Perché i reality hanno tanto successo? 4 motivi per cui amiamo il trash di Netflix durante la pandemia

27 aprile 2020


Too hot to handle, The Circle, Love is blind: sono solo 3 dei reality show che Netflix ha sfornato in questi due mesi di pandemia e che hanno avuto un immenso successo globale. Ma perché? Cosa ci spinge a intrufolarci nelle vite di perfetti sconosciuti e spiarli dal buco della serratura, soprattutto mentre siamo in quarantena? Ecco 4 validi motivi


Perché i reality hanno tanto successo?

La risposta più immediata è quella che cita David Grossman e il suo Che tu sia per me il coltello: "Chi può resistere alla tentazione di sbirciare nell'inferno di un altro?". L'essere umano ha la curiosità nel sangue e, in un periodo storico in cui tutti siamo protagonisti e spettatori sui social network, il pettegolezzo si è spostato sugli schermi delle nostre tv. 
Ecco perché guardiamo la tv spazzatura e i reality show. Ci fanno affacciare nelle vite altrui senza realmente parteciparvi, ci permettono di spettegolare alle spalle di qualcuno senza conseguenze, ci regalano quel brivido che nelle nostre vite quotidiane (spesso per fortuna) non c'è. Ne abbiamo bisogno, soprattutto in questo periodo di isolamento forzato che ci obbliga a stare con noi stessi, a guardarci dentro, a porci domande esistenziali. Chi sono, perché esisto, qual è il mio scopo nel mondo? Forse giudicare la vita amorosa di perfetti sconosciuti?


4 motivi per cui amiamo il trash di Netflix

Fuori da ogni retorica, da ogni ricerca del sé, da ogni tentativo di imparare una nuova lingua straniera o finire quel romanzo che abbiamo in testa da anni, diciamoci la verità: stiamo passando il 90% del nostro tempo in quarantena a fissare la tv, spaparanzati in pigiama sul divano. Ma se oggi l'offerta di contenuti di altissima qualità è così vasta tra canali tematici e servizi di streaming, perché proprio i reality hanno tanto successo? Sono tv spazzatura, lo sappiamo tutti. Cosa ci spinge a guardare The Circle USA invece di Via col Vento? Ecco 4 motivi che, secondo me, ci attirano inesorabilmente verso il trash

1. Voyeurismo. Ecco il primo, ineluttabile motivo di cui vi parlavo sopra: siamo animaletti curiosi. Se non fosse così non esisterebbero i social, vero? Cerchiamo pure di nasconderlo, ma tutti almeno una volta abbiamo sbirciato il profilo di un ex fidanzato, dell'amica-nemica del liceo, di quella ragazza che nell'ambiente ristretto del paesello ci sembrava completamente sperduta, una sfigata, e oggi ha successo nel lavoro e nella vita. Ma torniamo al discorso di Grossman: noi vogliamo sbirciare nell'inferno di un altro, non nel paradiso. Possiamo anche essere felici quando un conoscente annuncia il proprio matrimonio, la nascita di un figlio o il perfetto successo del suo ultimo progetto lavorativo, ma non siamo pienamente soddisfatti. Vogliamo il dramma. 

2. Complesso di superiorità. Eh sì, facciamo proprio schifo come esseri umani, perché il dramma altrui ci piace. Intendiamoci: non la morte, non la malattia, non la sofferenza reale (almeno non per chi di noi è sano di mente), ma il melodramma scatenato da nomination e pugnalate alle spalle, gelosie e fidanzati rubati? Quello sì. Ci fa sentire migliori. Guardiamo i reality show, soprattutto i più trash, per pensare "Ok, la mia vita non è il massimo ma almeno non sono stata mollata in mondovisione". Vogliamo sentirci migliori. Di chi? Di perfetti sconosciuti, con i quali il confronto reale non avverrà mai. E quindi la nostra sensazione di superiorità sarà ancora più avvalorata. 

3. Identificazione. Se da un lato ci sentiamo completamente distaccati dai personaggi di Too hot to handle, dall'altro riconosciamo in loro la versione eccessiva ed esagerata di noi stessi. Sì, ok, probabilmente siamo in grado di vivere nella stessa casa con un ragazzo attraente senza saltargli addosso dopo 48 ore. Ma magari abbiamo fatto degli errori simili nella nostra vita sentimentale presente o passata, magari nella vita reale utilizziamo gli stessi meccanismi di difesa e di manipolazione che i concorrenti di The Circle mettono in atto sulla piattaforma. Sia chiaro, nessuno di noi vincerà 100.000$ alla fine di questa quarantena (il che è francamente un peccato), ma magari impareremo qualcosa di più sui nostri rapporti con gli altri. Mentre osserviamo Jessica di Love is Blind e ne critichiamo l'atteggiamento infantile e superficiale, forse ci ricorderemo che anche noi abbiamo commesso degli errori per paura di prendere un impegno sentimentale serio. 

4. Puro intrattenimento. In tutto ciò, perché i reality di Netflix hanno tanto successo rispetto a quelli italiani che ci propina canale 5 da 20 anni? Perché i loro protagonisti sono lontani da noi. Vivono dall'altra parte del mondo, usano uno slang e bevono cocktail che non conosciamo, nella maggior parte dei casi non li rivedremo mai più. Al contrario delle starlette di casa nostra, che popolano i salotti delle tv nazionali per anni e anni e anni, Chloe di Too Hot to Handle, finita la prima stagione, sarà solo un ricordo. Possiamo passare al caso umano successivo. 


Coronavirus, quando finirà l'emergenza? Hai 100 domande, ma puoi rispondere solo a una

21 aprile 2020


Quando finirà la tempesta? è la domanda che ci stiamo ponendo tutti, incessantemente, da ormai due mesi. E non solo quella: abbiamo 100 domande, una più complicata dell'altra, e per ognuna di esse nessuna risposta. Quando riapriranno i parrucchieri? Quando potremo viaggiare di nuovo? Abbiamo perso la nostra normalità per sempre? Ne troveremo una nuova? E come sarà? Diventeremo tutti più belli e più buoni o sempre più isolati ed egoisti? 



La verità su tutte le 100 domande che hai sulla quarantena

La verità è che non puoi avere le risposte. E sarò ingenua o eccessivamente idealista, ma sono convinta che nessuno le abbia. Non c'è un potere unico che tira le fila di tutto il mondo trattandoci come burattini, che si diverte a impedirci la nostra mezz'ora di jogging al parco o a rovinarci le vacanze al mare. Semplicemente, nessuno sa quando finirà la quarantena e nessuno sa cosa succederà dopo la pandemia
Il nostro istinto animalesco ha bisogno di certezze, la nostra mente, che è complicatissima ma allo stesso tempo ha bisogni semplici, chiede risposte certe su cosa succederà alla tribù umana nel prossimo futuro, non trova le risposte e si arrovella su 100 domande una più inutile dell'altra. Non sappiamo come il coronavirus cambierà il nostro modo di vivere, di viaggiare, di gestire i rapporti sociali e le feste, le funzioni religiose e le passeggiate, non sappiamo quanto e in che modo dovremo adattarci a un sistema di valori nuovo. Non abbiamo gli strumenti. Possiamo solo fidarci di chi prende le decisioni per noi. Oppure non fidarci, ma il risultato è lo stesso. Se stanno facendo le scelte giuste o sbagliate lo sapremo, forse, soltanto dopo. E intanto? Intanto come affrontiamo questo isolamento che ci ha rinchiusi ognuno con sé stesso (o con membri della tribù che magari non avremmo scelto) a tempo indeterminato? 



L'unica domanda alla quale possiamo veramente rispondere durante la quarantena

Quando è iniziata l'emergenza, ci siamo sentiti tutti improvvisamente più vicini. Come un unico essere, la tribù Italia (poi la tribù Europa, poi la tribù Mondo) ha pensato di poter affrontare il coronavirus con un grande senso di unità e collaborazione. Sono partiti i flash mob sui balconi, le videochiamate con gli zii che non sentivamo da mesi, le imprese di solidarietà. Tutto bellissimo, sì, ma non poteva durare. 
Dopo due mesi di isolamento, perfino chi è abituato a passare lunghi periodi in casa sta cedendo. Siamo stanchi. Ci sentiamo spaesati, soli e, appunto, privi di risposte. Tutte le coordinate della nostra vita quotidiana - il lavoro e la spesa, il pranzo della domenica dalla suocera, il cinema una volta al mese, l'aperitivo del venerdì sera, la passeggiata in centro e l'abbonamento in palestra che no non ci voglio andare, ma ora che non posso sì, ci voglio andare - sono improvvisamente scomparse. Ci siamo trovati nel mare in tempesta, più soli che mai. 
E se inizialmente pensavamo di poter affrontare la pandemia tutti insieme, un'onda di umanità che si infrangeva contro lo scoglio del pericolo comune, abbiamo dovuto accettare che siamo soli. Ognuno dentro le proprie case, da soli o con i nostri fidanzati, genitori, coinquilini, e con una gigantesca lente d'ingrandimento puntata addosso. Ed ecco la chiave di volta: la lente d'ingrandimento. Ognuno chiuso nella propria bolla (di perfetto isolamento o di drammatica vicinanza con il virus), le uniche domande che valga la pena di porci sono quelle che riguardano noi stessi. Chi sono? Di cosa ho bisogno, cosa mi manca? Chi mi manca e perché? Come mi relaziono con gli altri? Chi aggiunge valore alla mia vita e chi no? 


Trovare le risposte durante la quarantena, agire quando finirà l'emergenza

Queste sono le domande che puoi e devi, dovresti porti in questo momento. E non è detto che troverai le risposte. E non è detto che ti piaceranno. Ma uscirai da questa quarantena più consapevole, conoscerai meglio te stessa e gli altri, il tuo microcosmo che ruota attorno alle relazioni familiari, amicali, lavorative della tua vita. 
Fermati. Respira. Ripara il tuo universo. Vai avanti. 
Riparare il tuo universo è la condizione necessaria per andare avanti, quando finirà l'emergenza e troveremo la nostra nuova normalità. L'unico compito che abbiamo, come esseri umani, è arrivare a quel momento con il maggior grado di pace interiore possibile. Riconoscere i nostri punti di forza e i nostri punti deboli, analizzare le nostre reazioni e le nostre relazioni, accettare che certi rami vanno tagliati è solo un passo. Poi bisognerà riparare. Può aiutarti la meditazione, lo yoga, la preghiera, i libri che insegnano ad amarsi. Ma se c'è qualcosa di veramente rotto nel tuo universo, dovrai avere il coraggio di rivolgerti a un professionista e fare terapia. Siamo esseri umani limitati. Se il rubinetto perde e non sappiamo ripararlo, chiamiamo un idraulico che ne sia in grado. Se il nostro microuniverso si è rotto e abbiamo bisogno di guarirlo, ci rivolgiamo a uno psicoterapeuta. E poi andiamo avanti. 




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