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Fare binge watching è un segno di depressione? Un’abitudine malata e perversa? O semplicemente un modo come un altro per affrontare questi assurdi tempi di pandemia? Proviamo a capirlo insieme.

Cos’è il binge watching

Se non vivi in una caverna o sull’eremo di una montagna, sai cos’è il binge watching: la pratica di guardare tutte le puntate di una serie tv di fila. Di solito è legata al re-watch di una serie. Una di quelle che sono le nostre comfort-series, quelle da cui torniamo quando ci sentiamo un po’ persi e abbiamo bisogno di provare sensazioni già provate. Io lo sto facendo con Girls.

Insomma, è quel piacere un po’ primitivo di guardare qualcosa sapendo già come va a finire, quali sono i plot twist, quale emozione proverai di puntata in puntata. Ma può essere anche altro. Un modo per finire rinchiusi in un mondo alternativo e non uscirne per un po’. Per un bel po’.

Lo è, da quando Netflix e gli altri servizi di streaming hanno preso l’abitudine di rilasciare tutte le puntate di una nuova serie lo stesso giorno. Puoi decidere liberamente come guardarle, quante guardarne, quando fermarti. E cosa vuol dire tutto ciò, soprattutto in tempi di pandemia? Vuol dire che finiamo per restare svegli fino a tardi e guardare tutta una stagione in un giorno. 10 ore (o più) di narrazione televisiva continua. E poi via la prossima. Non può certo farci bene, giusto?

Il delizioso piacere dell’attesa

C’è una cosa che il binge watching (e in generale il nuovo modo di consumare l’intrattenimento) ci ha tolto per un po’. La deliziosa tortura di attendere. Attendere la prossima settimana per scoprire cosa succederà alla tua eroina preferita.

Chiudere una stagione con un cliff hanger di quelli potenti e dover aspettare un anno per scoprire come va a finire. Negli anni ’90-2000 aspettavamo anche di più. Anzi. Negli anni ’90-2000 avevamo una sola occasione per guardare una puntata.

Metti che la tua serie preferita andava in onda il lunedì sera. Se quel lunedì avevi altro da fare, una festa, un impegno lavorativo o scolastico, se a papà serviva la tv per guardare la partita di calcio… la tua occasione era persa. Per sempre. Niente repliche, niente torna indietro che non ho capito questo dialogo, niente metti pausa che devo fare pipì. La puntata andava in onda quel pomeriggio o quella sera, a quell’ora, un’unica volta e stop.

Se non la vedevi, ti toccava chiedere alle tue amiche alla ricreazione del giorno successivo o farti mandare un riassunto veloce su msn. E ogni volta, quel lunedì sera o martedì o quello che era diventava un rito. Il friccicorio nel petto quando iniziava la sigla e sapevi che basta, da quel momento in poi non ti saresti più alzata dal divano, pena l’esclusione eterna dalla tua sottotrama preferita. Altro che binge watching!

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Il giusto mezzo tra binge watching e agonia

L’agonia straziante di quegli anni? Meglio lasciarla dov’è. Adesso posso riguardare New Girl quando voglio e saltare le puntate in cui manca Jess, grazie tante.

Ma il piacere dell’attesa che fine ha fatto? Ormai che siamo così abituati al binge watching, come uscirne e ritrovare un po’ di quell’emozione che sembra antica di mille anni? Pare che sia stata Disney+ a trovare il giusto equilibrio. Non con The Mandalorian o Wanda Vision (eccessivo aspettare una settimana per 20 minuti di programma), ma con Falcon and the Winter Soldier? Forse.

Una puntata a settimana, sempre lo stesso giorno, che puoi comunque guardare quando vuoi. Così il venerdì è diventato il giorno di Falcon and the Winter Soldier, ma se venerdì hai altro da fare puoi riguardare la puntata sabato mattina. O quando vuoi, veramente.

Anche Netflix e Amazon Prime stanno sperimentando questa strategia, mettendola forse in pratica ancora meglio. Le puntate rilasciate a blocchi (come per The Circle su Netflix e LOL su Amazon) possono essere il modo per uscire dal binge watching senza troppi traumi. Guardare 2 o 3 puntate di seguito e poi aspettare una settimana per sapere se Chloe ha finalmente scoperto di non trovarsi a Uomini e Donne? Sì, si può fare.