Estate 2020 in Italia: 5 motivi per cui un pic nic è adatto a tutti (anche ai malati cronici!)

22 giugno 2020


Benvenuta estate 2020! Ti abbiamo temuta e attesa per mesi e finalmente sei qui... e alcuni di noi non sanno cosa fare con te. Sì, dopo mesi di lockdown tutti abbiamo bisogno di rilassarci e divertirci, ma l'ansia del Covid non ci ha ancora lasciati del tutto e chi soffre di una malattia cronica la sente ancora più intensamente. Sarà un'estate 2020 in Italia, con pochi viaggi e tante piccole fughe per scappare dalle città roventi e dai bollettini del tg. Allora cosa fare in questo inizio d'estate così incerto? Un pic nic!



Cosa fare oggi, domani e qualsiasi altro giorno di questa estate così strana

L'estate 2020 in Italia per molti significa mare o montagna, e sicuramente diverse famiglie hanno scelto di organizzare le proprie vacanze estive serenamente senza farsi condizionare troppo dalle restrizioni ancora attive per il Covid. Ma non tutti la pensano così.
Sappiamo perfettamente che numerose famiglie sono state colpite dalla pandemia, nella salute, negli affetti e nel portafogli, e magari non hanno la possibilità di investire in una vera e propria villeggiatura quest'anno. E allora cosa fare oggi, mentre il sole è alto e la temperatura sale? Un pic nic è la risposta, soprattutto se in famiglia ci sono bambini, anziani, animali e sì... malati cronici. Anche noi possiamo passare una bella giornata su un parco immerso nel verde, sapete?

5 motivi per cui un pic nic è adatto a tutti (anche ai malati cronici!)

Questa strana estate italiana, che secondo alcuni tg ci porterà a stare più vicini alle nostre famiglie, sicuramente ci spinge ad esplorare il Bel Paese. Complice il bonus vacanze (che chi lo capisce è bravo), molti di noi trascorreranno l'estate 2020 proprio nello Stivale. D'altra parte cosa ci manca? Abbiamo il sole, il mare, le montagne e migliaia di ettari di parchi sparsi in ogni regione italiana. Ma perché, tra le attività estive adatte a tutti, la migliore è proprio fare un pic nic? Ecco 5 semplici motivi:

1. Distanze ragionevoli. Come ho già detto, l'estate in Italia offre infiniti scorci per trascorrere belle giornate all'aria aperta senza allontanarsi troppo da casa. Così se, come me, soffrite di una malattia cronica o avete altre esigenze per cui non riuscite a organizzare un viaggio lungo (bambini piccoli, nonni al seguito ecc), senza dubbio accanto a voi c'è un bel parco per pic nic. Le aree attrezzate sono un po' ovunque, ma se volete fare una gita fuori porta in Veneto io vi consiglio il Lago del Mis,il Lago di Santa Croce o il parco di Villa Contarini (dove sono state scattate queste foto). 

2. Tempi flessibili. Fare un pic nic al parco è l'ideale per chi ha problemi di tempistiche e per chi soffre di fibromialgia. Perché? Per i suoi tempi estremamente flessibili: non devi fare altro che preparare il tuo cestino, raggiungere l'area attrezzata del parco, sistemarti e goderti la tua giornata. Puoi arrivare e andare via quando vuoi (entro i limiti degli orari di apertura dei parchi), senza dare giustificazioni a nessuno. Yay!

3. Costi contenuti. Una vacanza in Italia low cost è quasi un'utopia. Non è certo un caso che molti italiani preferiscano trascorrere le ferie all'estero: nonostante la propria vocazione turistica, il nostro Paese non è celebre per le vacanze economiche. Ciononostante, che sia per sfruttare il bonus vacanze, per evitare paesi ad alto rischio di contagio o semplicemente perché non possiamo permetterci delle ferie vere e proprie, molti di noi trascorreranno l'estate 2020 in Italia. Allora come contenere i costi? Organizzando un pic nic al parco, in spiaggia o sulle rive di un lago. Solo in alcuni casi, infatti, dovremo pagare l'ingresso, e preparare il cestino da pic nic a casa ci permetterà di risparmiare rispetto a un pranzo o una cena al ristorante. 

4. Attività all'aria aperta. Se hai bambini, cosa fare oggi per tenerli occupati? è una domanda che ti fai ogni santo giorno. Se sei un malato cronico, scappare dal divano su cui vivi è una vera e propria necessità. E se sei un lavoratore a tempo pieno, tra il lockdown e l'ufficio hai trascorso l'inverno e la primavera tra quattro mura. Ecco, è arrivato per tutti il momento di uscire. Nei parchi italiani puoi respirare aria pulita (spesso anche nel cuore della città, basti pensare a Parco Sempione a Milano), ritrovare il contatto con la natura, praticare yoga, meditazione e mindfulness con una vista mozzafiato. E i cuccioli, che siano i tuoi figli o i tuoi amici a quattro zampe, hanno tutto lo spazio per correre e giocare. Ricorda solo di rispettare le norme del parco in cui ti trovi. 

5. Distanziamento sociale senza stress. I parchi più grandi d'Italia (come i già citati Parco Sempione a Milano e Villa Contarini in provincia di Padova, ma anche le zone del Cilento e della Sila nel Sud Italia), offrono un distanziamento sociale praticamente automatico. Le loro dimensioni sono tali da permettere di mantenere i famosi 2 metri di distanza tra diversi nuclei familiari, evitare assembramenti e allo stesso tempo rimanere liberi da mascherine, guanti e stress dovuto al pericolo di contagio. Così la sicurezza della tua famiglia rimane al primo posto e le tue vacanze italiane sono salve!


Le foto di questo post sono state scattate nel Parco di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD) durante l'evento Chic Nic.

Perché la questione di JK Rowling e la transfobia non cambia il mio rapporto con Harry Potter

16 giugno 2020



J.K. Rowling e la transfobia è il tema della settimana. Riuscite a crederci? In un mondo in piena pandemia, con una crisi economica di portata storica che bussa alla porta e una rivolta razziale che sta cercando di cambiare il volto del mondo, l'autrice di Harry Potter ha ben pensato di lanciare un saggio in cui spiega il suo punto di vista sui trans. Punto di vista che, per inciso, nessuno le aveva chiesto. 


JK Rowling e la transfobia: cosa è successo?

La storia è vecchia di almeno un anno e parte da diversi tweet di J. K. Rowling in cui, in un modo o in un altro, ha sempre mostrato la sua appartenenza al cosiddetto TERF (Trans-Exclusionary Radical Feminism ovvero Femminismo Radicale che esclude i trans). Una posizione sociale e politica veramente pericolosa che rischia di scardinare la base stessa del femminismo: femminismo è inclusività, eguaglianza, parità. Escludere chiunque sulla base della propria identità sessuale è, a mio parere, contrario all'essere femministi. Ma ci sono numerose posizioni in merito e non spetta a me parlarne. 
Rispondendo al lungo saggio di JK Rowling sulla transfobia (in cui l'autrice inserisce tesi da tempo smentite, come quella che molte donne effettuino la transizione per sfuggire alle violenze di genere, o quella in cui gli uomini effettuino la transizione per accedere più facilmente agli spazi femminili allo scopo di perpetrarle), la persona che ha fatto il discorso più sensato a mio avviso è Daniel Radcliffe. Harry Potter in persona, uno che fino ad ora non mi aveva mai colpito per il proprio impegno sociale e politico (al contrario, per esempio, delle colleghe Emma Watson ed Evanna Lynch). L'attore che interpreta Harry Potter nella saga cinematografica ha inserito nella sua risposta a J.K. Rowling sui trans una frase piccina picciò che cambia la prospettiva su tutto: "Le donne transgender sono donne. Ogni affermazione contraria cancella l'identità e la dignità delle persone transgender e va contro i consigli delle associazioni sanitarie che sono ben più esperte al riguardo di me o di Jo". 
Avete trovato le paroline magiche in questo estratto? ...associazioni sanitarie che sono ben più esperte al riguardo di me o di Jo. Eccola lì, la chiave: la questione dell'identità sessuale è estremamente complessa, estremamente personale, estremamente delicata. Come può, qualcuno che non ha vissuto in prima persona il percorso di transizione, che non è mai stato discriminato per la propria identità sessuale, che non ha svolto ricerche psicologiche, scientifiche e sanitarie, giudicare un tema così sfaccettato? Non può. O meglio, è libero di farsene un'opinione, ma la sua opinione conta quanto quella di un carpentiere sull'esistenza o meno del coronavirus: non è il suo mestiere, non è la sua esperienza, è un'opinione senza fondamento che non vale nulla. Però, c'è un però. JK Rowling ha modellato le vite di generazioni e generazioni di ragazzi (cisgender e non) con i suoi romanzi di Harry Potter. Ci ha insegnato a distinguere il bene dal male, a non discriminare nessuno, ad accettare noi stessi e la magia che scorre potente e rappresenta la nostra unicità. Come possiamo accettare che quella stessa persona sia transfobica a un livello più o meno profondo, più o meno consapevole?


La morte dell'autore: Harry Potter non appartiene a JK Rowling

Harry Potter non appartiene a JK Rowling. Né nessuno dei personaggi della saga, né nessuno dei messaggi che abbiamo colto dalla saga, né, soprattutto, il nostro rapporto con essa. Come è possibile? 
Il primo a parlare di morte dell'autore è stato il critico letterario Roland Barthes. "la scrittura - scrive Barthes nel suo saggio intitolato proprio La morte dell'autore - è la distruzione di ogni voce, di ogni origine. [...]non appena un fatto è raccontato, [...]l'autore entra nella propria morte".
Si tratta di una filosofia estrema, ma nella quale io credo ciecamente. Una volta che l'opera è pubblicata, il suo autore sparisce dal messaggio. O meglio. Certo è l'autore, è JK Rowling (con l'aiuto degli editor, dei correttori di bozze, dei traduttori) che ha scelto la storia da raccontare e ogni parola usata per raccontarla. Ma una volta che quella storia si trova nelle nostre mani, siamo noi a comporre il messaggio. Il nostro incontro da lettori con l'opera che stiamo leggendo, filtrata attraverso la nostra cultura, le nostre esperienze, le nostre tradizioni e convinzioni, le nostre emozioni e sensazioni, crea un'opera completamente diversa per ognuno di noi. Così mentre io leggo Harry Potter il libro si trasformerà e sarà diverso da quello che leggi tu, da quello che legge una persona dall'altra parte del mondo, e certamente diverso da quello che ha scritto JK Rowling. Vale per ogni opera letteraria e, in senso lato, per ogni opera artistica. Una volta che si trova tra le mani del pubblico, l'opera appartiene al pubblico e ad ogni singolo componente dell'audience. 





Come cambia il mio rapporto con Harry Potter?

Non cambia, ragazzi. Non cambia perché nel momento in cui ho cominciato a leggere la prima frase del primo libro di Harry Potter, la voce di JK Rowling era già sparita. Insieme alle sue convinzioni politiche, sociali e religiose. Se ci pensate e analizzate il comportamento dell'autrice, e soprattutto i tweet di JK Rowling sulla sua opera, è chiaro che lei non ha mai accettato la filosofia della morte dell'autore. Sta sempre lì, fin dal primo giorno della sua presenza sui social network, a puntare il ditino contro i suoi fan e dirci che no, non dovremmo amare questo o quel personaggio. No, non è così che va interpretata quella scena. No, non possiamo immaginare due personaggi insieme se lei non li ha pensati insieme. Peccato, davvero, che i fan (e le fangirl/i fanboys) vivano di questo. E quanto è bello? Riuscire a cogliere da un'opera letteraria, cinematografica, televisiva, un significato o un'emozione al quale l'autore non aveva mai neanche pensato?
Questa storia è difficile per tutti gli autori, lo sappiamo. Certo, non sappiamo come reagirebbe Alessandro Manzoni se sentisse le tantissime analisi che facciamo, 200 anni dopo, sui personaggi e le scene de I Promessi Sposi. Ma sappiamo come la vive JK Rowling così come tutti gli autori che, a cavallo tra gli anni '90 e 2000, sono diventati dittatori onnipotenti dei propri mondi immaginati. George Lucas è impazzito, dando libero sfogo alla fantasia dei suoi fan per poi cancellarne ogni idea e trasformarsi lui stesso nell'unico Imperatore della sua Galassia Lontana Lontana. E sappiamo come è finita. George R. R. Martin sostiene di essere completamente indifferente, anzi insofferente, alle fan fiction e alle teorie dei lettori su come finirà la sua saga. Neanche le legge, dice. Eppure è impantanato da 10 anni nella stesura del sesto libro e chissà se lo finirà mai. Forse perché le legge, quelle teorie e quelle fan fiction, ed è super confuso. O forse no. Non lo so. So che sicuramente è difficile per un autore vedere i propri "figli" in mani altrui. Ma è quello che succede, quando decidi di pubblicare e mostrare i tuoi "figli" al mondo. 
Il punto è che non è un nostro problema. Noi lettori non c'entriamo niente. La community internazionale del fandom di Harry Potter è uno dei mondi virtuali (e reali) più inclusivi in cui mi sia mai capitato di imbattermi. I personaggi della saga sono così diversi e così potenti che alcuni di essi sono usciti dalle pagine e hanno invaso la nostra vita, modellato la nostra personalità. Indipendentemente da quello che pensa JK Rowling sui trans. E questo è bellissimo, e questo deve continuare: Hogwarts è la casa in cui vengono accolti quelli strani, diversi, discriminati nel mondo Babbano. La casa in cui scoprono che la loro diversità è una magia potente e imparano ad imbrigliarla e a usarla per il bene o per il male. Questo ce lo hanno insegnato i libri di Harry Potter, non la loro autrice



Come affrontare la prova costume se sei ingrassata in quarantena: 3 metodi infallibili

12 giugno 2020


Sono ingrassata in quarantena. Uuuuh uuuuh, questa sì che è una notizia, eh? E se sei qui, sei ingrassato anche tu. Se sei un essere umano e hai vissuto il lockdown, ci sono altissime probabilità che tu sia ingrassato nei mesi passati. Se i feed dei miei social network non mentono, devi aver passato un sacco di tempo a mangiare e a cucinare. E che altro avresti dovuto fare? Il tutto con le palestre chiuse, l'impossibilità di fare jogging, l'ansia che arrivasse l'apocalisse da un momento all'altro (occhio che potrebbe ancora arrivare), e vogliamo metterci anche lo smart working, lo stress della convivenza forzata, il panico da perdita del lavoro, la gestione dei bambini se ne hai, la spesa fatta al volo con i guanti e la mascherina senza renderti esattamente conto di cosa diavolo stessi comprando? Dimentico qualcosa? Insomma, probabilmente hai messo su qualche chilo

3 modi per affrontare la prova costume

Pensavamo che ormai l'estate 2020 sarebbe saltata, o pensavamo che il mondo sarebbe imploso prima, invece eccoci qua: fine del lockdown, riapertura delle spiagge e la prova costume che incombe. E la ciccetta che è rimasta lì e ti guarda come a dire "E ora che si fa? Mi hai messa tu in questa situazione!". 
Ma non temere baby: ho 3 step per affrontare la prova costume se sei ingrassata in quarantena, ma che in effetti potrebbero funzionare in qualsiasi altra situazione e sono praticamente infallibili. 


1. Comprare un nuovo costume da bagno

Sono ingrassata in quarantena e i miei jeans ne hanno sofferto più di chiunque altro: vuoi che il bikini striminzito mi stia da favola? Indovina indovina, non è così. Quindi cosa faccio? Ne compro uno nuovo, della mia attuale taglia. Se ero una S e ora sono una M, perché dovrei comprare un costume da bagno che so già che non mi starà bene per l'estate 2020? Posso anche provare a dimagrire, se voglio, se posso, se ne ho il tempo e la possibilità. Ma siamo comunque a metà giugno, è difficile che riesca a perdere una taglia intera per l'estate 2020. Intanto che faccio, non vado a mare, al lago, a prendere il sole al parco? Certo che ci vado. Compro un nuovo costume, magari a vita alta o intero (chicchissimo!) della mia nuova taglia e vado. 




2. Analizzare cosa fai quando sei al mare

Quando vai al mare, o al lago, o al parco ecc, cosa fai? Come trascorri le tue giornate estive? Quanto tempo dedichi effettivamente a osservare gli strati di grasso e le smagliature sul girovita altrui? Pensaci seriamente. Scommetto che non è poi così tanto. E quanto tempo passano degli sconosciuti a osservare te e a giudicare come hai affrontato la tua prova costume? Stanno lì con le palettine pronti a darti un voto da 0 a 10? Probabilmente no. Se anche lo facessero, pensa, se una persona al mare con la propria famiglia o con i propri amici, o sola in completo relax passasse la sua giornata a giudicare la tua taglia e a contare i rotolini sulla tua pancia, cosa direbbe questo di lei? Tu forse sei ingrassata in quarantena, sì, ma quella persona sta trascorrendo una giornata di vacanza a lamentarsi del tuo sedere abbondante invece di divertirsi, rilassarsi, godersi l'estate. Chi dei due ha una vita squallida?




3. Ripensare al lockdown

Ma come, ti ho appena detto di goderti le vacanze e adesso ti chiedo di pensare al Coronavirus e a quei mesi di inferno che abbiamo vissuto? Eh sì, se proprio non riesci ad affrontare la prova costume con serenità è necessario che tu ripensi a quello che avresti potuto perdere. A quello che magari hai perso. La tua vita, la tua salute, il tuo lavoro, qualcuno a te caro, la tua libertà, i tuoi progetti di studio e di carriera, 3 mesi interi di vita che non è stata normale e durante i quali hai avuto paura per te stesso e per le persone intorno a te. Ripensaci. Fai il calcolo di quello che hai perso e/o di quello che avresti potuto perdere. Adesso i rotolini sulla pancia ti sembrano ancora un grosso problema? Non credo. Sei sopravvissuta a una pandemia, caspiterina. 
Mettiti un bel costume e festeggia!





Come sarà l'estate 2020 per chi ha una malattia cronica

5 giugno 2020


Lo dico piano piano, a bassa voce, ora che il lockdown è finito: per alcuni di noi è stato una salvezza. Ecco. L'ho detto, anzi l'ho scritto, e rimarrà nell'etere nei secoli a venire. Il lockdown (la quarantena, l'isolamento, chiamatelo come volete) ha fatto sentire alcuni di noi malati cronici meno soli. Perché ehi, per la prima volta in Italia in tempi di pace tutti si sono sentiti come noi. Impotenti. Wow, è stato un sollievo. Guarda, guarda, tutte queste persone perfettamente sane stanno vivendo quello che viviamo noi ogni giorno: sono condizionate da una forza esterna che modifica ogni loro azione quotidiana, che impedisce la realizzazione dei loro desideri, che ostacola la programmazione delle loro giornate. Guardali, lo stanno provando anche loro, ci stanno capendo. E invece no. 

Chi soffre di una malattia cronica vive in un perenne lockdown

Ehi baby, quanto è stato difficile rinunciare all'aperitivo con le amiche, alla festa di compleanno, rimandare quel viaggio che sognavi da tempo e passare i tuoi weekend a casa sul divano? Lo sai che un malato cronico passa così la maggior parte del proprio tempo? Però non ha un enorme nemico invisibile da cui proteggersi... anzi sì. Ce l'ha. Solo che tu non lo conosci. La pandemia ci ha dato quella sensazione di malessere condiviso, anzi più che una sensazione, ci ha dato un trauma condiviso con tutto il mondo. Io non posso uscire di casa perché nessuno può uscire di casa, non devo dare spiegazioni né cercare giustificazioni se non partecipo a una festa, perché la festa non si può fare. Niente mormorii, niente sguardi scocciati, niente "Uffa, potevi avvisare prima che non avresti partecipato, avevo prenotato un posto anche per te", perché non c'era nessun posto da prenotare, nessun evento a cui partecipare. La pandemia è stata un disastro, un dolore mondiale dal quale non sappiamo quando e come ci riprenderemo ma ehi, almeno l'abbiamo vissuta tutti insieme. 
Ora però, almeno in Italia, siamo arrivati alla fase 3. Che cosa significhi esattamente non lo sappiamo, ma sappiamo che noi malati cronici siamo di nuovo da soli. Grazie tante. 



Come sarà l'estate 2020 in Italia?

Eccovi di nuovo tutti schierati, voi persone "sane", voi che avete la fortuna di essere in salute e che non avete avuto conseguenze dal Coronavirus. Sono così felice per voi. Davvero. Non ho mai augurato a nessuno di soffrire e mai lo farò, sono contenta che l'emergenza sia passata o si sia ridimensionata, almeno in Italia. Però, però, però. Ora arriva l'estate 2020 e porta con sé i problemi che ogni malato cronico deve sopportare ogni santa estate, ma peggio. 
Ieri al telegiornale ho sentito la giornalista pronunciare quella che per un malato cronico è la definizione di inferno: "Come sarà l'estate 2020? Meno spontanea e molto più organizzata, con prenotazioni costanti per qualsiasi attività".
E qui il gelo. Se ci sono due parole che descrivono il disagio per un malato cronico sono organizzazione e prenotazioni. Il perché ormai lo sapete: chi soffre di dolore cronico non ha idea di come si sveglierà al mattino, e dopo essersi svegliato non ha idea di come proseguirà la giornata. Immaginate di dover prenotare il vostro posto in spiaggia o al parco o in piscina con qualche giorno di anticipo, in queste condizioni. Impossibile. 
E quindi, mentre tutti smaniano per ricominciare una vita normale, per lasciarsi la pandemia alle spalle, per godere nei prossimi mesi di tutte quelle attività a cui hanno dovuto rinunciare durante il lockdown, il malato cronico affronta almeno 5 diverse sfide:
1. L'estate. Che è sempre una sfida, con le sue temperature estreme che esacerbano la stanchezza cronica e l'umidità che fa salire alle stelle i dolori muscolari e articolari.
2. La voglia di recuperare. Ché pure noi, ragazzi, abbiamo perso 3 mesi della nostra vita, 3 mesi di lavoro, di divertimento, di progetti saltati e di feste mai festeggiate, ma sappiamo già che non avremo mai l'energia per recuperarli tutti.
3. L'incertezza. Perché come in ogni periodo della nostra vita, continueremo a non sapere se sabato prossimo vogliamo passare la giornata in spiaggia, se a ferragosto ci va di prenotare un posto in piscina, se fra due settimane ce la sentiremo di fare un pic nic al parco.
4. Gli amici e i parenti. Che vogliono saperlo adessose sabato prossimo vogliamo passare la giornata in spiaggia, se a ferragosto ci va di prenotare un posto in piscina, se fra due settimane ce la sentiremo di fare un pic nic al parco, e hanno pure ragione, perché tutto va prenotato in anticipo.
5. La paura. Perché il virus secondo qualcuno è scomparso, secondo altri ha perso la propria forza, secondo altri ancora non è mai esistito. Nessuno sa con certezza quale sia la verità, ma c'è una cosa che un malato cronico sa perfettamente: che il suo corpo non funziona e se c'è una pandemia in giro rischia più di altri. E mentre voi vi togliete le mascherine e prenotate le vacanze al mare, il malato cronico non ha la più pallida idea di cosa possa o non possa fare per stare al sicuro. 

Come sarà l'estate 2020 con il Covid 19 che aleggia ancora su di noi? Lunga, complicata e strana.  


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