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La Casa degli Spiriti è il primo libro di Isabel Allende e anche il primo che abbia letto di questa straordinaria scrittrice. L’ho trovato per caso, in una delle mie scorribande alla ricerca di libri usati su Acciobooks.

Non ero neanche convintissima di leggerlo, la trama non mi sembrava fatta per me. Invece leggere La Casa degli Spiriti proprio adesso, mentre il cuore sanguina per le donne afghane (e non solo) e per tutto quello che sta accadendo nel mondo, è stato fondamentale.

Perché leggere La Casa degli Spiriti proprio adesso?

Perché questa è una storia di donne: Rosa la bella, Clara chiarissima chiaroveggente, Blanca dall’amore incrollabile, Alba guerriera e tenace, ma anche Amanda con i suoi braccialetti tintinnanti, Ana che non smette di aiutare le compagne e Trànsito che con 50 pesos ha salvato la sua vita e chissà quante altre.

La Casa degli Spiriti è la storia di quella donna senza nome che è insieme tutte le donne che non hanno smesso di accogliere e di salvare nel Cile dilaniato dalla dittatura militare. È la storia di tutte le donne che oggi combattono, aggrappate a un ideale rivoluzionario o a una magia di spiriti e di fate, contro la bruttura del mondo.

Grazie al realismo magico di Isabel Allende scopriamo che c’è amore nella violenza, c’è un senso nel dolore. Non il senso e l’amore malato che troppo spesso leggiamo sui giornali. No. Ma un amore per sé stesse, per le altre donne e per le generazioni future. Perché se non ci salviamo tra di noi, nessuno lo farà.

La magia spirituale di Isabel Allende per affrontare la dittatura

Non farò troppi spoiler sul libro, perché La Casa degli Spiriti va gustato frase dopo frase. Però la trama generale è quella che trovate su Wikipedia: cinquant’anni di vita in Cile, la vita di una famiglia come tante. Ma che come tante, alla fine, non è.

La famiglia Del Valle e la famiglia Trueba si intrecciano grazie alla magia spirituale delle loro donne. Che si riveste di pratiche occulte in Clara, di innocenza eterna in Rosa, di un cuore battagliero e ardente in Alba. Proprio lei, la piccolina di casa, racconta l’ultima parte del romanzo.

L’ultima generazione di Trueba si trova ad affrontare il golpe militare che rovesciò il governo Allende (il Presidente Salvador, mai nominato, era lo zio della scrittrice). Ed è forse la parte più cruda e allo stesso tempo più magica de La Casa degli Spiriti. Anche senza creature fantastiche e tavolini a tre gambe che fluttuano, la magia di casa Trueba avvolge la grande casa dell’angolo e permette ad Alba di sfuggire al terrore.

Che c’entrano le donne afghane?

Niente. O forse tutto, perché anche loro stanno combattendo una dittatura militare. Hanno bisogno di magia, di spiriti benigni e di altre donne, panciute e pratiche, che cantino inni alla rivoluzione mentre fuori sfilano i mitra.

Ne abbiamo bisogno tutte, di quella magia de La Casa degli Spiriti, di quell’anima indomabile che ha posseduto tutte le donne di casa Trueba e le ha salvate, tutte. Dalla fragilità, dalla violenza, dalla morte o dai militari. Salvate dalla vendetta che le avrebbe consumate.

Ma sarebbe molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l’altra parte dello stesso rito inesorabile. Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l’odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre. Figlia di tante violenze, o forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia.”

La Casa degli Spiriti, I. Allende

Un’altra generazione di donne arriva. Facciamole spazio.

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