Gucci e gli altri: come il coronavirus sta cambiando le sfilate di moda

25 maggio 2020


La notizia è di quelle che ribaltano l'intero sistema moda: Alessandro Michele ha deciso che Gucci farà solo due presentazioni annuali, come una volta. Basta con le collezioni cruise, basta con le pre-fall e le capsule collection, basta con i ritmi frenetici che hanno imposto alle grandi griffe della moda una velocità da fast fashion. Il coronavirus e la pandemia hanno sconvolto ogni settore della nostra vita personale e professionale e la moda non poteva certo fare eccezione. 


Come cambia la moda dopo la pandemia

Il mondo non è più lo stesso, da quel febbraio 2020 che sembra lontano anni luce: 3 mesi di lockdown hanno costretto ognuno di noi a rivedere il proprio stile di vita, sotto ogni punto di vista. E se c'è chi ha perso i propri familiari, chi si è trovato da solo dall'altra parte del mondo, chi ha deciso improvvisamente di sposarsi o di divorziare, era inevitabile che la sensazione di fine del mondo imminente si riflettesse anche sui grandi settori dell'economia e del lifestyle.
D'altra parte lo abbiamo sempre detto: la moda racconta la storia, la cultura, la vita quotidiana e non sarebbe stato pensabile mantenere tutto come prima. O tornare al prima, se mai arriveremo veramente a un dopo. E allora cosa fare? Come riorganizzare un sistema produttivo che smuove miliardi in tutto il mondo, che è insieme arte e prodotto, specchio della società e elemento usa-e-getta? Secondo Alessandro Michele, e non solo, bisogna tornare alla lentezza. Negli anni passati l'avvento del digitale e il metodo del see-now-buy-now avevano trasformato la moda, anche quella ad altissimi livelli, in una macchina sforna trend. Decine di collezioni all'anno, non sempre particolarmente ispirate, si sono susseguite sotto i nostri occhi stanchi e voraci, pronti a consumare la tendenza successiva. Ora basta, almeno per Gucci
Ora torniamo all'essenza di quella che un tempo era la sfilata di moda: due collezioni, una primavera-estate e una autunno-inverno, presentate in modalità ancora sconosciute e che probabilmente coinvolgeranno il digitale. E se un designer giovane come il direttore artistico di Gucci, che delle sue sfilate di moda ha fatto dei veri e propri show sempre più strabilianti, ha riscoperto la gioia della lentezza, un grande nome della moda ci era arrivato prima di lui. Giorgio Armani, uno dei primi imprenditori ad afferrare la gravità della pandemia e a carpirne le potenzialità distruttive o costruttive lo aveva detto già a marzo: è tempo di fermarsi. Di tornare a dare valore alle cose giuste, di dedicare tempo e attenzione ai particolari, di curare le eccellenze che hanno reso grande il nostro Paese. Tempo di una moda nuova ma che pesca a piene mani dalle sue origini, e nessuno sa farlo meglio di Re Giorgio Armani: pioniere del nuovo e amante della tradizione, di quel saper fare italiano che tutto il mondo ci invidia. Non è solo una provocazione, quella di Armani di portare la sua sfilata d'alta moda a Milano lasciando Parigi. Non è solo un modo per ridare vita a una delle città più martoriate dalla pandemia. È un modo per dirci che sì, andrà tutto bene, ma solo se sappiamo reinventarci e riscoprire i nostri punti di forza. Valorizzare la qualità e abbandonare la spasmodica ricerca di quantità, di frenesia, di accumulo. Poche collezioni ma ben disegnate, ben pensate, ben confezionate, sono quelle che vedremo sfilare sulle passerelle della Milano Fashion Week e di tutte le settimane della moda la prossima stagione. 
Dalle fashion week di New York e di Londra è partita la richiesta di un rinnovo totale del sistema moda: anche per gli stilisti internazionali, guidati dal belga Dries Van Noten, la parola d'ordine è rallentare. Forse qualcosa dalla pandemia, alla fine, la impareremo. 

Alessandro Michele, Gucci

Giorgio Armani



Coronavirus e sfilate di moda: è tempo di digital

Le grandi firme della moda italiana puntano sulla qualità e su un modo nuovo di raccontare la propria versione dello stile, ma anche i designer più giovani hanno capito che bisogna rinascere dalle ceneri di questa pandemia. Anzi, forse lo hanno capito prima di tutti, forse lo sapevano già e aspettavano l'occasione giusta per dare vita a una forma di comunicazione tutta nuova, tutta digital. 
Succede così che la stilista congolese Anifa Mvueba, al timone del brand Hanifa, realizzi una sfilata su Instagram Live con abiti indossati da modelle fantasma. Sono proiezioni in 3D che mostrano come si muoverebbe ogni abito sulle curve di una donna vera. Innovativo, democratico, diretto al cuore dei consumatori attraverso una delle piattaforme più amate da giovani e non. Lo stesso mezzo è stato scelto dal londinese Harris Reed, che ha creato un filtro Instagram per permettere a tutti i suoi follower di "indossare" virtualmente i pezzi più iconici della sua collezione. Così da casa, in piena quarantena, siamo tutti un po' modelli con i suoi cappelli a tesa larghissima che fanno tanto chic. 

Sfilata di moda Hanifa in 3D su Instagram Live

Fan e influencer provano il filtro "Iconic Hat" di Harris Reed su Instagram

Altre soluzioni alternative per la moda 2020-21

Insomma, che il sistema moda sia stato impattato dal coronavirus e dalla pandemia è innegabile. Infinite sfilate, eventi, presentazioni e fiere sono stati annullati in tutto il mondo e ogni creativo ha dovuto spremere un po' di più le meningi per raccontare al mondo i propri capi. 
Le collezioni primavera estate 2020, considerando che stiamo passando gran parte della stagione in quarantena, sono state cancellate? In alcuni casi sì, in altri sono state solo raccontate in maniera diversa. Basti pensare a Zara, il primo marchio a realizzare un intero photoshoot in pieno lockdown. Le modelle, a casa propria, si sono improvvisate anche fotografe e si sono fatte aiutare dai direttori creativi per raccontarci lo stile anche in quarantena. E se la maggior parte dei matrimoni del 2020 è stata spostata o annullata, possiamo continuare a sognare splendidi abiti da sposa sui social di Reem Acra, che ci mostra le sue creazioni più recenti indossate da modelle dentro una bolla gigantesca. E il distanziamento sociale diventa subito un po' più magico. 

Alcune immagini della campagna Zara durante la quarantena
Gli abiti da sposa Reem Acra indossati da modelle dentro una bolla e condivisi su Instagram

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