Glamour chiude: come si evolve il giornalismo di moda?

28 novembre 2019


Condé Nast ha annunciato la chiusura di Glamour, la storica rivista di moda e non solo che è arrivata in Italia nel 1992. Cosa vuol dire tutto questo per chi, come me, possiede un master in comunicazione e giornalismo di moda? Chi sogna di lavorare in una rivista deve arrendersi per sempre?




Glamour chiude, proprio adesso

Chi mi conosce bene sa che ho sempre avuto una magica e irresistibile attrazione per le date. Nonostante la mia vita e il mio lavoro siano quanto di più lontano si possa immaginare dai numeri (scusi, prof di matematica del liceo che mi voleva ingegnere!), quei segnetti sul calendario mi hanno sempre affascinata. Fissare un momento nel tempo, rivederlo a distanza di anni e calcolarne la differenza con il presente è uno dei miei passatempi preferiti. Ma sì, forse sono un po' matematica anch'io! E forse per questo ho sempre tenuto un diario e, da quando scrivere a mano mi provoca qualche problema, ho cominciato ad affidare i miei pensieri al web. Per questo guardo ogni giorno, come un'ossessione allo scoccare della mezzanotte, i "ricordi" di instagram e facebook. 
Quest'ultimo, ieri sera, mi ha ricordato che esattamente 6 anni fa ricevevo una telefonata di quelle che capitano una volta nella vita. Mi chiamava la caposervizio attualità di Cosmopolitan Italia, per chiedermi di scrivere un reportage in doppia pagina per il numero di Gennaio 2014. Proprio 6 anni fa, ieri. E proprio ieri veniva annunciata dal CEO di Condé Nast la chiusura di Glamour, diretto competitor di Cosmopolitan in Italia con il quale condivido l'anno di nascita. Come coniugare queste due notizie? Quali congiunzioni astrali collegano il 28 novembre di 6 anni fa con il 28 novembre 2019? Cosa significa tutto questo, per me che scrivo da sempre, da sempre sogno di lavorare per una rivista e da qualche parte ho il prezioso attestato di un master in comunicazione e giornalismo di moda?




Come cambia il giornalismo di moda e non solo

Solo qualche giorno fa mi commuovevo, di nuovo, nel sentire quel passo di Piccole Donne in cui Jo pubblica il suo primo racconto su un giornale. 6 anni fa balbettavo al telefono al pensiero di pubblicare il mio promo reportage. I miei genitori ne hanno comprate almeno 3 copie, quando quel fatidico numero è arrivato in edicola. Conservata gelosamente quanto la mia tesi di laurea e la prima copia del mio primo libro, quella rivista significa tantissimo per me. Perché sì, vedere il proprio nome sulla carta stampata è una sensazione unica. Accarezzare fisicamente quelle pagine, sapere che sono soggette alla caducità del tempo e prima o poi, in fondo alla libreria, finiranno per stropicciarsi o ingiallire, me le rende ancora più preziose. Una sensazione che il giornalismo sul web non può dare, nella sua fredda aura di immortalità, dietro l'insensibile schermo di un pc, di un tablet o di uno smartphone. Oppure sì?
Il mondo cambia, con esso le nostre abitudini e la nostra cultura. Il mondo occidentale si muove sempre più verso il digitale, in ogni settore. Perché la comunicazione non dovrebbe far parte di questo cambiamento? Perché il giornalismo di moda non può spostarsi alla stessa maniera, dalla carta patinata ai pixel? Cambia la grammatica comunicativa, cambia il linguaggio verbale e visivo, cambia il canale per raggiungere il target, cambia anche il target. Ma perché dovrebbe cambiare la potenza del messaggio?




Non disperate, future scrittrici e giornaliste!

Vi vedo già a scapigliarvi e stracciare la laurea in giornalismo, piccole Carrie Bradshaw in erba che sognavano di scrivere su riviste di moda dalla redazione nel più alto grattacielo di Milano (o di qualsiasi altra città). La scrittura e la comunicazione stanno cambiando, c'è una rivoluzione in atto e perfino le tematiche più frivole cominciano (finalmente!) ad ottenere una propria dignità, indissolubilmente legate ai temi di attualità, alla politica, alla cultura e alla società che, da sempre e per sempre, plasmano la moda e ne vengono plasmate. E allora vi chiedo, signore e signori con il vostro taccuino in mano e un'angolazione nuova dalla quale affrontare l'argomento del giorno: perché non cominciate a scrivere? Cosa volete raccontare? Qual è la vostra voce? Può fare la differenza in un mare di voci? Allora scrivete. Che sia sul taccuino di pelle, sulla Moleskine da hipster, su un tablet sgangherato o sul più sofisticato Mac, scrivete. Se avete un messaggio, a qualcuno arriverà. Chiude Glamour, ma ci sono ancora infinite porte aperte nel mondo della comunicazione e del giornalismo. Bisogna solo avere il coraggio di spingere sulla maniglia. 


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