Nell'estate della pandemia, abbiamo scoperto come viaggiare in maniera autentica

24 agosto 2020


 Che tipo di viaggiatori siamo? Lo abbiamo scoperto in questa estate 2020, l'estate della pandemia. Quella che ha diviso definitivamente il mondo in due: quelli che sanno accettare il cambiamento e quelli che non ne sono in grado. 


Durante una pandemia, o ti adatti o muori

Non letteralmente, eh. Ma chi non si adatta muore lentamente, soprattutto in periodo di crisi. Muoiono le imprese, le aziende, i posti di lavoro di chi non sa sfruttare le innumerevoli risorse del web per reinventarsi. Muore il rispetto per gli altri, se non impariamo a cambiare le nostre abitudini per garantire la sicurezza sanitaria di tutti. Moriamo un po' anche noi, se siamo convinti che la vita continuerà esattamente identica alla scorsa estate, se pensiamo di poter tornare indietro nel tempo e fare le nostre solite ferie, nel solito posto, nel solito modo. Muore la nostra voglia di viaggiare e di vivere, se non impariamo a farlo in maniera diversa. 


I viaggiatori dell'estate 2020

Si sono suddivisi esattamente a metà i viaggiatori, e i più in generale i vacanzieri, in questa estate 2020
  • Quelli che hanno voluto fare le stesse identiche cose dell'estate 2019.
  • Quelli che hanno compreso e attuato la necessità di cambiamento. 
E indovinate chi sono quelli più intelligenti e che porteranno avanti la specie? Modestamente. 
La questione è estremamente complessa ma allo stesso tempo molto più semplice di quanto si pensi. A Gennaio 2020, con la comparsa del nuovo Coronavirus in Cina e poi in tutto il mondo, la società è cambiata. Inevitabilmente. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo ancora un trauma collettivo le cui conseguenze saranno con noi chissà per quanto tempo. Forse per sempre. 
Abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare, il nostro modo di rapportarci con gli altri, il nostro modo di uscire di casa, il nostro modo di vivere. Ma qualcuno pensava che non fosse necessario cambiare il proprio modo di viaggiare
Queste persone sono quelle che proprio non ce l'hanno fatta, quest'anno, a saltare le due settimane di villeggiatura nello stesso posto di villeggiatura in cui hanno trascorso le ultime 30 estati della loro vita. Oppure quelle che cavolo, io me ne vado a Ibiza, sono 3 anni che risparmio per andare a Ibiza e quindi ci vado. Sono quelli che ogni anno scelgono il proprio resort a gennaio e chi se ne frega se nel mezzo c'è una pandemia, a luglio saranno in quel resort. Sono le persone la cui vita è talmente arida, rigida, contraria al cambiamento che proprio non riescono a immaginarla un'estate senza mojito e balli latinoamericani. Oppure sono quelli che programmano ogni minuto della loro giornata e non sono capaci di "seguire la corrente". Sono quelli che ci hanno riportato a un numero di casi che supera il migliaio, ragà. Altro che migranti. Quelli che ci hanno riportato il Coronavirus sono i dittatori delle vacanze. Che gentaglia. 


Un nuovo modo di vivere l'estate

Queste persone hanno perso un'occasione. Certo, si sono fatte la loro villeggiatura sulla spiaggia di Gallipoli con gli amici di sempre. Hanno ballato al Billionaire al grido di "Non ce n'è coviddi" saltellando sui ritmi sempre uguali di cantanti latini che quest'anno avevano altro da fare che sfornare un tormentone estivo 2020 e hanno riciclato quello vecchio. Ma mica se ne accorgono, questi qui. Sono quelli che hanno passato 5 giorni a Pag e hanno solo ed esclusivamente bevuto e ballato e passato ogni notte in un letto diverso, che se ci pensi lo potevano fare anche a casa loro. Sono quelli convinti di essersi goduti l'estate 2020, invece hanno replicato quella dell'anno scorso. E dell'anno prima. E di quello prima. Non hanno imparato, non sono cresciuti, non hanno sfruttato il trauma per evolversi
E come ci si evolve, in tempo di pandemia? Accettando il cambiamento. Accettando che sì, l'estate 2020 è diversa dalle altre ma può essere anche migliore. Più autentica. 
Avrebbero potuto svegliarsi una mattina e fare una ricerca veloce su Google maps per trovare le spiagge meno affollate, che magari sono bellissime ma loro mica lo sanno. Avrebbero potuto scoprire una regione italiana che non conoscono, invece di tornare sempre sullo stesso lido della Sardegna o della Riviera Romagnola. Che so, scoprire le montagne del Trentino o i boschi dell'Abruzzo "dove stare distanti è naturale", come dice il terribile, terribile spot radiofonico della Regione. Ma insomma, avete capito. Avrebbero potuto esplorare gli scorci dietro casa e fare un pic nic a basso costo e bassissimo pericolo di assembramenti, invece di andare in discoteca come ogni santissimo sabato delle loro vite da quando avevano 15 anni. Avrebbero potuto seguire il vento, il meteo, il cuore nello scegliere ogni giorno un posto nuovo da esplorare. Invece no. Stessa spiaggia, stesso mare, stesso cocktail annacquato che li fa sentire importanti. Siamo viaggiatori nati, scrivono sul post di instagram nel solito lido, con uno spritz in mano e lo smartphone nell'altra. Viaggiatori nati? Vabbè. 

 

5 modi per viaggiare in maniera più autentica

Se sei un viaggiatore nato, di quelli che ha passato tutto agosto nella stessa discoteca in cui ha festeggiato i 18 anni (e oggi ne hai tipo 35), non aver paura. Puoi imparare a viaggiare in un modo nuovo. Puoi diventare un viaggiatore autentico, veramente, anche se quest'estate 2020 era l'occasione perfetta e l'hai sprecata. C'è ancora settembre, se non moriamo tutti. 
Ecco 5 modi per viaggiare in maniera più autentica:
  1. Scegli un motore di ricerca di viaggi e seleziona il parametro "vicino a me" o "a meno di due ore da me". Magari non ti serve neanche una struttura in cui passare la notte, ma scommetto che scoprirai angoli che non conosci proprio dietro casa. 
  2. Iscriviti a tutti i gruppi facebook di organizzazione eventi della tua regione. Vuoi vedere che nessuno organizza un cinema all'aperto, un pic nic con distanziamento sociale, una passeggiata nella natura?
  3. Fai l'aperitivo nei posti meno cool. Davvero. Vuoi uno spritz annacquato, servito senza mascherina mentre decine di concittadini che non tolleri sudano a pochi millimetri da te? Allora vai sul solito lido, che te lo dico a fare. Ma se vuoi vino buono, poca gente, atmosfera, cerca i locali nascosti. Nei vicoletti del centro storico o in un paesello sperduto in montagna
  4. Mangia qualcosa di tipico, ovunque tu sia. Te lo dico da malata cronica piena di intolleranze alimentari e capricciosa cronica che no-ti-prego-il-sugo-mi-fa-impressione: è impossibile che tu non trovi qualcosa di tipico che rientri nei tuoi gusti. Non ordinare la cotoletta nella taverna in montagna, dai, prova la polenta. E se proprio non ce la fai, almeno bevi un vino della zona!
  5. Non programmare tutto. Questo puoi farlo sempre e ovunque, in Italia o all'estero, per un weekend o una vacanza di un mese. Lasciati trasportare dalla corrente. Segui l'istinto, lui sa un sacco di cose che non ci stanno, nella guida Lonely Planet. E se hai voglia di stenderti su un prato e pisolare tutto il pomeriggio, strappa l'itinerario di musei minuto per minuto e pisola. Mica viene la polizia dei viaggiatori a controllare se hai fatto tutto-ma-proprio-tutto ciò che prevedono le guide. Stai sereno. 

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