Immagina di superare la prova costume, anche se vivi in un corpo malato

24 giugno 2019


Non ci riesci, vero? Ti svelo un segreto: non ci riesce nessuno. Non ci riescono le persone in perfetta salute, dal fisico tonico e dai muscoli scolpiti, a sentirsi sicuri la prima volta che mostrano il loro corpo da spiaggia dopo un inverno di pallore e cioccolatini, che tanto sotto strati e strati di maglioncini la pancia non si vede. Come vuoi riuscirci tu?


La prova costume quando soffri di una malattia cronica


O anche due o tre, vogliamo farci mancare qualcosa? Non importa quanto sia invisibile la tua patologia, se sei malata ti vedi malata. Punto. Anche se tutti intorno a te ti dicono che ti vedono ingrassata tu ti vedrai deperita; anche se tutti ti trovano bene ti sentirai uno straccio; anche se sei dimagrita ti sentirai enorme e flaccida. 
E ho scoperto il motivo: non importa cosa vedano gli altri, il tuo corpo e la tua mente lo sanno che sei malata e non ti permettono di dimenticarlo, mai. A meno che...



Immagina di AVERE un corpo, non ESSERE un corpo

Io sono la mente. Lo diceva Rita Levi Montalcini, che qualcosina la sapeva, no? Siamo la mente, non siamo il corpo. Abbiamo un corpo (e meno male, se no come andremmo in giro?). Ma il corpo non ci definisce, si tratta solo della forma dentro cui ci muoviamo. In cui soffriamo, se siamo malati. 
Questa nozione ci aiuta a renderci conto che in fondo la prova costume cos'è? La prova che abbiamo un corpo e possiamo infilarlo in un costume. Notizia shock (Barbara D'Urso insegna): ce l'ho un corpo. E posso infilarlo in un costume, anche in un bikini se mi va. Magari non in quello di due anni fa, in quello non ci entra più. Eh. Ma comunque in un costume. E andare in spiaggia, perfino, e quando voglio togliermi il copricostume, perfino. Ecco come faccio. 

 
 

Come ho superato la prova costume in pochi giorni

Non tornavo in Sicilia da quasi un anno. Non vedevo il mare da quasi un anno. Il mio, di mare, perché è troppo facile a Jesolo, dove non ho praticamente nessuna chance di incontrare qualcuno che conosca. Difficile è a San Leone, a casa, dove so che in qualsiasi spiaggia, in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora ci sarà qualcuno che conosco, da salutare sorridente mentre sto mezza nuda in tutta la mia magnifica mollezza, con i rotolini in bella vista e il pallore che abbaglia e i peli che mi sono sfuggiti dietro le ginocchia (ma quanto è difficile beccarli, tutta storta dentro la doccia?). È un'altra storia, andare a mare a casa. In costume. In bikini. 
Infatti il primo giorno ho tenuto la gonna, perché l'acqua era fredda e non avrei comunque fatto il bagno. E il secondo giorno ho tenuto su il vestito, perché c'era troppo vento e lo sappiamo tutti cosa fa il vento alla mia cervicale e alla mia schiena. Fa cose brutte, per chi non lo sapesse. Se siete malati cronici lo sapete, qualsiasi tipo di tempo atmosferico ci fa del male. Amen. 
Il terzo giorno c'era un caldo bestiale, era mezzogiorno, l'acqua era calda e invitante e io mi sono tolta i vestiti. Così, di sabato mattina nella spiaggia più affollata della mia città. Ed è stato in quel momento che mi sono resa conto, con un po' di stupore e un sacco di sollievo, che nessuno mi stava guardando male. Nessuno osservava i rotolini o il pallore o i peli o la pancia gonfia o l'unghia spezzata del mio alluce.
Perché? mi sono chiesta all'improvviso. Cosa succede alle brave genti agrigentine che hanno sempre passato l'estate a osservare e criticare e raccontare e a chiedersi ma mica è ingrassata Giovanna, da quando sta in Veneto? Mica ha dimenticato come si usa un rasoio, Giovanna? Che c'entra la sua malattia con il fatto di non depilarsi le sopracciglia?
Ci ho messo un po' a capire, la mia visita ad Agrigento è quasi finita e la gente di Agrigento non è cambiata. Forse non è mai stata perfida come pensavo, forse sono io che ho cambiato atteggiamento. Forse sono io che ho smesso di osservare nervosamente intorno a me per scrutare ogni occhiata, controllare da quale angolazione si vedesse maggiormente la pancia, se sotto il sole qualcuno brillasse come me o magari anche di più (ci sono sempre i turisti, i turisti tedeschi sono una garanzia se ti senti troppo pallida). Ero io che, cercando ossessivamente chi mi stesse guardando nel mio corpo imperfetto, attiravo gli sguardi su di lui? Ero io a immaginare quegli sguardi, quelle voci, mentre invece ognuno si stava divertendo con gli amici e la famiglia e non pensava affatto ai miei rotolini sulla pancia?

Non lo so. Ma so che quest'anno non mi importa, e per me questo vuol dire superare la prova costume: rendermi conto non è affatto una prova, andare in spiaggia alle mie condizioni e godermi il mio mare. Bello. 


Come vestirsi nel 2020? Per la moda uomo di Milano, la risposta viene dal cinema

20 giugno 2019


Moda e cinema, parenti stretti e amici da tempo immemore. In fondo, cosa sarebbe un film senza i suoi costumi e cosa sarebbe lo street style se non si ispirasse ai fenomeni culturali, film di successo compresi?
Ecco la soluzione di Milano Moda Uomo, prendere il cinema e la moda e fonderli insieme in collezioni sorprendenti per il 2020. 

La moda uomo ai tempi dei blockbuster

La moda uomo (e donna, per quel poco che abbiamo visto dalle collezioni resort) punta tutto sulla cultura pop per la prossima stagione primavera estate 2020. Ma non solo: ci sono i franchise che hanno definito tre generazioni di fan e i film d'autore, gli attori decadenti che hanno fatto la storia del cinema e le nuove generazioni del mondo della celluloide. Tutti uniti per vestire l'uomo 2020

Come vestirsi nel 2020? Le risposte degli stilisti italiani

Ogni firma della moda italiana ha scelto il proprio personalissimo modo di omaggiare il binomio moda e cinema. 
Il mio preferito? Che ve lo dico a fare, quello di Etro. La collezione primavera estate dal gusto gipsy, come sempre nell'heritage del brand, si colora di tinte desertiche che portano immediatamente alla mente i capolavori di George Lucas. Indiana Jones viene subito alla mente nei colori sabbiosi e nei caftani da esploratore che Etro porta in passerella, ma Star Wars si prende il ruolo da protagonista. Con una capsule collection in occasione della prossima uscita dell'Episodio 9 - L'ascesa di Skywalker, Kean Etro omaggia Yoda & company in t-shirt e camicie dal gusto pop. Tutta la Galassia ringrazia. 





Raffinate le interpretazioni del binomio moda e cinema by Angela Missoni, che si ispira agli anni '60 e al divo del cinema francese Serge Gainsbourg. Intellettuale e anticonformista, l'uomo Missoni del 2020 si appoggia alla tradizione del marchio con i suoi tessuti leggeri e naturali e le lavorazioni a maglia, le stampe a zig zag e i colori chiari. Il tutto in salsa francese, ovviamente, in una presentazione molto hipster durante Milano Moda Uomo





Silvia Venturini Fendi porta il suo amore per il cinema a un livello successivo, con una collaborazione con il regista da Oscar Luca Guadagnino. Il legame tra Guadagnino e Fendi si rivela nelle opere del regista come Io sono l'amore e Suspiria, cui la casa di moda italiana ha collaborato. Proprio durante la produzione della sua ultima opera cinematografica, il regista ha iniziato a disegnare i primi bozzetti per questa collezione primavera estate, dall'anima bucolica e dai colori tenui che sembrano usciti da Chiamami col tuo nome




Foto da Vogue.com

5 personaggi della cultura pop che tutti amano (tranne me)

17 giugno 2019



Ci sono personaggi di finzione che sono nell'immaginario collettivo, pietre miliari della cultura pop (e non solo) che semplicemente non puoi non conoscere. Ma non vuol dire che tu debba amarli. 



Ecco 5 personaggi della cultura pop che tutti amano e io detesto cordialmente. 




1. Personaggi Disney: Cenerentola


Cenerentola, davvero? Ma perché? Cosa ha fatto Cenerentola per meritare un posto tra i personaggi Disney più amati dai bambini della mia generazione (e non solo)? Cosa ha fatto per meritare quel numero infinito di rifacimenti, remake e reboot e modern-AU in cui è stata infilata negli ultimi 70 anni? Niente, non ha fatto niente. Fondamentalmente è una scema che si sposa con uno che manco si ricorda la sua faccia. Capite? Le possiamo voler bene, poraccia, ha avuto una vita difficile, ma amarla proprio no. Tranne nel film con Drew Barrymore e Anjelica Huston del '98. Quello è bellissimo. 
Chi amo invece: Elsa di Frozen. Lo so, il film è un po' da bambini e Let it Go è diventata una tortura, ma Elsa è un bellissimo personaggio. Complicata, sociopatica, e probabilmente soffre di una malattia cronica e sicuramente di qualche disturbo mentale. 

2. Personaggi Marvel: Iron Man

Ho rispettato il vostro lutto, vi ho dato del tempo per farvene una ragione, ora ve lo posso dire: aspettavo la morte di Iron Man da 10 anni. Che palle. Tra due miliardari vagamente sociopatici, preferisco mille volte Batman. Bello mio, Batman. Lui è figo ed è vestito di nero, almeno. Iron Man è un presuntuoso che tratta male tutti intorno a lui e ha infilato un ragazzino in una guerra per la quale non era sicuramente pronto solo per incrementare il merchandising della Marvel. Shame on you, Iron Man. C'è da dire che ha un lato positivo, l'unico: è Robert Downey Jr. 
Chi amo invece: tra gli Avengers originali nessuno, si può dire? Della famiglia Marvel allargata invece, ovviamente il mio amichevole Spiderman di quartiere. Bello di zia.


3. Personaggi di Star Wars: Han Solo


Avevo circa 12-13 anni quando ho visto per la prima volta tutta la saga di Star Wars. E il mio primo pensiero è stato "Leia e Han non durano insieme!". Fidatevi, se mai aveste problemi di cuore dovreste rivolgervi alla me di 13 anni perché LEI SAPEVA. Sapeva cose che 14 anni dopo io ancora non so, e nel 2015 dopo un divorzio (erano sposati? boh) e un figlio psicopatico con un particolare amore per il genocidio, il settimo film di Star Wars le ha dato ragione. Bravo Han, applausi e complimenti per aver abbandonato Leia quando vostro figlio ha cominciato ad essere un problema per tutta la Galassia. Sei il padre dell'anno, Han. E comunque riguardate bene la trilogia originale: Han Solo è un maschilista, spocchioso e indisponente, e Leia avrebbe dovuto scegliere la strada dell'incesto. Ecco, l'ho detto. 
Chi amo invece: tutti quanti. Il mio soggiorno pieno di spade laser, Funko Pop e navicelle della Lego lo dimostra (nessuna presenza di Han ovviamente, nonostante le richieste del mio fidanzato).


4. Personaggi di Harry Potter: Sirius Black 


Lo so, lo so, che con il fandom di Harry Potter non si scherza e magari adesso potrei perdere molti lettori, ma questa è l'unica verità: io odio Sirius Black, e non solo per la sua arcinota rivalità con Severus-amore-gioia-tesoro. Sirius è un bulletto esattamente come Severus, ma non si è MAI pentito delle sue azioni. Ne parla liberamente con Harry nel quinto libro. E a proposito di Harry, come se il povero Potter non avesse abbastanza problemi con gli adulti della sua vita, Sirius è la peggior figura paterna che gli potesse capitare. Dispensa lezioni di morale (da che pulpito!) del tutto prive di sostanza, incoraggia dei ragazzini di 15 anni a compiere azioni pericolosissime e spinge quella povera stellina del suo figlioccio in una guerra letale. Siamo d'accordo che i personaggi di Harry Potter adulti (e in particolare quelli nati nel 1960) sono tutti, in un modo o in un altro, segnati dalla tragedia e da un passato crudele, ma insomma si stava meglio quando si stava ad Azkaban. 
Chi amo invece: Severus Piton, ça va sans dire.


5. Personaggi dell'Iliade: Achille 


Aristos Achaion, il migliore dei Greci. Sì, ma dattela una calmata, gioia. Bellissimo, biondissimo, fortissimo, il letale e crudele semidio protagonista dell'opera di Omero (e di infinite opere ad essa ispirate) è di un'antipatia rara. E anche se libri come Omero, Iliade di Alessandro Baricco e La canzone di Achille di Madeline Miller (l'autrice di Circe, esatto) me lo hanno fatto conoscere sotto una luce diversa, rimane il più antipatico tra gli eroi della mitologia greca. Non aiuta il fatto che nella sua forma cinematografica più famosa sia interpretato dall'altrettanto antipatico Brad Pitt. Uff. 
Chi amo invece: Ettore, ovviamente. Che bello che è, e quanto mi ha fatto piangere la prima lettura del suo addio con Andromaca sulle porte Scee. A 16 anni, in classe, davanti a tutti. Grazie, Ettore. 

Siete d'accordo con le mie antipatie gratuite lanciate nel mondo della cultura pop? Quali sono i personaggi della cultura pop che tutti amano e voi no?



London Fashion Week 2019: la nuova moda uomo in 5 sfilate

11 giugno 2019


Raccontare l'uomo di oggi attraverso una moda sempre più fluida, tendenze nuove o recuperate dagli anni passati e una concezione rivoluzionaria della mascolinità: ci prova la London Fashion Week Men's, forse non la settimana della moda più seguita ma sicuramente una di quelle che spingono l'acceleratore sui trend della prossima stagione. 


Moda uomo 2019: liberarsi degli stereotipi

Ci provano, le sfilate della London Fashion Week Men's, a liberarci dai nostri preconcetti di COME DOVREBBE ESSERE e COME DOVREBBE VESTIRE un uomo, ma quanto è difficile? In un mondo che da secoli è oppresso dal maschilismo imperante, tanto soffocante per gli uomini quanto per le donne, quando la smetteremo di scandalizzarci per una giacca di paillettes o per una camicia rosa? Forse mai. Ma è nostro dovere provarci, ed è dovere del fashion system, che della società e della cultura è espressione e materializzazione, provare a normalizzare l'idea che chiunque possa essere, sempre e comunque, se stesso. 

Fisicità, sensibilità e umana natura del maschio 3.0

Non ci sono parametri definiti e non ci sono caratteristiche uniche per tutti i membri del genere maschile. Eppure quanto ci è difficile pensare che un uomo possa, debba, abbia il pieno diritto di scegliere tra un completo di seta e uno di pelle; tra un basco e un panama; tra un look total black e il difficilissimo color block? 
Provano a spiegarcelo gli stilisti più raffinati ed eclettici della London Fashion Week, sulle passerelle della moda uomo primavera estate 2020

Craig Green, due volte insignito del premio Menswear Designer of the year, racconta la sua filosofia in cui la purezza delle forme si unisce alla complessa natura umana dell'individuo. Lo fa attraverso un gioco di specchi sulla passerella, rappresentazione materica della dualità insita nel genere umano: come ci percepiscono gli altri e come percepiamo noi stessi, quando guardiamo in quella superficie riflettente. Il tutto si traduce in morbidi caftani e raffinati completi pigiama da uomo, eclettici e scandalosi. 





Per Sarah Burton, la moda uomo Alexander McQueen continua a giocare sulla sartorialità inglese, mescolata a dettagli che hanno reso il brand un sinonimo di trasgressione luxury. Completi da uomo dall'eleganza raffinta rivelano dettagli inaspettati, colori fluo, stampe floreali astratte e linee simili alle gonne midi plissettate tanto amate dalle signore perbene. 





Il multiculturalismo fa da perno all'estetica bohemien del designer turco Chalayan. Il dualismo tra Oriente e Occidente crea un incontro nuovo di volumi, forme, stampe, in cui le fantasie a righe si spalmano su capi oversize, tessuti fluidi creano completi pigiama dall'eleganza rilassata e lavorazioni complesse reinventano il guardaroba del maschio bianco occidentale. 





Intellettuale e carismatica, la sfilata Charles Jeffrey Loverboy porta la moda uomo su un terreno neutro: quello delle biblioteche. Qui, racconta dietro le quinte lo stilista, siamo davvero tutti uguali. Entriamo alla ricerca di sapere e usciamo con una maggiore conoscenza del mondo, della vita, dell'umanità. Per la primavera estate 2020, il suo uomo è un hipster chic dall'aria disinvolta, con il naso in un libro e un basco di traverso, che non rinuncia all'allegra ed eccessiva estetica anni '80. 





James Long di Iceberg prende l'heritage del brand italiano dedicato alla maglieria e lo espande in questa moda uomo un po' pop e un po' tecnica. Anche lui prende a piene mani dall'estetica anni '80, in gran tendenza già da questa stagione primavera estate. Tessuti tecnici, colori fluo, stampe all over sono il manifesto della sua moda uomo




Moda estate 2019, il ritorno degli anni '80 in 5 trend

3 giugno 2019


Decennio d'oro della musica dance, della disco e dell'eccesso, gli anni '80 non sono mai stati amati particolarmente per le loro tendenze modaiole. Eppure in quest'estate 2019 torneranno tra noi gli abiti monospalla, le mega ruches, il laminato gold e altri trend che escono direttamente da quegli anni. Da reinventare con un gusto urban e contemporaneo.

5 trend dalla moda anni '80


1. Le maniche esagerate

A palloncino, a sbuffo o semplicemente oversize, i minidress e le camicie a maniche corte della primavera estate 2019 puntano tutto sui dettagli. Proprio come le maniche della moda anni '80, caratterizzate da spalline extralarge e complesse lavorazioni.


Da sinistra: blusa con maxi fiocchi Roksanda; minidress verde smeraldo Alessandra Rich; minidress con ruches sulle maniche See by Chloé; minidress con maniche a palloncino Chloé



2. Piume


Abiti e top con piume possono sembrare un po' eccessivi, ma incarnano perfettamente lo stile eccentrico della moda anni '80. Basta saperli dosare e abbinare a pezzi semplici e monocolore. 


Da sinistra: abito bustier con top a cuore e piume Attico; tubino con piume asimettrico Prada; cerchietto di piume Nanà Firenze


3. Gold all over

Non è tutto oro quello che luccica, ma fa sempre piacere averne un po' addosso, vero? La tendenza anni '80 del total gold rinasce in questa estate 2019, esaltata dalle calde serate estive e dall'abbronzatura. 

Da sinistra: abito sottoveste Stella McCartney; pantaloni gold Jeremy Scott; abito e camicia in seta metallizzata Sies Marjan; abito lungo Temperley London

4. Abiti monospalla

Qui si uniscono ben 2 tendenze anni '80: i minidress monospalla, uno dei capi iconici di quel decennio, sono definiti da ruches eccessive, esagerate, quasi scultoree. 

Da sinistra abiti monospalla con ruches: Self-Portrait; Isabel Marant; Self-Portrait

5. Mega ruches


Grandi, eccessive, definite come elementi scultorei che scolpiscono spalle, maniche, scolli e spacchi sugli abiti, i top e le bluse dell'estate 2019. Le ruches sono l'ultimo elemento della moda anni '80 che torna prepotente nei nostri armadi.

Da sinistra: abito con ruches bicolor Delpozo; costume intero Karla Colletto; abito corto Alexander McQueen; abito lungo Calvin Klein; ciabattine con tacco Alexa Chung

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