Sfilate di moda a Milano: storie di donne, di madri e di figlie in passerella per Laura Biagiotti

24 settembre 2019


Quest'ultima edizione della Milano Fashion Week settembre 2019 ha visto un piccolo turnover tra i big della moda italiana, volto a rendere più accattivante il calendario per giornalisti e buyer. Eppure, tra le sfilate di moda a Milano, ce n'è una che è ormai una garanzia: quella della griffe Laura Biagiotti al Piccolo Teatro. Quello della domenica a mezzogiorno, quando finisce la settimana della moda di Milano (o meglio sta per finire), è un appuntamento con l'eleganza e la sobrietà, che per questa stagione primavera estate 2020 rafforza il carattere iperfemminile del marchio. 



Sfilata Laura Biagiotti: storie di donne, madri e figlie

Oggi direttore artistico e CEO del marchio, Lavinia Biagiotti non può che ispirarsi ai principi della mamma per la moda donna primavera estate 2020. I capisaldi rimangono il bianco, la leggerezza dei tessuti e la purezza delle linee, la bellezza femminile distillata goccia a goccia - come dice la stessa stilista dietro le quinte della sfilata - nel quotidiano della donna di oggi.
Ed è proprio una storia di donne quella che si dipana sulla passerella di Laura Biagiotti: impegnate, romantiche, sportive, sofisticate. Sempre e comunque eleganti in una semplicità che racconta tutto il gusto dello stile italiano. Ed è anche una storia di madri e di figlie: non solo Laura e Lavinia, in un metaforico passaggio di consegne che quest'ultima ha preso con grande responsabilità ma senza mancare di aggiungere un tocco personale alle collezioni del brand. L'altra coppia madre - figlia è composta da Pat e Anna Cleveland, sulla passerella della griffe italiana rispettivamente alla Milano Fashion Week dello scorso febbraio e all'edizione di questo settembre. Anche queste due modelle leggendarie raccontano una storia di donne, una classe innata che si tramanda di madre in figlia (e che apre e chiude la sfilata sotto scroscianti applausi).




Forever Laura Biagiotti, dai profumi alle scarpe

Passando ovviamente per i vestiti. Forever si chiama la collezione che Lavinia Biagiotti ha portato in passerella, continuazione dell'arco narrativo che si è instaurato nella maison dopo la morte di Laura. Immortale è il suo gusto per l'eleganza pulita e senza fronzoli, pratica e moderna, che Lavinia instilla in ogni look della sfilata alla settimana della moda di Milano
I look in total white si alternano a ventate di freschezza dai toni vitaminici: arancio, fragola e mirtillo, accompagnati da un onnipresente denim. Declinato in abiti, pantaloni e crop top dal maxi fiocco, il jeans è tempestato dal monogramma LB, che si ripete sulle borse a tracolla destinate a diventare iconiche e sulle scarpe Laura Biagiotti aperte e spuntate sul davanti. Presentato in occasione delle sfilate di moda Milano di settembre anche il profumo Laura Biagiotti Forever, in collaborazione con Laura Chiatti che è protagonista della campagna pubblicitaria. 


Forme, colori e volumi della primavera estate 2020

Non sarebbe una sfilata Laura Biagiotti se non comparisse qua e là un minidress modello bambola, che ha reso la stilista famosa in tutto il mondo. Caratterizzato da maxi ruches che donano movimento e volume alla silhouette, per la prossima primavera estate si tinge di tinte brillanti e si abbina alle scarpe Laura Biagiotti modello sabot. Non manca un richiamo allo stile anni '70 e '80, che domina le passerelle della prossima stagione. Qui presente con abiti in cotone tie-dye, maniche vaporose e tutine stretch ricoperte di glitter, con cui Anna Cleveland chiude la sfilata







Foto da Laurabiagiotti.it
Si ringraziano lo staff Laura Biagiotti e l'ufficio stampa GM/PR per il cortese invito.

Milano Fashion Week: le sirene dal look anni '90 della sfilata Iceberg

22 settembre 2019

Foto ANSA

Una delle sfilate a cui avrei dovuto assistere è quella di Iceberg, la prima collezione di sola moda donna sia per il marchio sia per il suo direttore creativo, James Long alla Milano Fashion Week. Ed ecco i look anni '90, un po' da sirena un po' grunge, che hanno invaso una passerella inusuale alla settimana della moda milanese


Sfilata Iceberg primavera estate 2020

La prima cosa a colpire, in questa sfilata Iceberg per la prossima primavera estate, è la location. Sono i Bagni Misteriosi, storico lido estivo milanese da poco restaurato con l'aiuto dei big della moda come Giorgio Armani. 
Qui, avvolte dalla superficie riflettente dell'acqua e da un cielo azzurro illuminato dal sole settembrino, hanno sfilato look anni '90, tutti colori pastello e stampe cartoon, e outfit total black in stile grunge

Sirene e musica afro

La primavera estate 2020 firmata Iceberg porta in passerella sirene dal fascino grunge, i cui look anni '90 creano tre mood distinti. La prima parte della sfilata di Milano è tutta dedicata ai toni pastello, le cui sfumature di giallo, magenta e azzurro si fanno iridescenti grazie al gioco di luci delle paillettes all over. Pantaloni da jogging e slip da bagno ricoperti di lustrini creano un delizioso riflesso iridescente, reso ancora più evidente dal luccichio dell'acqua e del sole in una giornata settembrina che rende questa sfilata Iceberg un inno all'estate. 
La scelta di sfilare in un posto tipicamente estivo è vincente e, grazie anche alla cantante afrobeat Tiwa Savage, la settimana della moda di Milano si trasforma in un party in piscina. E vere e proprie sirene si muovono sinuose in passerella: le paillettes ricordano le squame luccicanti delle creature marine, le gonne lunghe e plissettate ricreano il movimento di una coda, il tulle leggerissimo che si posa si silhouette sportive ricorda la leggerezza dei movimenti subacquei. 




Stampe e accessori anni '90

La moda anni '90 è una chiara fonte d'ispirazione per la collezione Iceberg primavera estate 2020. La i del marchio diventa una stampa pied de poule che si ripete su felpe e minidress, abiti fluttuanti e tailleur dal taglio sporty. Minimo comun denominatore, dai look più colorati a quelli total white che caratterizzano la seconda parte della sfilata, sono gli accessori. Le scarpe Iceberg di questa stagione sono le sneakers chunky, amatissimi complementi dei look anni '90 e degli outfit di tendenza per la primavera estate 2020
Le felpe Iceberg ricordano invece gli anni '80 con le loro maniche esagerate, infilate dentro slip a vita alta da signora perbene alla lezione di tennis al circolo. Ma non c'è nulla di borghese in questi look che strizzano l'occhio al grunge, pronti a virare verso la terza sezione della sfilata Iceberg





Total black e paillettes all over

Chiude la sfilata Iceberg alla Milano Fashion Week una selezione di look total black che sintetizza tutti i trend della prossima stagione. Ci sono le paillettes che ricoprono felpe e costumi da bagno; piccole incursioni nel mondo dei colori pastello che sfuggono allo spirito grunge degli anni '90; ancora la i di Iceberg che si ripete, ricamata sugli orli di gonne in tulle e sulle felpe a collo alto. Sirene dal gusto rock, che strizzano l'occhio alla moda anni '90 e allo stesso tempo aprono una nuova era per Iceberg e per James Long: quella dedicata alla femminilità, delicata e grintosa insieme. 




Foto da Vogue.com
Si ringraziano Iceberg e l'ufficio stampa GM/PR per il cortese invito.

Quando sei un fibromialgico è vietato lametarsi (anche se hai appena perso un'occasione lavorativa importante)

20 settembre 2019


Se sei un fibromialgico, è vietato lamentarsi. Punto. In realtà, è vietato lamentarsi sempre, soprattutto se sei donna, soprattutto se hai una malattia cronica, soprattutto se hai una malattia invisibile. C'è sempre chi sta peggio di te. Il che è vero, assolutamente vero, ma non implica che tu non possa dispiacerti di aver perso un'occasione lavorativa importante a causa della malattia. Vi spiego. 


Oggi dovrei essere alle sfilate di Milano, invece sono sul divano dolorante

E questo è un fatto. Avevo i biglietti del treno, la cartellina con gli inviti, la mappa delle fermate metro più vicine alle varie sfilate e presentazioni della Milano Fashion Week. Avevo tutto, tutto quello che una blogger/editor/copywriter che si occupa di moda dovrebbe avere, ma in un comodo formato tascabile da malata cronica. Ovvero, ho fatto la settimana della moda di Milano in passato, ho capito che non ce la faccio proprio a sopravvivere a 5-6 giorni consecutivi a un ritmo di 10 appuntamenti al giorno (sempre in punti opposti della città, sempre) e da qualche tempo ho deciso di scegliere un giorno per stagione e cercare di fare il più possibile in quell'unico giorno. Quel giorno era oggi. 
Oggi ho la febbre, il ciclo, l'emicrania, dolori cervicali, la schiena a pezzi, le ovaie che urlano pietà, e non sono riuscita neanche a trovare la forza per lavarmi i capelli. Perché sono malata. E questa non è una lamentela o un tentativo di attirare l'attenzione, è la pura e oggettiva definizione del mio stato di salute. Sono malata. Essere malata mi impedisce di lavorare come, quando e quanto vorrei. E questo vale non solo per il lavoro, ma per la cura di me stessa, per la vita familiare, per il tempo libero, per la vita sociale, per le feste, per la cura della casa, per ogni aspetto della vita di un qualsiasi essere umano. Non c'è niente di strano, non c'è pietismo, non c'è cattiveria nel dire che sono malata. Lo sono. Ma non lo posso dire. Non si fa, è peccato, vietato lamentarsi, ma lo sai quanti stanno peggio di te? Ma chi se ne frega, si può dire?




Fashion week e malattie croniche non vanno d'accordo

Fashion week e qualsiasi condizione dell'esistenza umana non vanno d'accordo, se chiedete ai miei colleghi o al mio fidanzato, che mi ha accompagnato in diverse occasioni. I ritmi sono serrati; gli appuntamenti sono tutti di seguito e sempre in punti opposti di Milano, sempre; durante la settimana della moda di settembre fa caldissimo e durante quella di febbraio fa freddissimo e lo sbalzo termico tra strade cittadine e location da sfilata è pazzesco. Insomma, se tutti i lavoratori (organizzatori, modelle, fotografi, giornalisti) sono a pezzi già dopo il primo giorno, forse il sistema andrebbe cambiato un pochino. Il mio è solo un suggerimento eh, Camera della Moda, se mi leggi (non mi legge). 
Insomma, la fashion week è un disastro per chi è perfettamente in salute, pensate a cosa possa essere per un fibromialgico. Però va fatta, essenzialmente per 3 motivi:
1. è il mio lavoro;
2. è un'esperienza divertente, emozionante, bella;
3. ti offrono fiumi e fiumi di Franciacorta Rosé e macarons. 
Insomma, è IL momento dell'anno per chi si occupa di moda (e non solo) e non bisogna mancare. Io invece manco. Spessissimo. A causa della mia malattia. Ma non lo posso dire. Vietato lamentarsi



L'incubo dei gruppi di supporto per malati cronici

Se non bastassero gli amici, i parenti, i colleghi e i conoscenti a dirti che devi combattere, la nuova frontiera del movimento vietato lamentarsi sono i gruppi di supporto per fibromialgici. Quelli che nascono, lo dice il nome stesso, per supportare gli altri malati, confrontarsi su cure e medici, sfogarsi delle proprie paturnie con qualcuno che, sei certa, capirà. 
Invece no. Invece sempre, sempre, sempre, arriva il fibromialgico di turno a dirti che Ehi, la vita è bella, guarda il lato positivo, vietato lamentarsi. E c'ha ragione. La vita è bella, bellissima, stupenda, piena di cose e di persone, di sentimenti e di emozioni e pure di dolore cronico. La nostra, almeno, lo è. E ogni giorno, ogni santissimo giorno, ce lo ricorda con la puntualità di un orologio svizzero. Perché noi stiamo male ogni giorno, mica se mi vedete in foto al mare vuol dire che non sto male. Mica se mi vedete in vacanza con il mio fidanzato vuol dire che non sto male. Mica se affronto due ore di mezzi pubblici per andare al Festival del Cinema vuol dire che non sto male. Vuol dire che per quel giorno sono riuscita ad andare un passettino oltre il dolore cronico. Ma c'è, è lì, lo dice la parola stessa: è cronico. Lì sotto il cappello di paglia, dietro il castello che sto visitando, nascosto in fondo agli occhi che brillano per la felicità di una bella giornata. Non tutti i giorni, però, posso superarlo. Non tutti i giorni posso combattere. Ci sono giorni in cui non ce la faccio e questo mi fa arrabbiare. Ma non ve lo posso dire. Vietato lamentarsi. 

Anche se oggi, invece di stare in giro per una delle mie città preferite a fare il lavoro che amo, ad ammirare splendide creazioni e farmi spiegare dagli stilisti come le hanno realizzate, a bere Franciacorta rosé e mangiare macarons (è importante 'sta cosa, ragà), sono sul mio divano con un dolore che mi lacera il cranio e un altro che mi trapassa le ovaie, abbracciata alla borsa dell'acqua calda e circondata da asciugamani, plaid e lenzuola perché sento allo stesso tempo caldissimo e freddissimo e sudo come mai nella vita. Ma non ve lo posso dire. Vietato lamentarsi. E chi se ne frega, se nella vita di un fibromialgico ci sono mille giorni in cui si trova il lato positivo e uno, solo uno, in cui non ce la fa e ha bisogno di sfogarsi. No. Vietato lamentarsi. 


Dove-quando-come vedere gli attori al Festival di Venezia (ovvero come ci si sente quando si incontra una star)

16 settembre 2019

Adam Driver e Laura Dern arrivano al Palazzo del Casinò per la conferenza stampa

Di parlare del Festival del Cinema di Venezia, io non mi stancherò mai. Perché è veramente un evento speciale, che esula da qualsiasi altro evento possa mettere in contatto noi comuni mortali poracci (leggi blogger e giornalisti freelance, ma non solo) tra di noi e con quella sorta di creature sovrannaturali chiamate star. E quindi, dato che me lo avete chiesto, ecco dove, quando e come vedere gli attori al Festival di Venezia. Così sarete pronti per la prossima edizione ;)

Brad Pitt incontra i fan sul red carpet del Palazzo del Cinema



Dove-quando-come vedere gli attori al Festival di Venezia: 5 situazioni perfette per il vip watcing

Partiamo dal concetto che al Festival di Venezia può andare chiunque. Davvero. Stampa e professionisti del settore hanno proiezioni e percorsi dedicati, ma anche gli studenti di cinema e i semplici appassionati possono acquistare biglietti per le singole proiezioni al pubblico o abbonamenti per l'intero Festival. Sono i cosiddetti pass verdi, che non vi permetteranno di entrare ad ogni proiezione, ma di muovervi liberamente per il Lido sì. E magari incontrare qualche star. Ecco 5 situazioni perfette per vedere i vostri attori preferiti

1. Alle proiezioni ufficiali. Tutti i film, soprattutto quelli in concorso al Festival del Cinema di Venezia, vengono proiettati la mattina in anteprima per la stampa e il pomeriggio/sera per il pubblico. In queste proiezioni serali è presente il cast, quindi sono i momenti ideali per trovarvi nella stessa stanza, per dire, con Johnny Depp. Occhio però alle prenotazioni: costicchiano e finiscono in un lampo. 
2. Sul Red Carpet. La mattina prima e dopo le conferenze stampa, il pomeriggio prima e dopo l'assegnazione dei Leoni alla Carriera e la sera prima delle proiezioni ufficiali, le star passano dal red carpet davanti al Palazzo del Cinema. E spesso si fermano, rilasciano autografi, scattano selfie con i fan. Perfino Adam Driver alias il-più-sociopatico-attore-che-odia-la-folla quest'anno si è fermato ben due volte. Il problema? Le star vere e proprie arrivano non prima delle 19.00, e per accaparrarsi un posto in prima fila i fan si accampano davanti al red carpet dalle 6 del mattino. Ci vuole una volontà di ferro, una scorta d'acqua e possibilmente un ombrello contro sole e pioggia, entrambi sempre violenti a Venezia. 
3. In Sala Conferenze Stampa. Nella sala vera e propria entrano solo giornalisti e addetti ai lavori (quest'anno la selezione è stata più dura dell'anno scorso, per dire), ma nell'edificio del Palazzo del Casinò può entrare anche chi ha il pass verde. E accamparsi (è una parola che leggerete spesso in questo post) in attesa di vedere gli attori che entrano o escono dalla sala. E guardare la conferenza dai maxi schermi, intanto. A volte stai lì per ore e gli attori neanche si fermano (sto guardando te, Scarlett Johansson), a volte puoi chiacchierarci amabilmente. Come con Stellan Skarsgård, che ha dichiarato a un gruppo di fan sfegatate di farsi bastare i figli che ha già, perché non ha intenzione di farne altri. Best moment del Festival 2019, onestamente. 
4. Ai lati del Palazzo del Casinò. Circondato da transenne, il Palazzo del Casinò è the place to be subito dopo le conferenze stampa e i photocall. Se non piove, gli attori passano a salutare, firmare autografi, chiacchierare con i fan (ciao Timothée Chalamet, quella mini chiacchierata me la ricorderò finché campo). Il problema è che non c'è modo di sapere da quale porta usciranno. Devi avere fortuna. 
5. All'Hotel Excelsior. Luogo di approdo dei vip al Lido, per decenni l'Excelsior è stato meta di pellegrinaggio dei fan che aspettano trepidanti la barca dalla quale scenderà Brad Pitt. Molti, però, non sanno che all'interno dell'hotel stesso (in cui ormai soggiornano solo attori italiani e star di minor prestigio, mentre i big preferiscono dormire lontani dal Lido) si svolgono presentazioni, consegne di premi e conferenze in cui è possibile incontrare attori, registi e celebrities varie. Anche stare di fronte a Terry Gilliam, per dire

Johnny Depp firma autografi sul Red Carpet

Com'è vedere gli attori da vicino per noi comuni mortali

Strano, ragà, che vi devo dire? Vedere dal vivo un attore di cui conosci a memoria la filmografia e ogni sua singola dichiarazione alla stampa (sì, sì, sto parlando di nuovo di Adam Driver) è strano. Accade una sorta di sdoppiamento della personalità altrui. Da un lato c'è la Julie Andrews che è Mary Poppins, è Maria di Tutti insieme appassionatamente, è Victor Victoria, e che nella tua mente non è che un'entità astratta, un personaggio di finzione tanto quanto Mary Poppins, Maria e Victor Victoria. Dall'altro c'è Julie Andrews quella vera, che si trova di fronte a te e si commuove e piange e ride, e le tremano le mani mentre riceve il Leone d'Oro e in quel momento sembra più reale che mai. Ti rendi conto che è una persona vera. 
Ti rendi conto che ogni star che hai idolatrato per anni non è un'entità astratta, è una persona in carne ed ossa, sta camminando e respirando e sorridendo davanti a te e magari ti parla e senti un accenno di emozione, di imbarazzo, di paura del giudizio altrui sul loro lavoro. Perché in fondo, loro sono lì per fare il loro lavoro. Per promuovere il loro lavoro e per vederlo giudicato. E lo sanno, che tu con quella penna o quel tablet in mano stai scrivendo che sono stati bravissimi o che hanno fatto pena, che quello lì e il loro ruolo più riuscito o un completo flop. Lo sanno, come fanno a non pensarci, poveracci?

Julie Andrews in conferenza stampa


Cosa faccio quando vedo un attore al Festival del Cinema di Venezia

L'anno scorso come quest'anno, ragazzi io non ce l'ho fatta. A starmene lì a starnazzare all'apparizione di Johnny Depp. A dire a Timothée Chalamet che ha dei capelli stupendi. A chiedere un autografo di Scarlett Johansson di cui, in fondo, non me ne farei niente. Non giudico chi lo fa, per carità. Il mondo delle star di Hollywood è anche questo. 
Ma in quel momento, circondati da gente che dice loro "Sei bellissimo/a", io credo che gli importi poco di sapere che anch'io li trovi bellissimi. Lo sanno, che sono bellissimi, hanno mille persone intorno che glielo ripetono in continuazione, e probabilmente preferiscono comunque sentirselo dire dalle loro mogli/fidanzate/mariti/fidanzati/compagni/partner. Così io, se ho l'opportunità di parlare con un attore in quei momenti, gli dico se mi è piaciuto il film che ha presentato e perché. E non mi scorderò mai la faccia di Timothée Chalamet quando mi ha chiesto "Davvero hai visto The King? Davvero ti è piaciuto?" e quasi non ci credeva. Perché tutti gli altri erano lì a dirgli che è bellissimo, e il film non lo avevano visto. Che è bellissimo poi l'ho detto anch'io, in privato, alla mia migliore amica. A lui lo dirà la sua fidanzata e penso ne sarà più contento. 

Julie Andrews riceve il Leone d'Oro alla Carriera

Timothée Chalamet scatta un selfie con una fan

Foto di Biennale di Venezia

Come vestirsi in primavera? 5 risposte dalla New York Fashion Week

14 settembre 2019


L'estate sta finendo e già ci si chiede come vestirsi per la prossima primavera. Sì, perché la moda è sempre avanti e nonostante i tentativi di avvicinare le sfilate al momento in cui i capi arriveranno in negozio, la stagionalità anticipata, almeno per il momento, rimane. Così in questi giorni abbiamo visto alle sfilate di New York gli abiti e i look da indossare nella primavera estate 2020


Come vestirsi in primavera? 5 risposte dalla New York Fashion Week



1. Con un maxi dress a fiori

Lo so, lo so: fiori? In primavera? Miranda Priestly ci guarda con disgusto, ma non ce ne frega proprio niente. Perché i fiori ci piacciono, piacciono agli stilisti, piacciono agli influencer, piacciono a noi comuni mortali che li indossiamo pure in inverno. E figurati se ci facciamo scappare i maxi dress tutti roselline, margheritine, fiorellini per la prossima primavera. Eh no. Anche perché, diciamolo, gli abiti lunghi hanno tutta una serie di vantaggi:
- con un solo capo hai fatto tutto il look;
- stanno bene praticamente a tutte;
- possiamo evitare di depilarci le gambe (e vi pare poco?). 

Badgley Mischka

Brock Collection

Marc Jacobs


2. Con un tailleur da donna

Power suit, lo chiamano, perché dona autorità e sicurezza a chiunque lo indossi. Il tailleur da donna della primavera 2020 risolve il problema come vestirsi al lavoro con un sol colpo di bacchetta: è già abbinato, basta cambiare blusa e accessori per creare look totalmente diversi e va bene per il lavoro e per il tempo libero. Inoltre, alle sfilate di New York è apparso in una veste sensuale e iperfemminile. Ci piace. 

Eckhaus Latta

Helmut Lang

Proenza Schouler


3. Con un look sportivo

Sì, ma capiamoci: per look sportivo gli stilisti made in USA non intendono la tuta da ginnastica. Anzi. Il cosiddetto athleisure, la tendenza che vede i capi sportivi indossati nel tempo libero e perfino la sera, raggiunge un nuovo livello per la primavera estate 2020. Seta, raso e tacchi a spillo sono il giusto complemento di jumpsuit, felpe e pantaloni da jogging. Senza dimenticare il cappellino da baseball, non sia mai. 

Rag & Bone

Ambush

Tom Ford


4. Con i ricordi della moda anni '90

Jem e le Holograms stanno tornando tra noi, o almeno così ci fa sapere Jeremy Scott dalla sua sfilata a New York. Giacche dalle spalline esagerate, stampe cartoon, colori fluo e accessori trasparenti in vinile: le nineties bitches vanno sempre di moda, anche nella prossima primavera estate 2020

Gabriela Hearst

Jeremy Scott

The Elder Statesman



5. Con pois, rouches e volant

Quando si pensa a come vestirsi in primavera, oltre ai sopracitati fiori, non possono mancare gli elementi romantici e bon ton. I minidress a pois dal gusto anni '50, le rouches su maniche e scollature, i volant che danno movimento ad ogni passo delle gambe finalmente scoperte. La primavera continua ad essere il tempo dell'amore, almeno secondo la New York Fashion Week. 

Michael Kors Collection

Karen Walker

Monique Lhuillier

Foto da Vogue.com

Terry Gilliam e Achille Lauro a Venezia 76: la strana coppia, insieme per raccontare l'hikikomori in un corto

12 settembre 2019

Jenny de Nucci in una scena di Happy Birthday
Al Festival del Cinema di Venezia succedono le cose più assurde. Succede di chiacchierare amabilmente con Timothée Chalamet e di sedersi alla fermata del vaporetto accanto a Milena Vukotic, di piangere durante una proiezione o dopo, quando ti trovi a pochi metri da Julie Andrews. Succede anche, e questa forse è stata la cosa più inaspettata, di trovare nella stessa stanza Terry Gilliam e Achille Lauro. Due persone che mai avrei associato allo stesso progetto, eppure eccole lì, a raccontarci di Happy Birthday.


Achille Lauro al Festival del Cinema di Venezia



Happy Birthday, il corto sul fenomeno degli hikikomori di Rai Play

Di fatto, che ci facevano il regista mago del postmoderno e il trapper italiano protagonista di polemiche ed elogi alla scorsa edizione di Sanremo a Venezia? Erano lì a raccontare il cortometraggio Happy Birthday, realizzato da Rai Play con la regia del giovane Lorenzo Giovenga. Insieme agli attori protagonisti del corto, Jenny de Nucci e Fortunato Cellino (Gomorra, I Medici), ci hanno spiegato cos'è il fenomeno hikikomori di cui si parla nel breve film presentato al Festival del Cinema di Venezia.


Conferenza stampa di Happy Birthday

La trama di Happy Birthday, corto transmediale

Tutto parte dal compleanno di Sara, una diciottenne che sta vivendo la festa perfetta: una villa tutta per sé, popolata da personaggi stravaganti ed eccentrici, una band che suona le sue canzoni preferite (ed ecco il cameo di Achille Lauro, che canta Midnight Carnival), giocolieri, trampolieri, un bellissimo ragazzo al suo fianco. Ma qualcosa non funziona, e ce ne accorgiamo già dalle prime note di Happy Birthday intonata dalla protagonista nelle vesti di Marylin Monroe. C'è altro, oltre la festa tutta glitter e festoni rosa, oltre i personaggi coloratissimi e surreali che popolano il party. C'è un mondo reale buio, vuoto, che si ferma ai confini delle quattro mura della stanza di Sara.
Scopriamo nei 15 minuti del corto che Sara è una hikikomori, un termine giapponese che indica i giovani che hanno scelto di isolarsi dalla società. E che il bel ragazzo che la accompagna alla festa altri non è che un avatar del padre (interpretato da Fortunato Cerlino), disperatamente alla ricerca di un contatto con la figlia.
Il corto transmediale è stato proiettato al Festival di Venezia nella sezione VR (Realtà Virtuale), ma si può guardare su Rai Play in qualsiasi momento ed è diventato anche una lunga story su instagram e facebook. Per raggiungere più persone possibile e raccontare il fenomeno hikikomori, sempre più diffuso anche in Italia. 


Achille Lauro, Jenny de Nucci, Lorenzo Giovenga e Terry Gilliam sul red carpet


Cosa vuol dire hikikomori?

Coniato in Giappone, questo termine indica i giovani volontariamente reclusi nelle proprie camere, schiavi di un disturbo psicologico che li isola dalla società reale per rifugiarsi nel virtuale. L'hikikomori non è una malattia mentale, non è direttamente legato alla depressione né ad una dipendenza dai social network. Piuttosto, ne è la causa. Schiacciati da pressioni costanti nella scuola, nella vita privata, nelle relazioni con i propri pari, sempre più ragazzi (si stimano oltre 100.000 casi in Italia) trovano nelle mura della propria camera il rifugio da un mondo che li fa sentire costantemente giudicati. La paura di affrontare il reale li spinge a vivere del virtuale, non il contrario. 


Jenny de Nucci in una scena del film

Terry Gilliam, Achille Lauro e il loro coinvolgimento in Happy Birthday

"Io sono la parte meno importante di tutto questo" scherza Terry Gilliam durante la conferenza stampa. E forse lo è, o forse no. L'attore celebre come uno dei membri dei Monty Phyton e oggi regista dell'assurdo (da Parnassus a L'uomo che uccise Don Chisciotte) ha curato la veste grafica di Happy Birthday, disegnando personalmente l'artwork del poster ufficiale. 
Per Achille Lauro, invece, che scopriamo grande amante del cinema da Fellini a Nolan, la partecipazione al film cortometraggio è più tangibile. Durante una delle scene clou lo vediamo intonare Midnight Carnival, sui titoli di coda la struggente C'est la vie. E forse impariamo a guardare oltre l'apparenza di questo artista controverso, oltre gli occhiali luccicanti e gli stravaganti completi di Gucci con cui si presenta al Festival di Venezia, per scoprirne l'animo più sensibile. 
Terry Gilliam e Achille Lauro parlano a lungo del fenomeno dell'hikikomori e dell'importanza di questo cortometraggio, perché genitori e figli possano scoprirne i campanelli d'allarme e agire prima che sia troppo tardi. Prima di dimenticarci del mondo reale, o prima di averne così tanta paura da non volerlo affrontare. "Con internet tutto è già fatto, siamo passivi. Non c’è bisogno di creare. - dice Terry Gilliam È comodo, ma al contempo è anche distruttivo".


Achille Lauro in una scena del film

Terry Gilliam e Achille Lauro sul red carpet

Terry Gilliam sul red carpet

Il poster di Happy Birthday, disegnato da Terry Gilliam

Puoi guardare Happy Birthday gratuitamente sul sito ufficiale di Ray Play.

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