
Il recente successo di Andor 2, la seconda parte di questa serie tv pensata da Tony Gilroy per raccontare la nascita della Ribellione, ha portato a galla un sempiterno dibattito tra i fan di Star Wars. La politica ha posto in questa Galassia? Domanda retorica, per quanto mi riguarda, ma non per chi ama Star Wars dal 1977 e non ne ha ancora compreso la trama. Facciamo quindi un piccolo excursus dei temi e dei sottotemi di questo universo pop-epico, da Una Nuova Sparanza ad – appunto – Andor 2.
Storia di Star Wars e del suo vastissimo universo
Partiamo dal principio. Nel 1977, George Lucas scrive una favola epica che si combatte nello spazio (Tanto tempo fa, in una Galassia lontana lontana…). Forse non comprende appieno cosa stia facendo, ma crea il villain più iconico della storia del cinema secondo questo sondaggio di Empire. Crea anche un universo che, in quasi 50 anni, ha invaso il cinema, la tv, le serie animate, i romanzi, i fumetti, la letteratura per ragazzi. Insomma, crea un mondo fittizio in cui chiunque possa rifugiarsi. Per combattere fantasiose battaglie a colpi di spada laser o per immaginarci nei panni di principesse, avventurieri e tiranni dispotici, in molti abbiamo vissuto dentro Star Wars e, nel bene o nel male, ci torniamo volentieri.
Questo è un testamento al lavoro di George Lucas, che di Star Wars non detiene più i diritti ma a cui il mondo del cinema e non solo deve moltissimo. Come in ogni opera di finzione, non c’è gatekeeping, o almeno non ne troverai qui. Sei fan di Star Wars se sei capace di tradurre ogni insegna in Aurebesh che appare sullo schermo o se non sai neanche cosa sia, l’Aurebesh. Se leggi religiosamente ogni numero dei fumetti o se hai visto solo i film principali. E in quanto fan, puoi dire che Andor o qualsiasi altro prodotto ti piaccia o non ti piaccia, per qualsiasi motivo. Ma non puoi negarne un aspetto che è insito nella sua costruzione, come d’altra parte nella struttura di ogni opera di narrativa.
La politica in Star Wars, dagli albori ad Andor 2
Quello che forse non puoi fare è dichiarare che “La politica non c’entra niente con Star Wars“. Una frase che, soprattutto da quando il franchise è in mano alla Disney, si sente ripetere sempre più spesso. Ma la Galassia lontana lontana non è l’unico prodotto di intrattenimento che subisce questa critica. La politica non c’entra nulla con i romanzi, con il cinema, con la tv, con la musica. Dice qualcuno. Invece la politica c’entra con tutto, e soprattutto con quei mezzi di intrattenimento che in qualche modo plasmano la nostra idea di mondo.
La narrativa, storicamente, è l’arte di raccontare tre tipi di conflitti: essere umano contro essere umano; essere umano contro sé stesso; essere umano contro natura. Aristotele definisce la politica come “Tutto ciò che è caratterizzato dalla partecipazione alla vita sociale e civile“. E in quest’ottica, tutti e tre questi conflitti sono politici. Ma soprattuttto lo è il primo. Essere umano contro essere umano, Ribelli contro Impero. Mi chiedo come sia possibile leggere le prime frasi del testo introduttivo di Star Wars – Una nuova Speranza (o Episodio 4) senza rendersene conto.
“È un periodo di guerra civile. Navi spaziali Ribelli, colpendo da una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico”.
C’è una guerra civile, che si combatte tra il malvagio Impero e i (si presume buoni) Ribelli. Come può non essere politico tutto questo? Una tirannia da abbattere, persone e alieni pronti a sacrificare la propria vita per un ideale in cui credono. Questa è praticamente la Seconda Guerra Mondiale. E mica solo quella!
Tutti i riferimenti alla politica di George Lucas
Lucas si ispira direttamente alle guerre e alle figure politiche della nostra, di Galassia, per costruire questo mondo. Non hai notato che gli Stormtroopers sono una storpiatura di sturmtruppen (le truppe d’assalto tedesche nella Prima Guerra Mondiale)? Non ti pare che Darth Vader e l’Imperatore Palpatine abbiano qualcosa a che fare con i grandi dittatori del ‘900? E se non hai notato tutto questo, non hai letto le innumerevoli interviste in cui George Lucas si riferisce alla battaglia di Endor come a una metafora della guerra in Vietnam?
Lucas non prende solo ispirazione dalla politica del nostro mondo, pone chiaramente un intento morale nella sua narrazione. Non ci dice solo che Endor è il Vietnam, ci dice anche chi sono i buoni e chi sono i cattivi in questo scenario. E le sue posizioni si fanno ancora più chiare nella vituperata trilogia prequel. Ognuna delle azioni compiute da tutti i personaggi (buoni e cattivi) porta alla nascita di un totalitarismo assassino. La nostra eroina Padmé se ne accorge tardi e dice: “è così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi”. Sì, perché la nascita dell’Impero è la morte della libertà, e nel caso non ce ne fossimo accorti, il personaggio lo dice proprio a noi.

Rogue One, Andor e il salto di qualità di Tony Gilroy
Se George Lucas ha inserito innumerevoli momenti di satira e di denuncia nella sua opera (cerca bene, ci sono dei riferimenti diretti anche a Nixon, a Mussolini e a George W. Bush), è nel 2016 che la politica attiva entra in modo prepotente in Star Wars. Uno spin-off, Rogue One, ci racconta la nascita della Ribellione. Ci mostra, seppure in modo poco approfondito, le fazioni dell’Alleanza Ribelle. La confusione regna e troppe teste cercano di decidere il futuro della Galassia con metodi più o meno ortodossi. È la creazione della Resistenza italiana al fascismo, che conteneva anarchici e comunisti, religiosi e laici, cattolici e atei. Come puoi non vedere la simmetria?
Ma è ancora un altro il prodotto che ci immerge completamente nella politica di Star Wars, quella fatta dal basso, quella che ha sconfitto l’Impero. È Andor, con una prima stagione splendida e una seconda stagione che è riuscita in qualche modo a superarla. Prova a guardare la Narkina 5 e a non pensare ai campi di concentramento e di lavoro. Osserva la straordinaria storyline di Ghorman e dimmi se non vedi e non senti echeggiare la Francia dei Miserabili. È tutto qui. Questa è una guerra, anzi sono tante guerre. Guerre Stellari, che per loro stessa natura non possono che venir combattute da fazioni politiche opposte.

La banalità del fascismo in Andor
Il fascismo è uno dei chiari elementi di ispirazione sia per l’Impero che per il Primo Ordine, ma si mostra nei film con grandi e grossi cattivi dotati di poteri magici. In Rogue One prima, e in Andor poi, abbiamo la possibilità di scoprire il volto reale dei fascisti o di chiunque sostenga un governo autoritario e tirannico. Sono gli impiegati statali, i poliziotti, i soldati che fanno solo il loro dovere. E nel compiere il loro dovere massacrano popoli, discriminano creature, seminano terrore. Tutto con la giustificazione e la scusa dell’ordine e della disciplina.
Se i Ribelli sono i nostri eroi, è affascinante esplorare le storie di Dedra, di Syril, del sergente Linus Mosk, dei soldati su Aldhani che commentano usi e costumi della popolazione locale, ridotta a poche unità, delle truppe su Ghorman che vengono sacrificate per giustificare la violenza. La banalità del loro male è così evidente, così tragica, così intrinsecamente patetica da renderceli quasi amici. Abbiamo pietà di loro, perché sono convinti di fare la cosa giusta. E li odiamo perché nel farla soffocano la libertà e uccidono la democrazia.
Come le storyline di Andor 2 hanno gettato luce sul presente
Impossibile, prima di vederla, immaginare dove ci avrebbe portato Andor 2. Anzi, ti dirò che ero scettica. La prima stagione era perfetta, si chiudeva con quel maestoso monologo di Nemik che ho riportato per intero in questo numero della mia newsletter. Ma sì, la seconda è riuscita a superarla. Ci ha raccontato il sacrificio dei Ribelli, non solo di quelli che hanno sempre creduto nella causa ma anche di quelli più restii, ma che vedevano comunque una minaccia nella dittatura imperiale. Ci ha mostrato le armi dei governi dittatoriali. La propaganda, le fake news, la violenza sessuale, il controllo dei mezzi di informazione, la sottomissione dei popoli.
Ti ricorda qualcosa? Io non so come sia stato possibile, nel 2025, che una multinazionale americana producesse questo gioiello. Ma ne sono grata. Perché rimette il focus su una parte di Star Wars che mi è sempre stata a cuore. La Storia collettiva e le storie individuali, che culminano tutte nella guerra e, infine, nella vittoria degli eroi.
Posso continuare ad amare Star Wars anche se non apprezzo l’enfasi sulla politica?
Ma certo. Star Wars è mille cose. È l’antica religione dei Jedi, le battaglie a colpi di spada laser o di blaster, è umorismo e leggerezza e anche denuncia sociale. È l’iconicità dei suoi cattivi. Che, a proposito, possiamo continuare ad amare. Un cattivo, quando è ben scritto come lo è Darth Vader, o Kylo Ren (ti prego leggi i romanzi e i fumetti prima di venire a cercarmi sotto casa), come Dedra Meero, è una sfida di sceneggiatura superata a pieni voti.
Come ho detto in numerose altre occasioni, indossare una maglietta con gli Stormtrooper non fa di te un fascista. Amare Baby Yoda non ti rende superficiale. Essere innamorata di Kylo Ren non è reato (ok, la smetto). Questa è cultura pop, baby, e puoi guardarla da qualsiasi angolazione possibile. Purché tu ammetta che la politica fa parte della vita vera, e la vita vera è inevitabilmente ispirazione per le opere di finzione. Che ti piaccia o no.

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