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Nella cultura pop di oggi sembra che tutto ciò che nasce online venga assorbito rapidamente: meme, creator, serie nate sui social, linguaggi visivi di TikTok, estetiche da streaming e riferimenti ai videogiochi compaiono ovunque, dalla moda alla musica. Eppure, dentro questo grande entusiasmo per il digitale, i giochi online continuano spesso a essere trattati come un intrattenimento minore, meno “nobile” rispetto ad altri prodotti culturali. È una contraddizione evidente: milioni di persone giocano, guardano partite in streaming, commentano community, seguono tornei e condividono esperienze virtuali, ma una parte della cultura mainstream fatica ancora a riconoscere questi spazi come luoghi veri di socialità, creatività e racconto.

Il problema non riguarda solo i videogiochi competitivi o i mondi multiplayer, ma anche l’intero universo dei giochi online più popolari, compresi quelli casual, da browser, da app o legati all’intrattenimento live. Quando si parla di cultura pop, si celebrano facilmente film, serie, podcast e album, mentre il gioco online viene spesso ridotto a passatempo, dipendenza o moda passeggera. Questa lettura è povera, perché ignora quanto il gioco sia ormai intrecciato con il modo in cui le persone costruiscono identità, amicizie, abitudini e perfino linguaggi comuni.

Il pregiudizio verso ciò che è interattivo

Una delle ragioni principali di questa emarginazione è il vecchio pregiudizio contro l’interattività. Guardare una serie viene considerato consumo culturale, ascoltare un disco viene percepito come esperienza estetica, leggere un fumetto è ormai accettato come forma d’arte. Giocare, invece, viene ancora visto da molti come qualcosa di infantile o dispersivo. È un giudizio superato, ma resistente. La cultura pop ama prendere simboli dal gaming quando servono a vendere uno stile, però spesso non prende sul serio le persone che giocano davvero.

Questo atteggiamento si nota anche nel modo in cui vengono raccontati i giochi online nei media generalisti. Raramente si parla delle dinamiche sociali, delle economie interne, delle community, delle strategie, delle narrazioni emergenti o dell’estetica che questi ambienti producono. Più spesso si insiste su stereotipi: il giocatore isolato, il tempo sprecato, la fuga dalla realtà. Ma per molte persone il gioco online non è una fuga; è uno spazio di relazione, sperimentazione e partecipazione. In alcuni casi è perfino uno dei pochi luoghi in cui ci si sente inclusi.

Dai meme alle piattaforme live

La cultura pop contemporanea vive di contaminazioni. Un trend nato in una chat può arrivare in una canzone, un gesto di un gamer può diventare meme globale, una partita trasmessa in streaming può generare clip viste da milioni di utenti. Anche giochi e format apparentemente leggeri, come crazy time, entrano in questo circuito di riferimenti, commenti, imitazioni e discussioni. Non sempre vengono considerati “cultura”, ma contribuiscono comunque a creare immaginari condivisi.

Il punto è che la cultura pop non è fatta soltanto da opere riconosciute dalla critica. È fatta anche da abitudini collettive, da parole che circolano, da esperienze ripetute, da piccoli rituali quotidiani. I giochi online fanno esattamente questo: producono rituali. Si entra in una lobby, si aspetta un turno, si commenta una giocata, si ride per un errore, si crea un gruppo, si impara un lessico. Tutto questo è cultura, anche quando non somiglia alla cultura tradizionale.

Un riconoscimento ancora incompleto

Il rischio è che la cultura pop continui a usare i giochi online come decorazione, senza riconoscerne il valore sociale. Prendere un’estetica da videogioco per una pubblicità è facile; capire perché milioni di persone si ritrovano ogni giorno in spazi digitali è più difficile. Serve uno sguardo meno snob e più attento. Non tutto ciò che è popolare è automaticamente profondo, certo, ma nemmeno ciò che è leggero è per forza insignificante.

I giochi online sono una delle forme più caratteristiche dell’intrattenimento contemporaneo. Mescolano spettacolo, partecipazione, rischio, abilità, casualità, comunità e performance. Emarginarli nel discorso culturale significa non capire una parte importante del presente. La cultura pop di oggi non vive solo sugli schermi che guardiamo passivamente, ma anche in quelli con cui interagiamo. Ed è proprio lì, tra chat, partite, dirette e mondi digitali condivisi, che si sta formando una parte decisiva dell’immaginario collettivo.

Questo articolo è un guest post.

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