L'endometriosi, le donne, il lavoro: perché Carmen di Pietro non è il vero problema

2 dicembre 2019


La notizia è di pochi giorni fa: durante una trasmissione a Radio Globo, la showgirl Carmen di Pietro ha attaccato un'ascoltatrice affetta da endometriosi sostenendo che "Non sei degna di essere donna, se non vai al lavoro quando hai il ciclo". Lo scontro ha scatenato ovviamente una dura polemica e una risposta unanime dalla Fondazione Italiana Endometriosi e da tutte le donne che ne soffrono. Ma andiamo con ordine. 


Carmen di Pietro attacca le donne che soffrono di endometriosi

Partiamo dal principio: che cos'è l'endometriosi? Una patologia che coinvolge il 10-15% delle donne italiane in età fertile. Prevede la presenza del tessuto che normalmente riveste le pareti interne dell'utero (endometrio) all'esterno dell'organo. Può attaccare numerosi tessuti e organi, anche vitali. Le donne che soffrono di endometriosi lamentano forti dolori durante il ciclo, i rapporti sessuali e la minzione, stanchezza cronica e dolore cronico che si acuiscono nei giorni del ciclo. Vi ricorda qualcosa? Sì, i sintomi sono simili alla Sindrome dell'Ovaio Policistico e ad altre malattie croniche, seppure le cause e le conseguenze siano diverse. Si tratta comunque di patologie invalidanti, che possono influire sul benessere fisico, mentale ed emotivo di chi ne soffre e che vanno curate per tutta la vita. 
Ora, la signora Carmen di Pietro chiaramente non ha idea di cosa sia l'endometriosi, o di quante malattie croniche possano provocare dolori invalidanti durante il ciclo. Qualcuno (io non mi permetto, non conoscendola) azzarda che la signora non abbia idea neanche di cosa significhi lavorare. Così il commento che si legge sotto i tantissimi articoli su questa polemica è "Vabbè ma chi se ne frega di cosa pensa lei, quando mai ha lavorato nella vita?". Il problema, però, non è quello che pensa lei. Il problema è che quando Carmen di Pietro attacca chi soffre di endometriosi e non solo, sta esplicitando il pensiero della maggior parte della società. 




Le donne, il lavoro e le malattie croniche

In un mondo in cui anche una gravidanza viene percepita come un "capriccio" della donna lavoratrice e come un motivo per non assumerla (o per licenziarla), le donne che soffrono di una malattia cronica vivono una situazione lavorativa da incubo. 
Sì, perché quando Carmen di Pietro sostiene che l'endometriosi non sia una giusta motivazione per mancare al lavoro, sta dicendo quello che pensano tutti. Tutti i "sani". Compresi i nostri datori di lavoro.
Quando mi è stata diagnosticata per la prima volta la fibromialgia, seguita da numerose altre patologie croniche, ho perso il lavoro dei miei sogni. Era uno stage non pagato, ma era stupendo e io avrei dato qualsiasi cosa per continuare a vivere a Milano e a lavorare in un prestigioso ufficio stampa di moda. Tutto, tranne la mia salute. Così, quando una crisi mi ha costretta a correre in ospedale e perdere un importantissimo evento che si organizzava da settimane (stesso giorno in cui ho avuto la mia diagnosi), sono stata costretta a fare le valigie e tornare da mammà. I miei datori di lavoro sono stati gentili, mi hanno detto "Torna, quando sarai guarita. Ti aspettiamo a braccia aperte!". Quando sarai guarita. Da una malattia cronica incurabile. Ok. 




Dignità negata e sogni infranti

Quando ho fatto la valigia da Milano, ho messo nella tasca più nascosta quel briciolino di dignità che mi era rimasto. Una diagnosi fosca e un calcio nel sedere dal lavoro dei miei sogni, ecco cosa avevo ottenuto nella città che adoravo. Per mesi mi sono isolata dal mondo, ho pianto ininterrottamente e solo dopo un anno di terapia ho avuto il coraggio di rifare la valigia e recuperare quel briciolo di dignità, e utilizzarlo per realizzare il lavoro dei miei sogni secondo le possibilità e i limiti del mio corpo malato. Ho rinunciato al glamour della città e alla (meno glamour) sicurezza di uno stipendio fisso. Ma quante di noi malate croniche possono fare lo stesso? Sono stata fortunata, pur nei tanti sacrifici che ho dovuto fare, ma cosa succede alle donne meno fortunate di me?
Vengono licenziate, additate, sentono i colleghi sbuffare quando prendono un giorno di malattia (ammesso che lo status giuridico della  loro patologia cronica lo consenta), gli amici alzare gli occhi al cielo se si fanno mantenere da qualcuno, sentono Carmen di Pietro berciare sull'essere una vera donna
Perché alla fine tutto quello che sei si riduce a questo: quanto produci, quanto consumi, chi e come possa mantenerti. Del fatto che tu soffra come un cane, che non possa realizzare le tue aspirazioni professionali o personali, non importa proprio a nessuno. 



Posta un commento

La mia gallery su Instagram