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Mercoledì stagione 2

La fortunata serie tv in cui Tim Burton rivisita le avventure della Famiglia Addams sembrava partita col botto. E lo ha fatto, effettivamente. Tanto che Mercoledì 2, uscita per metà ad agosto e per metà i primi di settembre, si preannunciava come la serie tv dell’estate. Una piccola falla nel piano marketing, che ha infilato a forza alcuni dei suoi titoli di punta a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. C’è stato il turno del finale di Squid Game, poi appunto la seconda stagione di Mercoledì e a breve l’epilogo di Stranger Things. Troppa folla per me significa una cosa: poca cura nei singoli prodotti. Infatti la serie horror-adolescenziale di Tim Burton è stata, a mio avviso, un disastro. Dimmi se hai avuto la stessa impressione.

Tutti i punti deboli di Mercoledì

Ci sono punti problematici in questa serie fin dalla prima stagione, ma che nella seconda si sono rivelati ben più importanti e preponderanti. Eccone alcuni, almeno quelli che io ho identificato.

ATTENZIONE SPOILER!

1. La famiglia Addams non è poi così famiglia Addams

Dal 1938 la famiglia Addams, nelle sue diverse incarnazioni, ha rappresentato qualcosa di molto specifico: è il ribaltamento della classica famiglia americana da sit-com. Oltre all’amore per il macabro e alle abitudini familiari quantomeno bislacche, a caratterizzare questi personaggi era anche la dinamica familiare, che appunto ribaltava il punto di vista delle sit-com americane. Moglie e marito hanno uno splendido rapporto e le monellerie dei bambini, più che disturbarlo, lo rinforzano. Questa dinamica peculiare scompare quasi del tutto in Mercoledì e in particolare nella seconda stagione della serie, dove la protagonista e la madre Morticia sperimentano un’incomunicabilità che non è mai stata nel loro stile. Tipica invece di… tutte le sit-com familiari americane. L’unica relazione immutata e che per questo funziona è quella tra Morticia e Gomez. Perfetti.

2. Il contesto sabgliato per Mercoledì

A rendere irriverente e super divertente la vita della famiglia Addams, soprattutto nella versione degli anni ’90 e in La famiglia Addams 2 del 1993, è il contrasto tra questi personaggi e quelli del mondo “reale”. Le avventure di Mercoledì e Pugsley nel Campo Chippewa e la storia d’amore tra Fester e Debbie funzionano proprio nel contrapporre i protagonisti alle classiche famiglie americane. L’ossessione per la Festa del Ringraziamento e i completini pastello bastano a creare la dualità: gli Addams non sono solo diversi dagli altri, ma sono migliori. Il loro macabro stile di vita e le loro relazioni interpersonali svelano l’ipocrisia della classica famiglia americana e ne mostrano il reale volto mostruoso. In Mercoledì by Tim Burton, invece, i nostri beniamini sono inseriti in un contesto di personaggi uguali a loro: mostri, zombie, lupi mannari e assassini. Non c’è dualità, non c’è parodia e, nel complesso, non c’è divertimento.

3. L’estetica che vince su tutto

L’estetica gotica e simil-horror della famiglia Addams è presente nella serie Mercoledì e curata nel minimo dettaglio. Tutto, dai giochi di parole con i racconti di Edgar Allan Poe ai (bellissimi) costumi di scena e alle splendide scenografie contribuisce a creare un aspetto che ha conquistato tutti. Anche me, nella prima stagione. Peccato che l’estetica senza trama stanchi e la trama, decisamente scontata e prevedibile, non riesca a mantenere in piedi l’illusione. Come alcune recenti produzioni di Tim Burton (Beetlejuice Beetlejuice su tutte), ci sono troppe vibes e nessun intreccio degno di nota.

Cosa non ha funzionato in Mercoledì 2

4. Il teen drama americano

Parafrasando Morticia in La famiglia Addams 2, avrei potuto perdonare tutto, ma… i colori pastello? il triangolo amoroso adolescenziale? Già nella prima stagione Mercoledì viene ridotta alla classica protagonista fantasy, indecisa tra due potenziali innamorati. Bleah. Mercoledì 2 salva in parte questa storyline affidandola alla compagna di stanza Enid, ma ormai il danno è fatto. Mercoledì di Tim Burton è un teen drama come mille altri, solo con abiti più belli e qualche omicidio efferato qua e là.

5. Un worldbuilding confusionario

Nella serie tv Mercoledì molti hanno visto una copia di Harry Potter, di Wicked o di altri celebri franchise fantasy. La verità è che Tim Burton, Alfred Gouch e Miles Millar pescano un po’ nel mucchio dei trope adolescenziali e li infilano tutti, anche quelli che con la famiglia Addams hanno poco a che fare. Come il già citato triangolo amoroso, le schermaglie con i genitori, le parentele a sorpresa, i misteri risolti dai ragazzini, le compagne di stanza dal carattere opposto che diventano “inaspettatamente” amiche. Tutto già visto, niente di realmente originale per una serie che dopo due puntate stanca. Mercoledì ci prova, a creare un universo suo, ma di fatto non ci riesce perché le regole non ci sono chiare. La famiglia Addams dovrebbe distinguersi dal resto della comunità della Nervermore per… cosa esattamente? Tutte le famiglie qui sono mostruose, tutte le famiglie hanno le stesse problematiche.

6. Le guest star di Mercoledì 2

Punto uno, i colpi di scena e i cammei a sorpresa non funzionano se è la pagina ufficiale di Netflix a spoilerarli. Mi dispiace, ma non mi sento colpita dall’arrivo di Lady Gaga se l’arrivo di Lady Gaga mi era stato annunciato un anno fa. In più, questo colpo di scena è completamente annullato da un altro che gli somiglia moltissimo. Torna anche Gwendoline Christie, le due hanno un ruolo molto simile (spiriti che dovrebbero guidare Mercoledì) e un atteggiamento praticamente identico (sono materne ma sarcastiche e creano scompiglio in modi non solo prevedibili ma anche inutili alla trama). Una delle due sarebbe stata una sorpresa gradita, tanto più che entrambe sono amatissime dal pubblico, ma insieme risultano ridondanti.

7. Troppe sottotrame

Può un prodotto audiovisivo essere senza trama e allo stesso tempo averne troppa? Sì. Succede in Mercoledì 2, che aggiunge troppi nuovi personaggi (tra cui quello di Lady Gaga) e troppe sottotrame. C’è la potenziale morte di Enid che incombe, il ritrovamento dello zombie da parte di Pugsley, la perdita di poteri di Mercoledì, la storyline del manicomio, le questioni familiari tra figli e genitori, lo scambio di corpi, la mamma di Bianca che si nasconde dall’ex marito, il preside dal comportamento ambiguo, la stalker Agnes, le crisi di identità di Mano, il ritorno di Tyler e la sua famiglia disfunzionale. Troppa carne al fuoco e poco tempo per godere dei momenti salienti e conoscere meglio i personaggi.

8. La ricerca spasmodica del momento social

Ormai molti dei programmi di punta di Netflix (e non solo) sembrano realizzati con un’idea precisa: creare almeno un momento memorabile, della durata perfetta di un reel su Instagram o di un video su TikTok. Così quelli che potrebbero essere momenti divertenti risultano forzati, perché anche appare chiaro che siano realizzati solo perché diventino virali, come la scena del ballo della prima stagione (che invece, a quanto pare, è stata improvvisata da Jenna Ortega). Non ci piacciono perché possiamo quasi vedere i produttori dello show uscire fuori dallo schermo per chiederci quanto ci piacciano.

Quindi di Mercoledì non si salva niente?

Ma no, cose da salvare ce ne sono. Prima di tutto il cast, che funziona benissimo e ha un’ottima chimica. Menzione speciale per Jenna Ortega, che cattura lo schermo e convince anche nel ruolo di Enid; per Catherine Zeta-Jones che è una Morticia quanto più perfetta si possa pretendere dopo il lavorone di Anjelica Huston; per Gwendoline Christie che in ogni franchise è così amata da non scomparire neanche dopo la morte del suo personaggio. Bellissimi anche i costumi e le scenografie. Da buttare, per quanto mi riguarda, sceneggiatura e perfino regia, veramente troppo caotica in questa seconda stagione. Tu che ne pensi? Questa Mercoledì è all’altezza delle altre versioni della famiglia Addams?

Tutte le immagini appartengono a Netflix.

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