Cosa fare a casa quando ti annoi? Chiedilo a un malato cronico

11 marzo 2020


La situazione in cui ci troviamo in questi giorni in Italia sembra la trama di un disaster movie: tutti costretti a stare a casa, chi mostra sintomi di influenza deve stare in quarantena, nessuno spostamento è consentito se non per attività indispensabili. E la domanda sulla bocca di tutti è Cosa fare a casa quando ti annoi? Perché non lo chiedi a un malato cronico, cosa fa lui quando deve passare giorni, e settimane, chiuso a casa? Sono certa che avrà una lista lunghiiiissima e molto molto utile. 


Cosa fare in quarantena?

Questa è una situazione assurda per chi è in perfetta salute, lo so. Lo so che sei confuso, spaventato, arrabbiato, disperato. Lo so perché è quello che provo io non solo da quando lo spettro del Coronavirus ha cominciato ad alitare sul nostro paese, ma da sempre. E lo so, che almeno una volta da quando mi conosci (o da quando leggi il mio blog, o da quando conosci chiunque soffra di una malattia cronica) hai pensato che stessi fingendo. Lo so. Non ce l'ho con te. Forse hai pensato che fosse in qualche modo piacevole, rilassante, divertente, trascorrere giornate e giornate sul divano, senza la possibilità di uscire o di invitare qualcuno a casa, senza neanche potermi alzare dal divano certe volte. Io vivo questi giorni e queste settimane da sempre. Da quando sono una malata cronica. Da quando andavo a scuola. Da quando ne abbia memoria. E questo mi rende più forte di te, almeno da un punto di vista psicologico ed emotivo. Quindi lascia che ti dia qualche consiglio. 


6 cose da fare a casa quando ti annoi

So che pensi che queste settimane di isolamento forzato non finiranno mai, invece finiscono. Te lo assicuro. Arriverà il momento in cui potrai alzarti dal divano, uscire di casa, rivedere i tuoi amici e familiari lontani, andare a fare l'aperitivo e a prendere un caffè al bar, andare in chiesa o in palestra, all'università o al lavoro e la tua vita tornerà normale. E nel frattempo? Nel frattempo riposati, ritrovati, arricchisciti, cresci, conosciti, divertiti. Ci si può divertire anche da soli in casa, te lo giuro. 

1. Dormire. Non ci pensa nessuno, ma quante volte ti sei lamentato della sveglia al mattino, degli impegni quotidiani, delle ore di sonno arretrato? Recuperale. Nessuno verrà a chiamarti prima del 3 aprile. 

2. Leggere. Banale, lo so, ma che altro può suggerirvi una secchiona che trascorre la maggior parte del proprio tempo avendo a che fare con le parole? Recupera quel classico che ti sei sempre ripromesso di leggere; dai un'occhiata alle nuove uscite; immergiti in un saggio su un argomento che ti interessa o nel mondo immaginario di un romanzo fantasy: lì non c'è il Coronavirus.

3. Guardare la tv. Anche qui, banale ma inevitabile. Pensa che fortuna abbiamo avuto: non sappiamo quando finirà la quarantena, ma sappiamo che questo è il momento perfetto per viverla. Abbiamo infinite occasioni di intrattenimento casalingo, canali tematici, servizi streaming che ci offrono letteralmente qualsiasi film, programma o serie tv che ci venga in mente. Sei sicuro che non ci sia una serie da 10 stagioni che hai sempre voluto vedere e non ne hai mai avuto il tempo? Io sono sicura che c'è.

4. Studiare. E come, se le scuole sono chiuse fino al 3 aprile, e così le biblioteche, i musei e tutti i luoghi culturali? Prima di tutto, che so, ringrazia in cielo e in terra che l'università sia chiusa e ripassa ancora una volta quella materia così ostica. Comincia a pensare all'argomento per la tesi e a fare ricerche su internet. E se l'università l'hai finita da un pezzo (o non l'hai mai fatta) spulcia i tantissimi corsi e-learning che ti permettono di imparare qualsiasi materia online. Ci sono quelli organizzati dalle università mondiali più rinomate e quelli delle accademie private, quelli degli esperti auto-proclamati e quelli di insegnanti che proprio in questo momento di emergenza mettono a disposizione il loro sapere. Molti sono anche gratuiti, pensa!

5. Fare attività fisica. Non devi uscire di casa se non per esigenze comprovate, non puoi stare in luoghi affollati, le palestre e le piscine sono chiuse. Ma ciò non toglie che tu possa dedicarti alla tua forma fisica. Molti istruttori mettono gratuitamente a disposizione le proprie competenze, su youtube o sulle piattaforme e-learning di cui sopra. Puoi fare una corsa o una camminata per le vie del paese, purché tu tenga la necessaria distanza dagli altri cittadini che sono in giro. Puoi seguire i corsi di yoga per la fibromialgia come faccio io: ti giuro, se riesce a farli un malato cronico ci riuscirai anche tu. 

6. Meditare, pregare, riflettere. Questa è la cosa che ti fa più paura, vero? In tutta questa situazione, non è il virus a terrorizzarti, non è la perdita del lavoro, non è la preoccupazione per i tuoi cari. Cioè forse sì, ma la paura principale è quella di stare da solo. Lo so. Non è facile per nessuno. Ci vogliono anni e anni di esercizio, un malato cronico lo sa, per imparare a stare con te stesso nel silenzio di casa tua. E a volte anche dopo anni cadi comunque in quei percorsi autodistruttivi che ti portano a pensare alle cose sbagliate, ti fanno sprofondare nei tuoi errori e nelle tue mancanze, ti mettono di fronte al te stesso nello specchio che non ti piace proprio per niente. Cosa credi? Ognuno di noi malati cronici fa i conti con la propria solitudine, oggi tocca anche a te. Impara a rispettare il silenzio, a riconoscere le emozioni che si muovono dentro di te quando non c'è nessuna distrazione intorno. Impara a meditare e trovare il tuo centro, o prega se sai che l'unico centro che possa tenerti al sicuro è la fede. 

Impara a trasformare questa paura paralizzante dei confini, della solitudine e della noia in un'opportunità unica. Sì unica, perché forse a te non capiterà più di essere costretto a casa da solo con i tuoi pensieri. Te lo auguro, ma un po' spero che imparerai a farlo lo stesso, quando tutto questo sarà finito e non avrai alcuna imposizione. Spero che troverai la tua risposta personale al cosa fare a casa quando ti annoi. Spero che imparerai l'arricchimento costante e la preziosa fortuna di saper stare con te stesso. E spero che capirai un po' meglio i tuoi amici, parenti e conoscenti che soffrono di una malattia cronica. Magari vai a trovarli, regala loro un libro, offrigli la tua compagnia per qualche ora, quando tutto questo sarà finito. 


Anna di Frozen II è il vero villain del film (soprattutto se sei una persona introversa)

3 marzo 2020


Voi avete visto Frozen II, giusto? Eh certo, se no non sareste qui. E io torno a fare quello che mi riesce meglio nella vita: prendere un personaggio Disney molto amato e spiegarvi perché, in realtà, è un grandissimo stronzo. Potete ringraziarmi più tardi. 

Anna ed Elsa in Frozen 2: chi è il cattivo?

Partiamo dal presupposto che Frozen 2 fa un po' schifo, per essere un film Disney che ha guadagnato una barca di soldi. Fa un po' schifo anche rispetto al cartone animato originale, quello che è stato il film di maggior successo economico della Disney e ha reso Anna ed Elsa le due eroine della maggior parte delle bambine (e non solo) di tutto il mondo. Ma non fa così schifo se pensate che, in fondo, è un sequel. Andate un attimino su Google e cercate le immagini del sequel di Aladdin. O del sequel de La Bella e La Bestia. Fatto? Ecco, sono sicura che adesso Frozen 2 vi sembri un ottimo film, tutto sommato. 
Il problema non è il film in sé, però: sono le sue protagoniste. Anna ed Elsa, Elsa e Anna, due sorelle che più diverse di così non si può. Una è la gelida regina degli introversi che desidera solo non avere mai più a che fare con la gente (e chi può darle veramente torto?), l'altra è una rottura di balle di dimensioni cosmiche, e se nel primo film ha una storyline comunque interessante e provoca compassione, in Frozen 2 rivela la sua vera natura di incubo ad occhi aperti. 


Chi è Anna di Frozen

La sorella minore della regina di Arendelle ha le sue qualità positive. Una ragazza allegra, che non si lascia abbattere dalla solitudine, dalla morte dei genitori, dal gelo perenne che ha intrappolato il suo regno, neanche dalla rivelazione che il suo futuro sposo sia in realtà il villain del film. Brava Anna. Nel primo film, però.
Ma chi è Anna in Frozen 2? Un mostro dal chiacchiericcio intollerabile, che non conosce una cosetta semplice semplice chiamata confini, che non rispetta il carattere e i desideri di sua sorella e che rende la vita di quel sant'uomo del suo fidanzato un inferno. Anna di Arendelle rappresenta il peggior incubo di una persona introversa, ed essendo sua sorella Elsa la regina degli introversi, ciò fa di lei la vera cattiva di Frozen 2. Non è il nonno delle principesse, che ha portato la guerra ad Arendelle, non sono i giganti della terra che devastano tutto ciò su cui camminano, è Anna il motivo per cui Elsa va in esilio forzato e non vuole tornare ad Arendelle manco per una partita ai mimi. E c'ha ragione, pora stella


3 motivi per cui anche tu dovresti odiare Anna

1. Anna è una tale egoista che non capisce cosa stia passando sua sorella. Capiamoci, entrambe hanno avuto un'infanzia difficile per colpa dei due genitori, che sono i più stronzi di tutti ed è inutile che Frozen 2 cerchi di redimerli. Questi due hanno separato le loro figlie, obbligandole entrambe a un isolamento forzato, pur sapendo che una delle due aveva dei poteri incontrollabili che avrebbero prima o poi preso il sopravvento. Ma proprio per questo la vittima in tutto ciò è Elsa, lasciata a sé stessa, a combattere i propri demoni e ad imparare da sola come controllare dei poteri di cui non sapeva nulla. Costretta a nascondersi da chiunque, neanche fosse un mostro, per poi scoprire alla sua prima uscita pubblica che sì, forse in effetti è un mostro. Potete criticarla se ha qualche difficoltà a relazionarsi con gli altri? Vogliamo lasciarle del tempo per abituarsi ad essere contemporaneamente la regina, la sorella maggiore di una psicopatica, e una strega potentissima? Vogliamo lasciarla in pace per un po', poraccia

2. Anna non comprende e non accetta le differenze tra lei ed Elsa, a nessun livello. Talmente concentrata su sé stessa, Anna ha il suo fidanzato, i suoi amichetti, tutto il popolo che la ama, ma non le basta. Vuole essere ovunque, partecipare ad ogni cosa, essere la protagonista sempre e non accetta di essere messa da parte in nessuna situazione. Dobbiamo fare tutto insieme, bla, bla, bla, blatera senza senso mentre sua sorella cerca di salvare il mondo. Sai perché Elsa si butta nel fuoco e tu non dovresti, Anna? Perché lei ha dei poteri che le permettono di combattere il fuoco e tu no, idiota!

3. Anna tratta male Kristoff senza alcun motivo. Lo so, lo so, Kristoff è il comic relief di Frozen 2, l'elemento di leggerezza e comicità che si inserisce nelle tragedie psico-emotive di Elsa e Anna. Va bene. Ma perché trattarlo così male, poveretto? E perché mai lui dovrebbe voler sposare Anna, che non ha fatto altro che trattarlo come una pezza da piedi e costringerlo a infinite serate di giochi in famiglia? Si è dimenticata della sua esistenza per metà film! Scappa Kristoff, baby, sposa una renna. Sono sicura che sarai più felice. 



In definitiva Anna di Frozen è l'incubo di qualsiasi persona introversa, appartiene a quella specie diabolica chiamata estroversi e non ha la più pallida idea di cosa sia il rispetto per il carattere, la personalità e i desideri altrui. In fondo, Elsa voleva solo conoscere meglio sé stessa, la propria storia e i propri poteri, e aveva tutto il diritto di farlo da sola secondo i propri tempi e le proprie esigenze. E alla fine rinuncia anche al titolo di regina pur di togliersi di torno quella rompipalle di sua sorella. Ora, se qui ci fosse la mia psicologa, ci spiegherebbe tutto sul proiettare le proprie emozioni su una principessa Disney ecc, ma lei non c'è. Ci siamo solo io, Anna, Elsa e la mia campagna a difesa degli introversi. Vi voglio bene, spero che non abbiate una Anna di Frozen nelle vostre vite e, nel caso l'aveste, vi auguro di riuscire a scappare in un castello di ghiaccio lontanissimo da lei. Let. It. Go. 


3 temi di attualità affrontati durante la Milano Fashion Week

24 febbraio 2020


Nel bel mezzo del panico per il contagio da Coronavirus, a Milano si è svolta la consueta fashion week. Consueta non tanto, certo, perché l'epidemia globale aveva già dimezzato il numero dei buyers e della stampa estera e i contagi in Lombardia hanno costretto la Regione a chiudere la manifestazione con un giorno di anticipo. Ma, nonostante la paura, l'incertezza economica e l'atmosfera sempre più opprimente, le sfilate di Milano sono riuscite a far trapelare importanti temi di attualità in passerella


Che c'entrano i temi di attualità con la moda?

C'entrano tutto, perché la moda è attualità, è cultura, diffusione di messaggi, veicolo di cambiamenti e riflesso della società. Così è innegabile che, per centinaia di abitini e borsette la cui unica funzione (diciamoci la verità) è arricchire le tasche delle rispettive griffe, qua e là trapelano importanti messaggi. Lanciati dalla passerella, come richieste di S.O.S. su temi di attualità che sono cari agli stilisti o come commento al mondo di oggi. Sta a noi, che le passerelle le osserviamo con occhio critico, individuarli in mezzo al mare di lustrini e paillettes. 


1. La moda, le donne, il razzismo: il messaggio di Stella Jean

La collezione autunno inverno 2020 di Stella Jean ricalca i pattern tanto cari alla stilista, che da diversi anni si è imposta nel panorama della moda italiana con uno stile inconfondibile, melting pot di culture, vite e battaglie da combattere insieme. Nuovo è il modo di raccontarla, attraverso 20 ritratti che affrontano un tema di attualità centrale nella vita della stilista e in quella di ognuno di noi. Si chiama Italians in Becoming il progetto che ha visto protagoniste delle donne che hanno qualcosa in comune: sono italiane. Sono italiane in divenire, per meglio dire, perché in divenire è l'intero popolo che vive in questo stivale in mezzo al Mediterraneo dall'alba dei tempi. Pelle scura e occhi a mandorla, capelli afro e sguardi gelidi del Nord. Queste sono le donne dell'Italia di oggi, donne che ogni giorno combattono contro l'assurdità di dover dimostrare di essere italiane. Perché non lo sembrano. E il razzismo è un tema così presente nelle nostre vite quotidiane, di cittadine, di professioniste, di donne, che la moda non può ignorarlo.








2. Moda e sostenibilità ambientale per Dora Zsigmond

Uno dei brand presenti all'evento Budapest Select è quello di Dora Zsigmond, una creatrice che ha fatto del motto Pensa globalmente, agisci localmente il leit motif della sua moda sostenibile. Unendo allo stile rurale ungherese le influenze dello street style giapponese di stampo futurista, la designer ha creato una moda autunno inverno 2020 che celebra il rapporto con l'ambiente. La figura che ispira questa collezione è un esploratore rurale, che fa del suo legame con la natura una spinta all'innovazione. Se da un lato la tendenza al riciclo ha ispirato l'utilizzo di tessuti (soprattutto velluti) vintage, dall'altro la griffe ha portato alla Milano Fashion Week un tessuto nuovo: il Thindown, un piumino riciclato. Il tessuto 100% ecologico sposa le richieste di una moda sostenibile, ma è anche estremamente pratico perché impermeabile e lavabile. Insomma, la sostenibilità non è sempre sinonimo di sacrificio né di noia. 







3. Donne e scienza nella moda CUKOVY

Moda e femminismo è un binomio che non smette mai di presentare nuove prospettive e angolazioni, nuovi punti di vista, nuovi strumenti con cui le donne possano muoversi nel mondo di oggi attraversando limiti e pregiudizi. Un altro brand della Budapest Select, CUKOVY, affronta il tema con il sorriso sulle labbra. La moda autunno inverno 2020 pensata dalla stilista della griffe ungherese, infatti, inserisce in maniera giocosa e divertente il tema del binomio donne e scienza. Le colonie batteriche osservate attraverso un vetrino diventano coloratissime stampe digitali su piumini dalla tecnologia all'avanguardia. La parola d'ordine è flessibilità: nei capi e soprattutto nei cappotti, che con giochi di zip e cinture si trasformano in continuazione, ma anche nella visione della donna nel mondo di oggi. Scienza e divertimento, femminilità e tecnologia diventano strumenti con cui giocare per diventare le donne che vogliamo essere nel prossimo decennio. 






Si ringrazia l'ufficio stampa Maximilian Linz

Come scegliere le fedi nuziali e sopravvivere

17 febbraio 2020


Fede mantovana, francesina, modello comodo, oro giallo, oro rosso, oro rosa, oro bianco, lavorazioni, tradizione, personalizzazione... sei già confusa? Benvenuta nel momento più stressante dell'organizzazione del matrimonio: la scelta delle fedi. Perché se decidere di stare con la stessa persona per tutta la vita è un passo importante, anche decidere di indossare lo stesso anello nuziale ogni santo giorno lo è.


Come scegliere le fedi, perché è così difficile?

Io non so se sia così per tutte le coppie di sposi, ma per noi questa è stata senza dubbio la parte più difficile: scegliere le fedi. Abbiamo cambiato idea almeno una decina di volte tra materiali, lavorazioni, colorazione dell'oro, stile, marchio. E al momento in cui scrivo, mancano un centinaio di giorni alle nostre nozze, non abbiamo ancora ordinato le nostre fedi. Ma perché è così difficile? Perché ehi, a parte il marito/la moglie, l'anello nuziale è l'unica cosa con cui dovrai veramente convivere ogni santo giorno della tua vita. Mica è cosa da poco. 
L'abito da sposa lo indossi quel giorno e via, il menù una volta digerito è andato (lo so, non è carino da dire ma è così), il segnaposto, il centrotavola e la bomboniera spariranno nei ricordi dei tuoi invitati dopo qualche settimana (di nuovo, non è carino da dire ma... andiamo, tu ti ricordi tutti i centrotavola di tutti i matrimoni a cui sei stata invitata?). Solo 3 cose resteranno per sempre nella tua vita, o almeno si spera:
- tuo marito/tua moglie,
- il tuo status giuridico e religioso che è cambiato per sempre,
- la fede nuziale.
Ora capisci la mia perplessità?




5 domande da porvi per scegliere la fede

1. Che materiale scegliere? L'oro giallo è quello della fede classica, che la indossi all'anulare sinistro e urla a chiare lettere SONO SPOSATO. Ma se l'oro bianco sta bene su tutto, quello rosa e quello rosso sono meno appariscenti, l'argento è meno costoso, materiali innovativi come il legno, la porcellana, il titanio sono originali e senza dubbio vi identificano come una coppia non convenzionale. E quindi la domanda da porvi veramente è: che coppia siete?
2. Quando la indosserete? La fede nuziale si porta sempre, tutti i giorni e tutte le notti, finché morte non vi separi. Almeno, così dice la tradizione. Ma chi se ne frega della tradizione! VOI, quando la indosserete? Che lavoro fate, che vita conducete, fate sport all'aria aperta, praticate attività che vi impediscono di portare gioielli, non riuscite a dormire con un anello al dito? Ricordate che niente di tutto questo è sbagliato, potete indossare la vostra fede tutti i giorni o scambiarvela il giorno delle nozze e poi chiuderla nel cassetto per sempre. Non è un cerchietto d'oro al dito a rendervi marito e moglie. 
3. Cosa vi fa sentire a vostro agio? Se fate parte della categoria fede-sempre-e-comunque, ogni volta che provate un nuovo modello consideratelo nelle diverse situazioni di vita quotidiana. Se la fede nuziale diventa parte integrante della vostra mano sinistra, deve essere confortevole in ogni senso. 
4. Cosa vi piace? Non sarà solo il vostro anulare sinistro ad avere a che fare con la fede nuziale ogni giorno, ma anche il vostro sguardo. Nello scegliere le fedi chiedetevi mi piacerebbe vedere questo anello ogni giorno?
5. Cosa incidere sulle fedi? Una volta scelti i vostri anelli nuziali nella forma, nel materiale e nel colore che preferite, c'è un'ultima cosa a cui pensare: l'incisione interna. Il segreto che resterà vostro per sempre, più vicino alla pelle. La tradizione vuole che ogni sposo abbia all'interno della propria fede il nome dell'altro e la data del matrimonio, ma se avete una frase, una parola, un simbolo che vi identifichi come coppia, questo è il momento di usarlo. 


10 abiti haute couture che sublimano il rapporto tra moda e architettura

5 febbraio 2020

Giambattista Valli Couture

Il rapporto tra moda e architettura è stato studiato da stilisti e artisti di ogni tipo: e che cos'è, infatti, un abito, se non la casa che abitiamo per qualche ora? Proporzioni, volumi, armonia sono le parole che legano indissolubilmente queste due arti, ancora una volta messe a confronto durante la Paris Haute Couture Week 2020

L'abito come casa del corpo: moda e architettura nell'haute couture

L'analisi artistica, psicologica e sociologica della moda ha la sua espressione più alta nelle sfilate haute couture, le ultime tenutesi a Parigi lo scorso gennaio. Nelle collezioni d'alta moda primavera estate 2020, i couturier hanno ripreso in mano tessuti rigidi e volumi architettonici, creando attorno al corpo femminile case e gabbie, sculture e spazi da abitare. Nel rapporto tra moda e architettura il volume e le linee sono tutto: uno spacco diventa finestra sul mondo, un abito d'alta moda il bozzolo in cui avvolgersi per chiudersi in sé stesse, un angolino di mondo che appartiene solo a quella donna - beata lei - che potrà indossare queste opere d'arte uniche. 
Ecco 10 abiti scultura che hanno raccontato il rapporto tra moda, architettura e design alle ultime sfilate di Parigi

Partono dagli accessori Viktor & Rolf e Givenchy, che per la sfilata haute couture primavera estate 2020 creano cupole moderniste attorno alle proprie creazioni, rendendo i cappelli non solo una parte integrante dell'abito, ma sua esaltazione ed elevazione ad opera architettonica. 

Givenchy

Viktor & Rolf

L'ispirazione arriva dalle piramidi per due grandi nomi dell'haute couture mondiale, Armani Privé e Chanel. Se non possono essere propriamente definite opere architettoniche, le gonne dei loro abiti da sera sono certamente sculture che donano una silhouette precisa e volumi definiti alla donna della primavera 2020.

Armani Privé

Chanel
 Più complesso il rapporto tra moda, architettura e design elaborato da Elie Saab, Ralph & Russo e Valentino, che giocano sui vuoti e i pieni con abiti da sera asimmetrici, monospalla, spacchi vertiginosi e volumi quasi stranianti. 

Elie Saab

Valentino

Ralph and Russo
Infine Iris Van Herpen, Rahul Mishra e Schiaparelli creano abiti d'alta moda che sono opere d'architettura da esterni. La prima, sempre affascinata dal rapporto tra il corpo femminile e l'abito che lo avvolge come una scultura, si ispira alle onde del mare. Il secondo crea sulla modella un giardino fiorito d'haute couture. Infine la griffe celebre per i suoi abiti d'alta moda dal gusto stravagante crea volumi esagerati con un mantello che potrebbe essere tenda, igloo, casa da abitare. 

Iris Van Herpen

Rahul Mishra

Schiaparelli

Foto da Vogue.com

Le serie tv come Sex Education salveranno i Millennials?

31 gennaio 2020


Non chiamateli teen drama, perché sono molto di più: con le serie tv targate Netflix (e non solo) degli ultimi anni, ci stiamo avvicinando alla salvezza. Da cosa? Da quell'atavica confusione mentale, sentimentale e relazionale che ha caratterizzato la nostra generazione. 



La ri-educazione sentimentale dei Millennials

Ai nostri genitori serie tv come Sex Education o The Politician non interessano. Non le capiscono, le relegano a quel mondo incomprensibile chiamato adolescenza, si voltano dall'altra parte spesso borbottando "Eh ma ora stiamo esagerando, però!". Per i nostri fratelli minori sono pane quotidiano: la fluidità sessuale, la sperimentazione continua, la ricerca di sé, la sospensione di giudizi ed etichette è normale per la maggior parte dei ragazzi nati appena qualche anno dopo di noi (grazie al Cielo!). 
Allora a chi si rivolgono veramente questi telefilm? O meglio, a chi servono davvero? A noi. Sì, noi cosiddetti Millennials, noi venti-trentenni rimasti a metà fra gli insegnamenti del patriarcato e il loro totale rifiuto. A noi che siamo cresciuti con Dawson's Creek (è sempre colpa di Dawson's Creek, ve l'ho detto). A noi che abbiamo scoperto la femminilità e la libertà con quel gioiello del maschilismo che è Sex and the City e sì, sogniamo ancora una vita alla Carrie Bradshaw ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di quanti pregiudizi e di quanto sessismo aleggiassero ancora in quella serie "rivoluzionaria". A noi che amiamo How I Met Your Mother, lo amiamo davvero, e però a volte ci sentiamo così colpevoli quando Ted e Barney ripetono le loro battute maschiliste e ci viene da ridere. 
Nessuno ha bisogno di una ri-educazione sentimentale più di noi, a metà strada tra i ruoli precostruiti uomo/donna e volontà di liberazione, di accettazione, di affrancamento dagli stessi. Noi una sex education, un'educazione sessuale, non l'abbiamo mai ricevuta. Per chiedere ai nostri genitori è un po' tardi, e poi come risponderebbero? Vi vedo sudare freddo al solo pensiero. Ed ecco che arriva in nostro soccorso Netflix con le sue serie adolescenziali ma non troppo, pronte a colmare quell'assenza dolorosa di spiegazioni, di racconto, di inclusione che ha caratterizzato la nostra generazione e di cui sentiamo il disperato bisogno. 


Sex Education e le altre: le serie teen che sono più mature di noi

La serie tv originale Netflix, ambientata in un paesino britannico fuori dal tempo, risponde a quelle domande che abbiamo sempre avuto paura di porci. Quelle sulla disabilità e l'attrazione, sull'orientamento sessuale, ma anche sull'amore e le relazioni, sul femminismo e sulle molestie. Tutto ciò che avremmo dovuto imparare a 16 anni e nessuno ci ha mai spiegato. Sembra lontanissimo, quel primo bacio omosessuale che Dawson's Creek trasmise in chiaro nel 2001. Anni luce ci separano da Gossip Girl e The O.C., che raccontavano gli amori adolescenziali con tutti i loro drammi, la loro grottesca serietà e gli outfit da ricconi che l'ultimo posto in cui andrebbero sfoggiati è proprio il liceo. 
Ecco che entrano in gioco le serie tv come Sex Education, in cui i sentimenti sono reali e il sesso è raccontato nella sua sporca, divertente, tragicomica verità. L'ambientazione volutamente ambigua ci aiuta a dimenticare che il cast della serie tv dovrebbe avere 16 anni o poco più e ci permette di guardare storie d'amore, d'amicizia e di sesso attraverso lo sguardo innocente, confuso e molto molto realistico di ragazzi qualunque. Quei ragazzi che un tempo eravamo noi, quando non c'era alcun modello a cui aggrapparsi e le cose le dovevamo scoprire da soli. 
Ma non si tratta solo di Sex Education: The Politician ed Euphoria, The End of the F***ing World e Atypical sono solo alcuni esempi di serie tv che si sono prese l'incarico della nostra educazione sentimentale. In silenzio le osserviamo timidamente, ci poniamo domande, troviamo risposte o almeno chiavi di lettura. In silenzio. Perché sono teen drama, serie tv da ragazzini eh, mica le guardiamo davvero.


Altaroma 2020: 6 immagini di donne guerriere dalle sfilate romane

27 gennaio 2020


Terminata ieri, l'edizione di Altaroma 2020 ha portato in passerella una moda femminile fatta di donne forti, guerriere, capaci di superare qualsiasi ostacolo. Sono state protagoniste delle sfilate di moda donna di numerosi stilisti emergenti e non, sempre avvolte da un'aura di potere e delicatezza, femminilità e femminismo che ha rivestito l'intera edizione. 

6 immagini di donne guerriere dalle sfilate di Altaroma

1. Le guerriere romane di Sabrina Persechino
Rigore geometrico e ispirazioni warrior fanno da sfondo a Tellenae, la collezione primavera estate 2020 dell'Atelier Persechino. Dal nome della misteriosa città romana arrivano suggestioni che parlano di soldatesse iperfemminili, ingabbiate in armature che fabbri e carpentieri hanno realizzato per la sfilata. Ogni outfit è in perfetto equilibrio tra femminilità e potere, forza e delicatezza, sottolineate anche dalla palette di colori sbiaditi e romantici che ricordano una Roma di soldatesse e guerriere. 





2. La leggenda giapponese di Antonio Martino
Lo stilista salernitano sceglie la leggenda di Tanabata per creare il suo esercito di donne guerriere e innamorate. Tanabata vuol dire "settima notte" e si riferisce alla storia di due amanti giapponesi che, separati dalla Via Lattea, si possono incontrare solo una volta l'anno il settimo giorno del settimo mese. Così sulla passerella di Altaroma sfila la potenza dell'amore che, forte come la guerra, va difeso da donne tenaci e determinate. Gli abiti per il prossimo autunno inverno mescolano così linee ispirate ai samurai e volumi che ricordano un'armatura, ma resi morbidi e femminili da tessuti leggeri e lavorazioni plissé. 




3. Il safari di Italo Marseglia
La sfilata di Altaroma curata dal giovane stilista porta in passerella donne guerriere dal carattere selvaggio, quasi animalesco. A suggerire stampe, patchwork e design sono gli animali che popolano la fantasia di Marseglia, in una sorta di safari allucinato e sensuale. Filiformi come giraffe, forti come leonesse, aggressive come tigri, le donne in passerella si muovono ferali e letali, pronte a difendere le proprie idee, la propria femminilità e il proprio stile. Attenzione a non provocarle!





4. La ricerca (in)formale di Jing Yu
Altaroma prende stilisti emergenti da ogni parte del mondo, ma con radici nello stile italiano, per dare loro una piattaforma in cui esprimere le proprie idee. Così hanno fatto le due artiste fondatrici del brand, giovani designer formate tra Roma e Londra, che delle loro molteplici identità culturali hanno fatto una lotta tra tradizione e innovazione. Le loro donne sono guerriere che lottano per la ricerca della poesia nel mondo metropolitano: tra completi sartoriali e asimmetrie, la guerra tra formale e informale si svolge a colpi di ago e filo. 





5. Ordinario e straordinario in passerella per Morfosis
Quella che le donne della prossima stagione combattono sulla passerella di Morfosis è una guerra filosofica: una ricerca di senso, di straordinarietà nell'ordinarietà del quotidiano, di rottura nello schema, di imperfezione all'interno di un mondo sempre più omologato. Le armi di queste donne guerriere sono letteralmente cappa e spada, in un gioco di rimandi estetici che inserisce mantelli, protezioni fatte di raso e maglie che somigliano a un'armatura in un contesto contemporaneo. 





6. Le guerriere dark di Sylvio Giardina
Il siciliano cresciuto a Parigi racconta una donna guerriera dall'animo dark, che ha abbandonato la luce per immergersi nella propria oscurità senza paura. Una linea haute couture che sfila ad Altaroma cercando di rompere gli schemi, di immettere echi del passato nel presente, di raccontare donne forti, diverse, assolutamente non ordinarie. Per farlo, Giardina trasforma la sfilata in show interattivo, con movimenti apparentemente casuali che mostrano la fluidità di capi disegnati sul corpo. Una seconda pelle o, se vogliamo, un'armatura d'alta moda per proteggersi dal lato oscuro. 




Si ringraziano gli uffici stampa di Altaroma e Barbara Manto & Partners per i cortesi inviti e le foto di sfilata.

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