Ovvero cosa succede ogni volta che un artista scompare. Ti sembra un pattern riconoscibile, vero? Si diffonde la notizia della morte di un artista e i tuoi feed sui social si riempiono di gente che parla di lui o lei ma non l’aveva mai fatto. E di gente che si lamenta perché la genta parla di lui o di lei ma non l’aveva mai fatto. Succede sempre, ed è successo anche con i libri di Stefano Benni questa settimana. Tu eri dalla parte di chi scriveva della sua infanzia legatissima a questo autore, o di chi non ne conosceva neanche un titolo? Ammetto che io ero nella seconda schiera. Adesso che lo sai, cosa pensi di me?

Perché non ho letto prima i libri di Stefano Benni
Perché non mi è capitato. Semplicissimo, eppure così contorto da spiegare. Non mi è capitato di leggere i libri di Stefano Benni come non mi è capitato di vedere i film di Alfred Hitchcock, come non mi è capitato di ascoltare l’intera discografia di Taylor Swift, come non mi è capitato di guardare L’estate nei tuoi occhi. Per nessuno di questi prodotti artistici ho fatto la scelta consapevole di non accostarmici, non è capitato. Non mi è capitato neanche di visitare il Giappone, per dire.
Ma tu lo sai quante cose esistono nel mondo? Quanti libri, quanti film, quante serie tv, quanti album musicali, quanti quadri, quanti racconti, quante opere teatrali? Io no, non ho idea di quale sia il numero esatto ma so per certo che 2-3 vite non basterebbero a fruire di tutte le meraviglie create nella storia dell’umanità. Non basterebbero neanche a conoscerne i titoli. Non basterebbero neanche a conoscerne gli autori e le autrici. Il mondo di oggi ci permette di avere tutto (o molto) a portata di mano, ma non ci regala la vita eterna per godercelo. Così sì, io so già che nel corso della mia vita perderò tantissime cose belle, cose che mi sarebbero pure piaciute, ma che non ho avuto il tempo o l’occasione di incontrare.
L’occasione. Cosa succede quando il nome di un artista è ovunque
Poi invece l’occasione arriva. In genere, è un’occasione nefasta come la scomparsa di Stefano Benni. L’autore è morto il 9 settembre 2025 dopo una lunga e invalidante malattia e ha lasciato dietro di sé una bibliografia, devo ammettere, impressionante. Non perché ne conosca la qualità, ma perché la lista è lunghissima. Come lunghissima è la lista di persone che conosco e che non conosco che il 9 settembre si sono affidate ai social per salutare l’autore che ha accompagnato periodi interi della loro vita. Insieme ai giornali che ne hanno celebrato la lunga e fruttuosa carriera.
Così i miei feed si sono riempiti di titoli come Margherita Dolcevita, Elianto, Achille piè veloce, Saltatempo, Bar Sport, Il bar sotto il mare. Titoli che avevo sentito ma che non mi erano mai passati tra le mani. E citazioni, così tante. Belle. Tenere. Pungenti. Ironiche. Agrodolci. Mi hanno fatto venire voglia di scoprire questo autore che per tante persone è stato un amico, di provare a diventare a mia volta amica sua. Sono passata in biblioteca e ho preso la raccolta di racconti Cari Mostri, che inizierò a leggere a breve. Non so ancora se mi piacerà, so che ho sentito il bisogno di averla tra le mani.

Perché adesso voglio leggere i libri di Stefano Benni?
Così come spesso accade di sentir parlare di un artista quando gli succede qualcosa di molto bello o molto brutto, che lo mette sotto i riflettori, altrettanto immediata è la risposta dei “veri fan”. Eh ma fino a ieri non lo conoscevi, mi dicono, com’è che ora vuoi leggere i libri di Stefano Benni? La risposta, come dicevo, è semplice. Perché ora ho avuto occasione di sentirne parlare, ho sentito di così tante persone che lo amavano e mi sono incuriosita. Mi capitò la stessa cosa con Game of Thrones, che ho visto e poi letto, e poi rivisto e poi riletto quando tutte le persone intorno a me condividevano meme sulla settima stagione (lo sai quale meme…dai).
Mi capitò la stessa cosa con la morte di Alan Rickman, attore che amavo profondamente ma che non avevo mai visto in Harry Potter. La sera della sua morte diedero in tv Harry Potter. Da allora l’ho visto, rivisto, letto, riletto, ho creato un rapporto davvero complesso con questa saga. Capita, è capitato sempre, sempre capiterà che le persone si accostino a un prodotto artistico o di intrattenimento in maniera casuale, perché qualcuno o qualcosa glielo ha messo sotto gli occhi.
La rivelazione che non ti aspetti: non hai l’esclusiva sulle cose che ti piacciono
Questa è una storia vecchia come il mondo, che azzardo a dire sia nata insieme all’umanità. Alla ricerca spasmodica di una personalità nostra, di un’identità che ci distingua dal resto degli esseri umani, ci aggrappiamo alle cose, alle persone, alle opere che amiamo. Ma devo dirtelo: non sono nostre. Non hai l’esclusiva su Stefano Benni se hai letto Margherita Dolcevita a quindici anni. Come io non ho l’esclusiva sui Queen perché li ascoltavo in macchina andando all’asilo. Sai quanta gente ha ascoltato i Queen da quando esistono i Queen? Sai quanta altra gente li ascolterà per la prima volta negli anni a venire?
Non fare gatekeeping, ti prego. Non scoraggiare chi sta scoprendo oggi qualcosa che tu hai scoperto anni fa. Pensa: fra cinquant’anni ci sarà qualcuno che chinerà il capo per la prima volta sulla prima riga del tuo libro preferito. Qualcuno che ascolterà per la prima volta sull’album che ti ha salvato dalla depressione. Qualcuno che accenderà la tv (o il proiettore di ologrammi o qualsiasi altra cosa esisterà tra cinquant’anni) e guarderà per la prima volta Una serie di sfortunati eventi. Non sei immensamente felice per quella persona? Sta per fare un viaggio meraviglioso. Lasciamo che se lo goda.
