito/tua moglie,
- il tuo status giuridico e religioso che è cambiato per sempre,
- la fede nuziale.
Ora capisci la mia perplessità?




5 domande da porvi per scegliere la fede

1. Che materiale scegliere? L'oro giallo è quello della fede classica, che la indossi all'anulare sinistro e urla a chiare lettere SONO SPOSATO. Ma se l'oro bianco sta bene su tutto, quello rosa e quello rosso sono meno appariscenti, l'argento è meno costoso, materiali innovativi come il legno, la porcellana, il titanio sono originali e senza dubbio vi identificano come una coppia non convenzionale. E quindi la domanda da porvi veramente è: che coppia siete?
2. Quando la indosserete? La fede nuziale si porta sempre, tutti i giorni e tutte le notti, finché morte non vi separi. Almeno, così dice la tradizione. Ma chi se ne frega della tradizione! VOI, quando la indosserete? Che lavoro fate, che vita conducete, fate sport all'aria aperta, praticate attività che vi impediscono di portare gioielli, non riuscite a dormire con un anello al dito? Ricordate che niente di tutto questo è sbagliato, potete indossare la vostra fede tutti i giorni o scambiarvela il giorno delle nozze e poi chiuderla nel cassetto per sempre. Non è un cerchietto d'oro al dito a rendervi marito e moglie. 
3. Cosa vi fa sentire a vostro agio? Se fate parte della categoria fede-sempre-e-comunque, ogni volta che provate un nuovo modello consideratelo nelle diverse situazioni di vita quotidiana. Se la fede nuziale diventa parte integrante della vostra mano sinistra, deve essere confortevole in ogni senso. 
4. Cosa vi piace? Non sarà solo il vostro anulare sinistro ad avere a che fare con la fede nuziale ogni giorno, ma anche il vostro sguardo. Nello scegliere le fedi chiedetevi mi piacerebbe vedere questo anello ogni giorno?
5. Cosa incidere sulle fedi? Una volta scelti i vostri anelli nuziali nella forma, nel materiale e nel colore che preferite, c'è un'ultima cosa a cui pensare: l'incisione interna. Il segreto che resterà vostro per sempre, più vicino alla pelle. La tradizione vuole che ogni sposo abbia all'interno della propria fede il nome dell'altro e la data del matrimonio, ma se avete una frase, una parola, un simbolo che vi identifichi come coppia, questo è il momento di usarlo. 


10 abiti haute couture che sublimano il rapporto tra moda e architettura

5 febbraio 2020

Giambattista Valli Couture

Il rapporto tra moda e architettura è stato studiato da stilisti e artisti di ogni tipo: e che cos'è, infatti, un abito, se non la casa che abitiamo per qualche ora? Proporzioni, volumi, armonia sono le parole che legano indissolubilmente queste due arti, ancora una volta messe a confronto durante la Paris Haute Couture Week 2020

L'abito come casa del corpo: moda e architettura nell'haute couture

L'analisi artistica, psicologica e sociologica della moda ha la sua espressione più alta nelle sfilate haute couture, le ultime tenutesi a Parigi lo scorso gennaio. Nelle collezioni d'alta moda primavera estate 2020, i couturier hanno ripreso in mano tessuti rigidi e volumi architettonici, creando attorno al corpo femminile case e gabbie, sculture e spazi da abitare. Nel rapporto tra moda e architettura il volume e le linee sono tutto: uno spacco diventa finestra sul mondo, un abito d'alta moda il bozzolo in cui avvolgersi per chiudersi in sé stesse, un angolino di mondo che appartiene solo a quella donna - beata lei - che potrà indossare queste opere d'arte uniche. 
Ecco 10 abiti scultura che hanno raccontato il rapporto tra moda, architettura e design alle ultime sfilate di Parigi

Partono dagli accessori Viktor & Rolf e Givenchy, che per la sfilata haute couture primavera estate 2020 creano cupole moderniste attorno alle proprie creazioni, rendendo i cappelli non solo una parte integrante dell'abito, ma sua esaltazione ed elevazione ad opera architettonica. 

Givenchy

Viktor & Rolf

L'ispirazione arriva dalle piramidi per due grandi nomi dell'haute couture mondiale, Armani Privé e Chanel. Se non possono essere propriamente definite opere architettoniche, le gonne dei loro abiti da sera sono certamente sculture che donano una silhouette precisa e volumi definiti alla donna della primavera 2020.

Armani Privé

Chanel
 Più complesso il rapporto tra moda, architettura e design elaborato da Elie Saab, Ralph & Russo e Valentino, che giocano sui vuoti e i pieni con abiti da sera asimmetrici, monospalla, spacchi vertiginosi e volumi quasi stranianti. 

Elie Saab

Valentino

Ralph and Russo
Infine Iris Van Herpen, Rahul Mishra e Schiaparelli creano abiti d'alta moda che sono opere d'architettura da esterni. La prima, sempre affascinata dal rapporto tra il corpo femminile e l'abito che lo avvolge come una scultura, si ispira alle onde del mare. Il secondo crea sulla modella un giardino fiorito d'haute couture. Infine la griffe celebre per i suoi abiti d'alta moda dal gusto stravagante crea volumi esagerati con un mantello che potrebbe essere tenda, igloo, casa da abitare. 

Iris Van Herpen

Rahul Mishra

Schiaparelli

Foto da Vogue.com

Le serie tv come Sex Education salveranno i Millennials?

31 gennaio 2020


Non chiamateli teen drama, perché sono molto di più: con le serie tv targate Netflix (e non solo) degli ultimi anni, ci stiamo avvicinando alla salvezza. Da cosa? Da quell'atavica confusione mentale, sentimentale e relazionale che ha caratterizzato la nostra generazione. 



La ri-educazione sentimentale dei Millennials

Ai nostri genitori serie tv come Sex Education o The Politician non interessano. Non le capiscono, le relegano a quel mondo incomprensibile chiamato adolescenza, si voltano dall'altra parte spesso borbottando "Eh ma ora stiamo esagerando, però!". Per i nostri fratelli minori sono pane quotidiano: la fluidità sessuale, la sperimentazione continua, la ricerca di sé, la sospensione di giudizi ed etichette è normale per la maggior parte dei ragazzi nati appena qualche anno dopo di noi (grazie al Cielo!). 
Allora a chi si rivolgono veramente questi telefilm? O meglio, a chi servono davvero? A noi. Sì, noi cosiddetti Millennials, noi venti-trentenni rimasti a metà fra gli insegnamenti del patriarcato e il loro totale rifiuto. A noi che siamo cresciuti con Dawson's Creek (è sempre colpa di Dawson's Creek, ve l'ho detto). A noi che abbiamo scoperto la femminilità e la libertà con quel gioiello del maschilismo che è Sex and the City e sì, sogniamo ancora una vita alla Carrie Bradshaw ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di quanti pregiudizi e di quanto sessismo aleggiassero ancora in quella serie "rivoluzionaria". A noi che amiamo How I Met Your Mother, lo amiamo davvero, e però a volte ci sentiamo così colpevoli quando Ted e Barney ripetono le loro battute maschiliste e ci viene da ridere. 
Nessuno ha bisogno di una ri-educazione sentimentale più di noi, a metà strada tra i ruoli precostruiti uomo/donna e volontà di liberazione, di accettazione, di affrancamento dagli stessi. Noi una sex education, un'educazione sessuale, non l'abbiamo mai ricevuta. Per chiedere ai nostri genitori è un po' tardi, e poi come risponderebbero? Vi vedo sudare freddo al solo pensiero. Ed ecco che arriva in nostro soccorso Netflix con le sue serie adolescenziali ma non troppo, pronte a colmare quell'assenza dolorosa di spiegazioni, di racconto, di inclusione che ha caratterizzato la nostra generazione e di cui sentiamo il disperato bisogno. 


Sex Education e le altre: le serie teen che sono più mature di noi

La serie tv originale Netflix, ambientata in un paesino britannico fuori dal tempo, risponde a quelle domande che abbiamo sempre avuto paura di porci. Quelle sulla disabilità e l'attrazione, sull'orientamento sessuale, ma anche sull'amore e le relazioni, sul femminismo e sulle molestie. Tutto ciò che avremmo dovuto imparare a 16 anni e nessuno ci ha mai spiegato. Sembra lontanissimo, quel primo bacio omosessuale che Dawson's Creek trasmise in chiaro nel 2001. Anni luce ci separano da Gossip Girl e The O.C., che raccontavano gli amori adolescenziali con tutti i loro drammi, la loro grottesca serietà e gli outfit da ricconi che l'ultimo posto in cui andrebbero sfoggiati è proprio il liceo. 
Ecco che entrano in gioco le serie tv come Sex Education, in cui i sentimenti sono reali e il sesso è raccontato nella sua sporca, divertente, tragicomica verità. L'ambientazione volutamente ambigua ci aiuta a dimenticare che il cast della serie tv dovrebbe avere 16 anni o poco più e ci permette di guardare storie d'amore, d'amicizia e di sesso attraverso lo sguardo innocente, confuso e molto molto realistico di ragazzi qualunque. Quei ragazzi che un tempo eravamo noi, quando non c'era alcun modello a cui aggrapparsi e le cose le dovevamo scoprire da soli. 
Ma non si tratta solo di Sex Education: The Politician ed Euphoria, The End of the F***ing World e Atypical sono solo alcuni esempi di serie tv che si sono prese l'incarico della nostra educazione sentimentale. In silenzio le osserviamo timidamente, ci poniamo domande, troviamo risposte o almeno chiavi di lettura. In silenzio. Perché sono teen drama, serie tv da ragazzini eh, mica le guardiamo davvero.


Altaroma 2020: 6 immagini di donne guerriere dalle sfilate romane

27 gennaio 2020


Terminata ieri, l'edizione di Altaroma 2020 ha portato in passerella una moda femminile fatta di donne forti, guerriere, capaci di superare qualsiasi ostacolo. Sono state protagoniste delle sfilate di moda donna di numerosi stilisti emergenti e non, sempre avvolte da un'aura di potere e delicatezza, femminilità e femminismo che ha rivestito l'intera edizione. 

6 immagini di donne guerriere dalle sfilate di Altaroma

1. Le guerriere romane di Sabrina Persechino
Rigore geometrico e ispirazioni warrior fanno da sfondo a Tellenae, la collezione primavera estate 2020 dell'Atelier Persechino. Dal nome della misteriosa città romana arrivano suggestioni che parlano di soldatesse iperfemminili, ingabbiate in armature che fabbri e carpentieri hanno realizzato per la sfilata. Ogni outfit è in perfetto equilibrio tra femminilità e potere, forza e delicatezza, sottolineate anche dalla palette di colori sbiaditi e romantici che ricordano una Roma di soldatesse e guerriere. 





2. La leggenda giapponese di Antonio Martino
Lo stilista salernitano sceglie la leggenda di Tanabata per creare il suo esercito di donne guerriere e innamorate. Tanabata vuol dire "settima notte" e si riferisce alla storia di due amanti giapponesi che, separati dalla Via Lattea, si possono incontrare solo una volta l'anno il settimo giorno del settimo mese. Così sulla passerella di Altaroma sfila la potenza dell'amore che, forte come la guerra, va difeso da donne tenaci e determinate. Gli abiti per il prossimo autunno inverno mescolano così linee ispirate ai samurai e volumi che ricordano un'armatura, ma resi morbidi e femminili da tessuti leggeri e lavorazioni plissé. 




3. Il safari di Italo Marseglia
La sfilata di Altaroma curata dal giovane stilista porta in passerella donne guerriere dal carattere selvaggio, quasi animalesco. A suggerire stampe, patchwork e design sono gli animali che popolano la fantasia di Marseglia, in una sorta di safari allucinato e sensuale. Filiformi come giraffe, forti come leonesse, aggressive come tigri, le donne in passerella si muovono ferali e letali, pronte a difendere le proprie idee, la propria femminilità e il proprio stile. Attenzione a non provocarle!





4. La ricerca (in)formale di Jing Yu
Altaroma prende stilisti emergenti da ogni parte del mondo, ma con radici nello stile italiano, per dare loro una piattaforma in cui esprimere le proprie idee. Così hanno fatto le due artiste fondatrici del brand, giovani designer formate tra Roma e Londra, che delle loro molteplici identità culturali hanno fatto una lotta tra tradizione e innovazione. Le loro donne sono guerriere che lottano per la ricerca della poesia nel mondo metropolitano: tra completi sartoriali e asimmetrie, la guerra tra formale e informale si svolge a colpi di ago e filo. 





5. Ordinario e straordinario in passerella per Morfosis
Quella che le donne della prossima stagione combattono sulla passerella di Morfosis è una guerra filosofica: una ricerca di senso, di straordinarietà nell'ordinarietà del quotidiano, di rottura nello schema, di imperfezione all'interno di un mondo sempre più omologato. Le armi di queste donne guerriere sono letteralmente cappa e spada, in un gioco di rimandi estetici che inserisce mantelli, protezioni fatte di raso e maglie che somigliano a un'armatura in un contesto contemporaneo. 





6. Le guerriere dark di Sylvio Giardina
Il siciliano cresciuto a Parigi racconta una donna guerriera dall'animo dark, che ha abbandonato la luce per immergersi nella propria oscurità senza paura. Una linea haute couture che sfila ad Altaroma cercando di rompere gli schemi, di immettere echi del passato nel presente, di raccontare donne forti, diverse, assolutamente non ordinarie. Per farlo, Giardina trasforma la sfilata in show interattivo, con movimenti apparentemente casuali che mostrano la fluidità di capi disegnati sul corpo. Una seconda pelle o, se vogliamo, un'armatura d'alta moda per proteggersi dal lato oscuro. 




Si ringraziano gli uffici stampa di Altaroma e Barbara Manto & Partners per i cortesi inviti e le foto di sfilata.

Cosa significa femminismo nella moda? Risponde Maria Grazia Chiuri, dalla sfilata Dior Haute Couture 2020

22 gennaio 2020


Moda e femminismo sono due concetti estranei? Eh no, cara, se la pensi così ti invito a studiare cosa significa femminismo. A scoprire perché nasce il femminismo, a leggere saggi e guardare ted talks sul tema. Ad essere femminista


Moda e femminismo per Maria Grazia Chiuri

Nell'attuale edizione della Paris Haute Couture Week, Maria Grazia Chiuri ha colpito ancora. Con le sue linee perfette che accarezzano la silhouette e gli abiti d'alta moda che sembrano fatti di nuvole (invece sono metri di seta e di tulle), come fa da sempre, ma soprattutto con la sua testa. 
Pioniera di un nuovo mecenatismo femminista, la stilista romana chiama attorno a sé scrittrici, artiste, donne di cultura e donne di spettacolo, ma anche studentesse indiane che, in una terra in cui l'arte (anche quella del ricamo) è terreno prevalentemente maschile, creano le opere d'arte che circondano la passerella. La magia avviene al Museo Rodin di Parigi, durante la settimana dell'Haute Couture 2020, e se qualcuno si aspettava luccichii e borsette prive di significato ha dovuto ricredersi. 
Ad accogliere gli ospiti alla sfilata Dior sono enormi drappeggi su cui campeggiano gli interrogativi di intellettuali (uomini e donne) che Maria Grazia Chiuri chiama ad ispirare il suo percorso artistico. What if Women Ruled the World? Would God be Female?* sono solo alcune delle domande che la stilista, e la donna Dior, si pongono nel 2020.







Il potere divino delle donne

Le domande esplicitano il processo ideologico e creativo dell'haute couture di domani, ma i segni dell'amore di Maria Grazia Chiuri per le donne sono sempre stati evidenti. Fin da quando disegnava in coppia con Pierpaolo Piccioli per Valentino, la stilista ha raccontato, immaginato e glorificato il potere divino delle donne, non a caso qui paragonate a Dio stesso. E l'opera d'arte che accompagna la sfilata, firmata dall'artista americana Judy Chicago, non è in fondo un utero, grembo materno dal quale nasce la forza creativa femminile? 





La collezione Haute Couture Dior 2020

Se la sfilata Dior è stata una (ennesima) dichiarazione ideologica da parte della direttrice creativa del brand, non possiamo esimerci dall'analizzarne l'estetica per capirla a fondo. La donna, il suo potere divino e al tempo stesso la sua umana natura, sono esaltati da abiti da sera ispirati alle dee greche. Domina il peplo, presente su moltissimi modelli a fasciare le spalle e la vita in abiti a colonna, lievi ball gown e completi maschili. La seta e il tulle si ricoprono di frange, di fili d'oro, di una luce che si accende sulle sfide e le difficoltà di essere una donna, oggi. 
L'idea di Maria Grazia Chiuri su moda e femminismo è sempre stata chiara: gli abiti sono un mezzo di comunicazione potentissimo e oggi, grazie ai social network e alle sfilate live su Instagram, la vezzosità dell'alta moda può e deve mandare messaggi significativi. In fondo i due concetti non si annullano a vicenda. Femminista e femminile si può, si deve essere. Il femminismo di oggi non può che essere totalmente inclusivo, e nella sua totale inclusività comprendere tutto e tutti. Anche le "Cattive Femministe", come si autodefinisce la scrittrice e attivista Roxane Gay di cui vi consiglio questo Ted Talk





Le cattive femministe

Cosa vuol dire essere femminista e cosa vuol dire essere una cattiva femminista? Ci hanno insegnato che femminista vuol dire mascolina, insensibile, trascurata, odiatrice degli uomini. E che se amiamo il rosa, se leggiamo Cosmopolitan, se guardiamo le commedie romantiche, se fantastichiamo su un uomo perfetto e inesistente, siamo delle cattive femministe
Forse lo siamo. Io, voi, Roxane Gay e Maria Grazia Chiuri. Se apprezzare la bellezza, esaltare il corpo femminile in qualsiasi forma, amare le donne e pensare che debbano essere libere di essere, fare, indossare, creare, dire, pensare, vuol dire essere delle cattive femministe... lo siamo. 







Foto da Dior.com
*E se le donne governassero il mondo? Dio sarebbe femmina?

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