Aladdin 2019: cosa funziona e cosa no nel nuovo live action Disney

28 maggio 2019


Il nuovo film live action della Disney non era partito sotto i migliori auspici: le prime immagini della pellicola diretta da Guy Ritchie avevano fatto storcere il naso a parecchi fan del classico del '92 (me compresa). E alla fine Will Smith in versione blu, dei protagonisti non proprio indimenticabili e qualche variazione sul tema del film d'animazione hanno trovato riscontri positivi e negativi una volta arrivati nelle sale. 

Ecco cosa ha funzionato e cosa no in Aladdin 2019

Prendetela come un'opinione personale: io ho odiato quasi tutto, dall'inizio alla fine. Sarà che Aladdin è il MIO cartone Disney, quello di cui conosco ogni battuta a memoria, quello di cui ho consumato la cassetta guardandolo e riguardandolo ininterrottamente, quello uscito il mio anno di nascita (e chi se ne frega, direte voi, ma per una bambina un po' fissata con le date non è cosa da poco). Insomma, sono arrivata al cinema già perfettamente convinta che non avrei apprezzato il film. Ciononostante, qualcosina da salvare si trova sempre e le due ore sulla poltrona del cinema in fondo passano. 

Il concetto dei live action

Ecco, partiamo dal concetto che per me i live action Disney sono tra le cose peggiori che siano capitate al mondo del cinema negli ultimi anni. Una dimostrazione palese della pigrizia di autori e sceneggiatori, che puntano tutto sulla nostalgia dei millennials (che nostalgici lo siamo, tutti, fino al midollo) per assicurarsi i nostri soldini senza fare lo sforzo di creare una storia nuova. 
Se La Bella e la Bestia mi aveva regalato qualche gioia (principalmente grazie alla bravura degli attori coinvolti), le nuove versioni di Cenerentola, de La Bella Addormentata/Maleficent e del Libro della Giungla mi hanno annoiata a morte e l'idea del Re Leone in versione lo-chiamiamo-live-action-anche-se-è-un-cartone-animato mi fa rabbrividire. E verso Aladdin non avevo sentimenti diversi.



Il Genio di Will Smith (in tutti i sensi)

La prima cosa a far inorridire i fan della Disney sono state le immagini del trailer che mostravano Will Smith nei panni del Genio. Intendiamoci: nessun altro avrebbe potuto interpretare questo personaggio, ma il punto è che nessuno AVREBBE DOVUTO interpretare questo personaggio dopo Robin Williams. Sono stata la prima a dire che un attore e un personaggio non vanno mai confusi (nel caso di Carrie Fisher e la Principessa Leia, per esempio), ma questo è un caso particolare. Robin Williams non ha semplicemente interpretato il Genio di Aladdin, lui lo ha creato. Giochi di parole e riferimenti alla cultura pop sono stati improvvisati nelle canzoni come nei dialoghi, e poi inseriti nei disegni dietro sua direttiva. Impossibile separare attore e personaggio, in questo caso. 
Will Smith fa quello che può e che sa fare e lo fa bene, regala un nuovo carattere, un nuovo volto e nuove parole al personaggio, ma semplicemente non basta. Per non parlare della CGI a dir poco barbina (ci torneremo) che rende il suo Genio molto meno realistico di quello disegnato su carta nel 1992. 


Regia, scenografia, costumi ed effetti speciali: dov'è la magia?

Ho accennato alla CGI del Genio (che per fortuna in gran parte delle scene assume comunque la forma umana di Will Smith), ma non si tratta dell'unico problema a livello visivo. La regia dinamica e scattante di Guy Ritchie avrebbe potuto fare la differenza nel ricreare la magia dell'Aladdin originale ma, come in molti altri live action Disney, il regista ha ben poco respiro. La sua mano si intravede qua e là e serve solo a rendere confusionarie le scene corali. 
Scenografie, costumi e oggetti di scena sono estremamente finti, danno la sensazione di una festa di Carnevale un po' eccessiva e non restituiscono quell'aura di mistero dell'Agrabah originale. Terribile la scimmia Abu in CGI, peggio il povero Iago (che vede qui il suo ruolo ridotto all'osso, un grande dolore per chi come me ama il malvagio pappagallo della versione cartoon). L'atmosfera, soprattutto nelle scene corali, vira ogni tanto verso Bollywood, allontanandosi dall'Arabia in cui dovrebbe essere immersa. 


Attori e personaggi principali: Aladdin, Jasmin, Jafar

Tutte le recensioni che abbia letto finora elogiano il lavoro di Mena Massoud e Naomi Scott, rispettivamente Aladdin e Jasmine, ma onestamente a me non sono piaciuti. Scialbi e per niente carismatici, impallidiscono al confronto con le loro controparti animate. Soprattutto Aladdin, che ha poco o nulla del ladruncolo dal cuore d'oro e dal sorriso malizioso disegnato sulle fattezze di Tom Cruise. 
Il discorso si fa un po' diverso per Jasmine, il cui personaggio assume una storyline diversa in questa versione del film 2019. Qui la figlia del Sultano, accanto alla scialba e dimenticabilissima ancella Dalia, raggiunge un livello di girl power francamente eccessivo. Sono SEMPRE per il femminismo e i modelli di donne empowered nel mondo dell'intrattenimento, ma tutto va fatto con criterio. Dietro un'improbabile minaccia di una guerra con il Sultanato della mamma defunta (storyline che non arriva da nessuna parte), scopriamo una Jasmine risoluta, decisa ad aiutare il suo popolo e a prendere le redini di Agrabah nelle sue mani. Bellissimo. Peccato che tutto venga raccontato con scene forzate e una sequenza musicale (una delle poche originali in Aladdin 2019, con la canzone Speechless-La Mia Voce) francamente trash in tutto, dal testo alla coreografia. 
Mi ha sorpreso in positivo il Jafar di questa versione. All'inizio uno degli attori più contestati, Marwan Kenzari non sembrava la persona adatta ad interpretare il Gran Visir. Troppo giovane, troppo palestrato, troppo bello per risultare convincente nel ruolo di uno dei cattivi più viscidi e divertenti dei film Disney anni '90. Invece, anche grazie alle piccole aggiunte alla sua storyline, alla fine mi ha convinta. Peccato per quel terribile, terribile bastone evidentemente di plastica e quei costumi da Carnevale. E per Iago. Come si fa ad avere un Jafar senza il suo Iago originale?


Nostalgia portami via

La nostalgia, l'ho detto, è un elemento indispensabile della generazione millennials, noi che negli anni '90 eravamo bambini e guardavamo le cassette della Disney e oggi siamo adulti, confusi, precari e senza certezze, e ancora a quelle videocassette ci aggrappiamo. 
E non possiamo fare a meno di sorridere, almeno un pochino, davanti alle canzoni che conosciamo a memoria (anche se il nuovo arrangiamento de Il Mondo è mio mi ha fatto rabbrividire). Non possiamo fare a meno di emozionarci quando ci accorgiamo che il Sultano ha la voce rassicurante di Gigi Proietti, che nel 1992 fu il Genio e rese perfettamente giustizia a Robin Williams. E neanche, diciamolo, quando la nostra eroina Jasmine, la prima donna delle nostre vite a dirci che Non siamo trofei da vincere, viene incoronata Sultano al posto del suo fidanzato. Cioè, Aladdin è un bravo ragazzo e senza dubbio uno dei migliori personaggi della Disney di sempre, ma Jasmine è la figlia del Sultano, è cresciuta a corte e conosce la politica e la storia del suo popolo. Il trono è tuo, principessa. 


Game of Thrones ultima puntata: 10 commenti su come finisce il Trono di Spade

21 maggio 2019


La nostra guardia si è conclusa. Game of Thrones è finito, l'ultima puntata ha battuto tutti i record di audience e cast e crew ci hanno stracciato il cuore con i loro saluti strappalacrime ai personaggi de Il Trono di Spade che abbiamo amato. Per quasi 10 anni questa storia, queste persone, hanno fatto parte della vita quotidiana di tutti (perfino di chi non ha mai visto la serie), diventando IL fenomeno di cultura pop di questo decennio (forse insieme agli Avangers?)


Il Trono di Spade: come va a finire a Westeros?

A tarallucci e vino si può dire? No, scherzi a parte, a me il finale non è dispiaciuto. Sarà che dopo la disastrosa quinta puntata non mi aspettavo un granché, ma trovo che il posto (fisico o metaforico) in cui si trova ogni personaggio nella sua ultima scena sia abbastanza azzeccato. Certo, Bran sul Trono di Spade io non me lo aspettavo (c'è stato un solo istante, nella puntata 8x04, in cui l'ho effettivamente pensato), ma non è poi così improbabile. Tyrion Primo Cavaliere è perfetto, Brienne Lady Comandante della Guardia Reale era nei miei pensieri fin dalla quarta stagione, Sansa Queen-in-the-North era prevedibilissima, così come Arya all'avventura lontano da tutto e da tutti. 
Il problema, anche in questo caso, non è COSA sia successo nell'ultimissima puntata di Game of Thrones, ma COME. 

10 commenti su Game of Thrones 8x06


1. Una puntata fuori tono. Ripeto, il mio giudizio sul finale potrebbe essere influenzato dal fatto che la quinta puntata di questa stagione mi ha completamente distrutta. Il mio amore per la storia è finito, non vedevo l'ora che finisse anche lei e forse per la prima volta ho guardato la puntata con un atteggiamento distaccato. Forse è per questo che tutto nella puntata 8x06 mi sembra terribilmente fuori tono. La regia (curata dagli autori dello show, David Benioff e D.B. Weiss) ha qualcosa che non va, la fotografia sembra aver applicato un filtro Instagram ad ogni scena, il ritmo rallenta all'inverosimile. L'impressione è che il buon George R. R. Martin che, qualunque cosa dica nelle interviste e sul suo blog, questa serie l'ha prodotta e approvata fino all'ultimo episodio, abbia detto a D&D quale dovesse essere il finale e che loro semplicemente non abbiamo saputo riempire lo spazio vuoto. Se alla fine, infatti, il posizionamento di ogni personaggio è (quasi) completamente sensato e comprensibile, il percorso che abbiamo affrontato per raggiungerlo di sicuro non lo è stato

2. Gli errori oggettivi. Laddove i personaggi morti e quelli sopravvissuti, il nuovo Re Bran lo Spezzato, le coppie scoppiate e molte delle scelte sono opinabili, infatti, alcuni errori di sceneggiatura sono assolutamente oggettivi. Durante il corso dell'ultima stagione di Game of Thrones, e perfino in questa puntata finale, vediamo ancora personaggi che dicono una cosa e nella scena successiva si contraddicono; caratteristiche fondanti di un personaggio che appaiono e scompaiono in base alle esigenze di trama; perfino (ancora!) problemi con gli oggetti di scena. Durante l'elezione di Bran a nuovo re, ben due bottiglie di plastica sono visibili tra i personaggi riuniti, mentre nella scena in cui Brienne compila il Libro Bianco dei Confratelli, la pagina di Jaime è magicamente cambiata rispetto a quella che avevamo visto nelle puntate 4x01 e 4x04. Per non parlare di quella orribile, orribile scena in cui vediamo i corpi di Jaime e Cersei ricoperti dalle macerie mentre letteralmente TUTTO IL RESTO della Fortezza è rimasto in piedi. Una testimonianza eterna di quanto sia stata scema e poco significativa la morte di due dei personaggi principali. #SHAME.

3. L'atteggiamento di Jon e di Tyrion. Ancora una volta, almeno nella prima parte della puntata 8x06, Jon e Tyrion sono completamente out of character. Il primo continua a difendere l'indifendibile gesto di Daenerys in virtù di un amore che a livello narrativo ci potrebbe anche stare, ma che non è mai stato reso credibile né dalla scrittura delle scene né dall'interpretazione dei due attori. Il secondo parla della morte di Jaime come se fosse stata una disgrazia, una casualità, dimenticando di essere stato lui (in un'altra decisione completamente out of character) a spingerlo a tornare dalla sorella che ha passato la vita a torturare entrambi. 


4. Il ruolo di Verme Grigio. In un terribile atto finale di amore, onore e giustizia insieme, Jonny-boy finalmente fa qualcosa in questa puntata (dopo essere stato più o meno inutile in tutto il corso di questa stagione, aver lanciato un paio di sguardi languidi in giro e aver ripetuto le stesse 3 battute in fila): uccide Daenerys. Una scena bella e potente, se solo avessimo visto davvero la tragedia della discesa di Dany nella pazzia. No, mi spiace, il discorso di Tyrion non basta a giustificare questo completo cambio di rotta del personaggio e vederla così fredda e del tutto priva di rimorso è, indovinate un po'? OUT. OF. CHARACTER. Comunque sia, Jon uccide Daenerys. E per questo viene punito. L'uomo che ha ucciso una pazza assassina. Punito. E l'uomo che gli ha chiesto di compiere il gesto no, lui diventa Primo Cavaliere. E l'uomo che pretendeva la sua testa dopo aver commesso, anche lui, delle terribili atrocità, viene accontentato nonostante non conti nulla a Westeros e sia comunque partito per Naath. Ma che delusione. Ma perché?

5. L'arma di Cechov. Una delle regole fondamentali della narrativa di tutti i generi (romanzesca, cinematografica e anche televisiva) è la cosiddetta arma di Cechov. Lo scrittore Anton Cechov afferma che "se in un romanzo compare una pistola, bisogna che prima o poi qualcuno prema il grilletto". Questa regola ovviamente non si applica solo alle armi vere e proprie: personaggi, oggetti, poteri, luoghi, profezie. Se vengono nominati in una storia, vanno usati. Se nessuno li usa, non c'è motivo di nominarli. Pensate a quanti oggetti, personaggi, interi plot point sono stati nominati in tutte le stagioni di Game of Thrones (e in particolare in quest'ultima) e non sono MAI serviti affinché la trama raggiungesse il finale. Giusto per citarne qualcuno: la profezia del Principe che fu Promesso; la gravidanza di Cersei; i libri che Sam ha rubato alla Cittadella; il potere sconfinato del Corvo con Tre Occhi; il pugnale che Arya dà a Sansa; la lista di Arya; l'esistenza e tutta la storyline del Re della Notte; la notizia che Jon sia in realtà Aegon Targaryen; la presenza di Bronn e di Yara in questa stagione. Ognuno di questi punti non ha contribuito IN NESSUN MODO al raggiungimento del finale

6. I personaggi femminili nell'ultima puntata di Game of Thrones. Per anni si è parlato delle donne come del vero motore del Trono di Spade e di George R. R. Martin come uno scrittore femminista. Il che è vero. Cito testualmente dal dizionario "Femminismo = la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l'identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona". Ed è esattamente quello che fa Martin nei suoi libri. Ne Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio. In una maniera priva di pregiudizi, che permette al lettore di mettere sullo stesso piano l'esperienza di vita della Regina dei Sette Regni e quella di un bambino storpio di 10 anni; i pensieri del Primo Cavaliere del Re e quelli di una mamma che desidera solo rivedere le proprie figlie; le azioni del più forte cavaliere di Westeros e quelle di una ragazzina spaventata, prigioniera della famiglia che ha ucciso suo padre. La narrazione ci insegna che ogni personaggio, anche il più apparentemente insignificante, ha una storia, un passato, un obiettivo e un futuro. Che sia uomo o donna, anziano o bambino. La serie tv porta il girl power al suo estremo, ci mostra tutti i personaggi femminili ascendere uno dopo l'altro a posizioni di potere, superando e poi eclissando quelli maschili in maniera eccessiva. E gioca sporco soprattutto con Arya e Brienne. I primi personaggi femminili in una serie mainstream a non avere niente di stereotipato. Sono forti e coraggiose, non sono per niente attraenti e a un certo punto conoscono entrambe l'amore. Solo per una puntata. Perché no, ma davvero credevi che una donna brutta e mascolina potesse essere amata dall'uomo più bello dei Sette Regni? Davvero credevi che una donna potesse conciliare il proprio spirito avventuroso con una vita sentimentale soddisfacente? Piccola ingenua!

7. I richiami al Signore degli Anelli. George R. R. Martin non ha mai nascosto il suo amore per l'opera di Tolkien, che legge e rilegge assiduamente da quando aveva 13 anni. Lo stesso vale per uno dei registi più acclamati della serie tv, Miguel Sapochnik (quello ha diretto La Battaglia dei Bastardi e La Lunga Notte, per dire). E quindi nel decidere come sarebbe finito il Trono di Spade, è chiaro che siano stati fatti diversi omaggi alla serie madre del fantasy. Il Trono, come l'Anello, viene distrutto dal fuoco in quanto simbolo di un potere talmente sconfinato da corrompere chiunque gli si avvicini. La scena in cui Daenerys si vede di spalle mentre fa un discorso in Valyriano al suo (improvvisamente immenso?) esercito è identica a quella di Saruman ne Le Due Torri, ed entrambi i personaggi dai capelli bianchi platinati discendono nella follia. Il saluto dei personaggi che si dividono per prendere ognuno la propria strada ricorda da vicino il finale de Il Ritorno del Re.

8. I richiami alle stagioni precedenti. Anche in quest'ultima puntata di Game of Thrones, numerosi sono stati i riferimenti alle scene passate. Jon tiene in braccio una Daenerys morente esattamente come aveva fatto con Ygritte; lei muore nello stesso punto in cui era morto suo padre per mano di Jaime; Jon ripete le parole di Maestro Aemon nella stagione 4 e Daenerys ripete il discorso che Khal Drogo e poi lei stessa avevano fatto riunendo i Khalasar per conquistare i Sette Regni; Tyrion sistema le sedie attorno al tavolo del concilio, esattamente come faceva quando il Cavaliere del Re era suo padre Tywin; Davos corregge un errore grammaticale di Bronn, ricordando l'abitudine di Re Stannis. La puntata poi si chiude esattamente come si era aperta la prima: con un gruppo di uomini che supera la Barriera.

9. I richiami ai libri. Più sottili i riferimenti a scene e situazioni che avvengono solo nei libri de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e nei relativi spin-off. Per esempio, il comportamento di Drogon è più comprensibile per chi dopo aver letto i libri sa che, come tutti gli Stark hanno una sorta di legame spirituale con i propri metalupi, anche i Targaryen hanno lo stesso legame con i draghi. La scelta di bruciare il trono invece di uccidere Jon è probabilmente dettata da quel pezzetto di anima di Daenerys che vivrà per sempre nel suo drago. La scelta di Arya, invece, di partire alla scoperta di cosa c'è ad Ovest di Westeros, è la stessa di Elissa Farman nello spin-off Fuoco e Sangue. In una delle più belle scene dell'ultima puntata, Brienne, divenuta Lady Comandante della Guardia Reale (indossa anche un'armatura con il corvo, simbolo di Re Bran lo Spezzato), compila la pagina del Libro Bianco dei Confratelli riguardante Jaime Lannister. Nel raccontare le sue imprese, Brienne scrive una piccola bugia per rendergli giustizia. Jaime infatti non ha cavalcato verso sud per evitare un massacro nella capitale: voleva solo salvare Cersei. Nel quarto libro Banchetto di Corvi, Jaime fa lo stesso per lei. Essendo Lord Comandante della Guardia Reale in quel momento, scrive sulla stessa pagina di essere stato "consegnato sano e salvo ad Approdo del Re da Brienne, la vergine di Tarth". Anche questa è una piccola bugia per rendere giustizia a Brienne: Jaime era già sano e salvo sulla strada del ritorno, ed è stato lui a tornare indietro a salvare lei dall'orso dopo "averla vista in sogno". 

10. Cripples, Bastards and Broken Things. Questo è il titolo di un episodio della prima stagione, il numero 1x04, che in italiano si chiama semplicemente Il Giuramento. Il titolo riprende la frase di Tyrion: "In fondo al cuore ho un debole per gli storpi, i bastardi e le cose spezzate". Un leitmotiv che accompagna per intero questa saga in cui tutti i personaggi sono in un modo o in un altro spezzati fino al culmine, quando sul Trono di Spade si siede infine Bran lo Spezzato. Il cui soprannome gli è stato dato proprio da Tyrion.








Borse 2019: 5 tendenze dalla moda estate

19 maggio 2019


Le borse da donna dell'estate 2019 sono dei grandi classici con qualche twist in più. Avvistate sulle passerelle della moda primavera estate e nelle vetrine dei negozi in centro, sono il primo accenno a questa bella stagione che ancora tarda ad arrivare. 


5 tendenze della moda estate 2019 in fatto di borse

Maxi e mini, in tessuti naturali o sintetici, le borse dell'estate 2019 sono una riedizione in chiave contemporanea di modelli classici, rubati ai decenni passati della storia della moda. 

1. Borse a mano da signora (ma coloratissime!)

La borsa a mano ladylike è l'accessorio passpartout immancabile in qualsiasi guardaroba femminile. La novità dell'estate 2019 sta nelle tonalità: il colore Pantone di quest'anno, il living coral, è solo una delle nuance vitaminiche, accese e caramellose che danno un tocco ironico a queste handbag da signora

Handbag rosa bubblegum Italian for Italy; trapezoidale azzurro baby Bottega Veneta; multicolor Laura Vela; giallo sole con tracolla Chloé; rossa con manico in rafia Fendi.


2. Trasparenze e pvc

Le borse dell'estate 2019 regalano letteralmente uno sguardo al proprio interno: pvc e altri materiali sintetici, completamente trasparenti o colorati, sono i preferiti per borse a mano, zainetti e secchielli dal gusto giocoso. 


Borsa in pvc con logo all over Fendi; busta black & white Simon Miller; squadrata multicolor Staud; handbag crema Christian Louboutin


3. Marsupio, dagli anni '90 con furore

Già in voga dalla scorsa stagione, era inevitabile che questo accessorio rimanesse sulla cresta dell'onda tra le tendenze estate 2019. Proprio l'estate in cui i Backstreet Boys tornano in tour, il bus delle Spice Girl diventa un AirBnb molto '90s e Madonna tira fuori un nuovo album. Le '90s bit***s sono qui. 

Marsupio in pelle nera Alexander Wang; in suede viola Gucci; in suede rosso con charms Balenciaga; rosso e nero Prada; furry The Row; crema con dettagli oro Marc Jacobs


4. Borse a secchiello

Un'altra tendenza 2019 che vediamo già in giro da qualche stagione e che recupera la nostalgia per i mitici anni '70. Frange e rafia, suede e stampe etniche sono i giusti complementi delle bucket bag più amate dell'estate (da indossare anche a tracolla). 


Secchiello in rafia Heidi Klein; tortora con tracolla Chloé; in suede nero e strass Christian Louboutin; in pelle e rafia Prada; in stile etnico Etro


5. Pochette sì, ma originali

Le preziose borsette a busta o a scrigno rimangono un must per le serate dell'estate 2019, ma diventano sempre più giocose e imprevedibili. Forme tondeggianti e fantasie originali le rendono vere protagoniste dei look estivi. 
Pochette asimetrica con frange Isabel Marant; in tweed Jimmy Choo; a forma di cuore YSL; a forma di lumaca Braccialini; tonda e rigida Balmain; a forma di corona Braccialini

Game of Thrones 8x05 recensione: come finisce Il Trono di Spade e il mio amore per questi personaggi

14 maggio 2019


Scrivo questo post quasi 24 ore dopo aver visto la puntata 8x05 di Game of Thrones, molte delle quali trascorse a piangere. C'è stato un tempo (non molto tempo fa, in effetti) in cui Il Trono di Spade mi faceva piangere per la profondità psicologica dei suoi personaggi, per le sorprese continue nella sua trama, per il sistematico capovolgimento di ogni cliché della storia del fantasy. Ma stavolta no. Stavolta ho pianto lacrime amare, tradita da una storia in cui credevo e che mi aveva emotivamente coinvolta immensamente. 
Mi succede spesso, l'ho perfino analizzata in terapia, questa mia ossessione per i personaggi letterari (o televisivi o cinematografici) fino a sentire il loro stesso dolore. Solo che questa volta non è stato il dolore di scoprire come finisce Il Trono di Spade, di veder morire un personaggio o soffrire un altro. Stavolta è la storia stessa ad essere morta. 


Il dolore di essere traditi da una storia

"L'unica cosa di cui valga la pena scrivere è il cuore umano in conflitto con sé stesso" è una frase di William Faulkner che George R. R. Martin ha seguito come ispirazione primaria dei suoi lavori. Gli autori della serie tv hanno risposto "Mmmmm no".
Se state leggendo questo post, probabilmente avete letto anche le altre mie analisi delle puntate dell'ultima stagione. Probabilmente sapete chi sono i miei personaggi preferiti, le storyline che mi hanno catturata di più. Sapete quanto abbia cercato di difendere quest'ottava stagione di Game of Thrones, di cercare un senso, un nesso, una teoria che spiegasse l'assurdità di certe scene. Ecco, con la puntata 8x05 tutto questo è morto, è morta la storia che ci ha portati fin qui e questa recensione non può che essere disastrosa. 
Questa puntata aveva tutto: due Mad Queen pronte a farsi la guerra; il più grande set mai realizzato per ricostruire le vie di Approdo del Re (che di solito sono quelle di Dubrovnik ma sapete com'è, non si poteva dar fuoco a una città vera); il più alto numero di stuntman letteralmente a fuoco su un set; i migliori attori della serie (Peter Dinklage, Lena Heady, Nikolaj Coster-Waldau) finalmente tutti e tre protagonisti; la migliore performance perfino per Emilia Clarke fino ad ora. Tutto in fumo. Letteralmente. Perché puoi avere un budget miliardario, ma se non hai una storia non ce l'hai. Punto. Ecco cosa è mancato in questa ottava stagione del Trono di Spade e soprattutto in questa puntata 8x05, che chiude i conti in maniera abbastanza chiara su come finirà la serie: la storia non c'è. Manca l'anima, mancano le motivazioni per compiere delle azioni che non siano il puro gusto di stupire e stravolgere le aspettative del pubblico. Anche con gesti e decisioni illogiche e completamente out of character.

Game of Thrones finale: tutti i personaggi out of character

Lo so a chi state pensando: a Jaime Lannister. Credetemi, anch'io sto pensando a Jaime. Sto pensando che la sera di domenica ero su Tumblr con centinaia di fan di tutto il mondo a fare la VEGLIA affinché Jaime-Captain-Dumbass-Lannister non morisse. Ma se state pensando SOLO a lui, state sbagliando: quasi tutti i personaggi sono out of character in questa puntata. Vediamoli uno per uno. 



Varys: uno dei personaggi più fighi de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Maestro dei Sussurri, sopravvissuto a infinite guerre e sovrani grazie alla sua abilità di spia. Racconta a mezzo mondo che vuole tradire Daenerys, compreso a quel baccalà di Jon Snow. Applausi. 



Tyrion Lannister: il mio personaggio preferito since day one, e sicuramente IL personaggio preferito dalla maggior parte dei fan di GoT. Tradisce Varys senza motivo, poi tradisce Daenerys, poi invita Jaime a salvare Cersei. Ma non è stato lui, nella puntata precedente, a notare quanto fosse felice suo fratello con Brienne? Non è stato lui il primo ad accorgersi che ci fosse qualcosa tra loro? Non è sempre stato lui a riconoscere l'intrinseca bontà di Jaime e quanto sarebbe stato diverso lontano da Cersei? Non è stato lui a parlare con Cersei alla fine della scorsa puntata e a vedere con i suoi occhi che lei NON vuole arrendersi, neanche per il figlio che porta in grembo? Ora vuole che vivano per sempre felici e contenti a Pentos? Il Tyrion dei libri avrebbe liberato suo fratello, sì, per prenderlo a schiaffi con la sua stessa mano d'oro e costringerlo a riportare le chiappe al nord al volo. 



Daenerys Targaryen: che sarebbe discesa nel lungo cammino verso l'eredità di papino il Re Folle era evidente. Occhio alla prima stagione, a come reagisce sia alla morte di suo fratello che alla morte del bambino che porta in grembo. Occhio al modo in cui brucia città intere e crocifigge gente a caso. Erano schiavisti, sì, ma è veramente così che si comporta un personaggio intrinsecamente buono? No. #MadQueen forever. Però c'è un però: 'sta ragazza o è pazza o non lo è. E sembra che lo sia. Allora perché non uccide Jon e Tyrion, dopo aver minacciato di farlo letteralmente in ognuna delle ultime 5-6 puntate? Perché Jon e Tyrion ci servono per mandare avanti la trama, amen. 



Jon Snow-Stark-Targaryen-Tutte Cose: lui forse è vagamente in character, ma di certo non è il Re di cui i Sette Regni hanno bisogno (e che la serie tv vuole santificare come monarca perfetto). Tra tutti i personaggi di Game of Thrones, e ci sto mettendo pure Frittella, ci sto mettendo pure il cavallo bianco di Arya, è letteralmente il meno adatto a governare. Se c'è una cosa che questa serie tv ci ha insegnato meglio dei libri di George R. R. Martin, è che Jon è uno scemo. Non ha mai vinto una battaglia grazie alla propria strategia militare (sempre solo grazie ad aiuti esterni o colpi di fortuna); non si rende conto di chi siano le persone che lo circondano neanche se si mettono un cartello con su scritto "sto per tradirti"; non capisce nulla di politica e NON sa giocare al gioco del trono. Avanti un altro, grazie.



Jaime Lannister: mio dio, Jaime. Jaime. Non è assurdo che Jaime torni da Cersei. In fondo, George R. R. Martin ha parlato di lui come del suo studio sull'animo umano e sulla possibilità (o meno) di una redenzione dai propri peccati. Non è assurdo che questo studio conduca a capire che no, una redenzione non è possibile. L'assurdità è il COME. In questa puntata Jaime dice che non gli è mai importato della gente comune, innocente o meno. Boh, se lo sarà dimenticato che tutto il suo arco narrativo ruota attorno all'essere ingiustamente considerato uno spergiuro, quando ha ucciso il Re Folle proprio per salvare la popolazione di Approdo. Va bene. A tal proposito, si è anche scordato come ha fatto, nella puntata 8x03, a sopravvivere a un esercito di non morti e contemporaneamente salvare più volte Brienne, visto che qui prende due spadate nel ventre da un personaggio che non ha mai dimostrato doti di grande spadaccino. 



Euron Greyjoy: a proposito di dimenticanze, anche l'insopportabile Euron ha qualche vuoto di memoria. Deve aver dimenticato che letteralmente una puntata fa ha lanciato tre arpioni a un drago senza mancare un colpo. Va bene l'effetto sorpresa (che richiama inoltre l'attacco di Aegon il Conquistatore ad Harrenhal), ma una volta passata la sorpresa NESSUNO degli scorpioni riesce a raggiungere Drogon. Tutti in fumo. Tranne lui, ovviamente, che deve regalarci l'inutilissimo Dane Bowl. La scena più patetica della puntata, ma c'è da dire che gli abitanti della Danimarca si saranno divertiti a guardare due dei loro attori più famosi e amati darsele di santa ragione in mondovisione. Ok.



Arya Stark: personaggio amatissimo da tutti, ma non particolarmente da me, l'arco narrativo di Arya è stato il più altalenante di questa ottava stagione di Game of Thrones. Vuole stare con la sua famiglia e poi fare il lupo solitario, ama Gendry ma ama di più la vendetta, però dopo aver attraversato mezzo continente per ottenerla Sandor le dice "Lascia stare" e lei fa "Ok". Ok, Arya. Tutto ciò unicamente perché potessimo vedere un personaggio amato testimone degli orrori della guerra su quei poveri innocenti di cui tanto si è parlato. Ruolo che potevano avere benissimo Tyrion, Davos o Jon



Sandor Clegane/Il Mastino: ooooh. UNICO vero personaggio della puntata 8x05. Trova il fratello, lo prende a zaccagnate, si fa prendere a zaccagnate, ci regala l'orrida visione della morte di Oberyn nel caso fosse uscita dai nostri incubi, affronta le sue paure e vola in mezzo al fuoco. Vai, Sandor, insegna agli angeli a morire perbene prima che ti distruggano irrimediabilmente il personaggio. 



Gregor Clegane/La Montagna: ma che è? Ma veramente con tutto quel budget non sono riusciti a dargli un aspetto più realistico e meno somigliante a un Varys in via di putrefazione? Boh. Però ha spatasciato Qyburn al muro, unico vero momento di gioia in questa maledetta puntata, e quindi gli si vuole bene.



Cersei Lannister: non una regina, LA regina. Dalla prima alla (pen)ultima puntata. Seppur non tra i miei personaggi preferiti, è senza dubbio uno dei più interessanti e ha la fortuna di essere interpretata dalla migliore attrice del cast. E quindi ha avuto 15 minuti di screentime in totale in quest'ultima stagione. Due volte su due, si è scordata di aver dato l'ordine di uccidere i suoi fratelli perché in fondo è una tenerona (???) e chi se ne frega se Jaime l'ha tradita in tutti i modi possibili. La Cersei dei libri, la Cersei delle stagioni precedenti, Jaime lo avrebbe fatto a pezzettini e se lo sarebbe gustato come ultimo pasto prima di morire da vera Queen. Imbattuta, tra l'altro, visto che alla fine non la ammazza nessuno. 10 anni di teorie sul Valonqar, bye bye. 



BONUS Brienne di Tarth: tra le mirabolanti imprese di Game of Thrones 8x05, figura anche quello che sembra un miracolo. Sono riusciti a distruggere il primo personaggio femminile non stereotipato nella letteratura fantasy SENZA NEANCHE FARLA COMPARIRE. Perché se questa puntata ci ha dimostrato che i miei gusti in fatto di uomini letterari sono rimasti più o meno gli stessi di quando avevo 16 anni (con gli occhi verdi, irrecuperabilmente idioti, del genere sono-certa-di-poterlo-cambiare), ciò rende Brienne di Tarth una Giovanna di 16 anni. E no, questo non se lo meritava, povera Brienne.

Fibromialgia, cosa significa vivere con una malattia cronica?

13 maggio 2019


Si è tenuta ieri la Giornata Mondiale della Fibromialgia, della Sensibilità Chimica Multipla (CFS) e della Sindrome da Fatica Cronica. Istituita per sensibilizzare verso queste malattie croniche invisibili, questa giornata è stata anche un'occasione per riflettere su cosa significa vivere con queste condizioni e come affrontare e accettare la propria malattia

Fibromialgia, cause e cura

La cosa più difficile dell'accettare una malattia cronica come questa (e come tante altre) sta proprio nel comprendere che non c'è una causa certa. E non c'è una cura. 

I sintomi della fibromialgia e l'odissea di una diagnosi

I numerosi convegni ed incontri organizzati in tutta Italia per la Giornata Mondiale della Fibromialgia 2019 hanno messo in luce, ancora una volta, la difficoltà di ricevere una diagnosi certa. I sintomi sono così numerosi e i sistemi diagnostici così incerti che si possono passare anni, anche decenni, perfino una vita intera senza avere una diagnosi
E quando quella diagnosi arriva, a volte è anche peggio. C'è un certo senso di liberazione, una sicurezza fino ad allora sconosciuta nel vedere il medico di fronte a te pronunciare le fatidiche parole: "Lei soffre di fibromialgia". La prima volta che senti questo termine, quasi sorridi. Perché è una risposta a quel dubbio che ti attanaglia da sempre, o comunque da moltissimo tempo. Cosa c'è che non va in me? Non è molto, ma è una risposta, un passettino in più verso la conoscenza. Verso la comprensione. Verso l'accettazione. Verso la cura, pensi nella tua piccola testolina che di medicina non sa niente, nel tuo piccolo corpicino che della vita non sa niente, che non è mai stato sano, che non ha mai conosciuto la sensazione di essere sano


Come accettare una malattia cronica

Eh, come? Se lo sapessi, ve lo direi.
Si dice che la diagnosi di una malattia cronica sia come un lutto: va elaborata. Passi da quegli stessi stadi che si affrontano quando si perde una persona cara. In fondo, hai perso te stesso, il te stesso sano. O, come nel mio caso, un te stesso sano non c'è mai stato, non da quando ti ricordi. Hai perso la speranza di conoscerlo, quel te stesso sano e in salute. Giorno dopo giorno, medico dopo medico, ogni specialista (quelli che conoscono la fibromialgia e sanno di cosa parlano, almeno) ti dice "Guardi signorina che una cura per la sua malattia non c'è, lo sa vero?". 
Lo sa vero? Alcuni te lo chiedono con delicatezza, altri quasi con un tono di sfida, altri ancora sembrano quasi aspettarsi che ti metterai a piangere lì, al centro del loro studio. E a volte lo fai. Perché lo sai, vero, che non c'è una cura alla fibromialgia. Che quel dolore perpetuo eppure sempre diverso è tuo, fa parte di te, del tuo corpo, non è qualcosa da combattere, è qualcosa con cui imparare a convivere. E quanto è difficile impararlo. 
Rifiuto. Rabbia. Depressione. Tristezza. Accettazione. Le fasi del lutto, la perdita di quella parte di te che ancora ci spera, che le cose cambieranno. Che quasi (e quanto ti senti in colpa nel farlo) spera di sentirsi dire dal prossimo medico che ehi, ci siamo sbagliati tutti. Spera di sentire un altro nome, magari più minaccioso ma più conosciuto. Vivere con una malattia cronica vuol dire anche questo: sperare di averne un'altra. Perché che ci sia qualcosa che non va nel tuo corpo lo sai, lo hai sempre saputo, ma magari non è la fibromialgia. Questa parola così strana che vuol dire tutto e niente e divide perfino i medici. Esiste, non esiste, quali sono i suoi sintomi e le cure, cosa possiamo fare per rendere la tua vita normale? E se non lo sanno loro come puoi saperlo tu, come possono saperlo le persone che ti amano e che ti stanno accanto e che inevitabilmente, sempre, sbagliano ad affrontarla? 

Perché viene la fibromialgia?

E chi lo sa? Si è parlato di tutto, dalle cause genetiche a quelle immunitarie, dai traumi psicologici ai deficit neurologici. Ma la comunità scientifica continua ad essere confusa, e ancora di più lo siamo noi fibromialgici. Noi che questa malattia la abitiamo e non abbiamo idea di come uscirne. 
Questa è l'unica cosa che so: non si può. Non se ne esce. Si va per tentativi, con gli antiepilettici e gli antidepressivi, i miorilassanti e lo sport adeguato, l'alimentazione giusta e il sostegno psicologico, gli antinfiammatori e i massaggi appositi. E dove si arriva? Da nessuna parte. Non finché non si impara ad accettare la malattia cronica, a considerarla una parte del pacchetto più che un'ospite indesiderata. Come i miei occhi sono azzurro-verdi e i miei capelli sono ricci, così il mio corpo è un corpo malato. Punto. 
E se la malattia cronica non definisce CHI SONO, sicuramente definisce gli ostacoli che mi si pongono davanti ogni giorno, ad ogni ora. 


Cosa significa vivere con una malattia cronica

Forse semplicemente questo: riconoscere che non SEI la tua malattia ma HAI una malattia. Io non SONO il dolore cronico, ma SOFFRO di dolore cronico. E questo delimita gli spazi in cui riesco a muovermi e gli sforzi che devo fare per superarli. Nessuno dice che io non possa scalare una montagna. Solo che ci metterò più tempo degli altri, farò una fatica bestiale nello scalarla, e arriverò in cima con dolori ovunque e avrò bisogno di settimane per riprendermi. Ma ci arriverò, su quella cima. 

Game of Thrones 8x04, recensione, 38 dettagli e teorie sulla puntata

7 maggio 2019


Questa settimana Game of Thrones 8x04 ci ha finalmente regalato tutto quello che amiamo (e che amiamo odiare) in questa serie tv: c'è stata emozione e ci sono stati i tradimenti, c'è stato il sesso e c'è stata la violenza, ci sono stati i segreti e i complotti. Allo stesso tempo, molti fan sono rimasti delusi da questo episodio. Mancano solo due puntate alla fine del Trono di Spade (almeno in tv) e molti archi narrativi sembrano essere stati abbandonati o del tutto distrutti. Ma forse non è così. Ecco un'analisi della quarta puntata di Game of Thrones 8, con 38 dettagli e tutte le teorie che potrebbero esservi sfuggite. 

ATTENZIONE SPOILER!!!

1. Il titolo. La puntata 8x04 si intitola "The last of the Starks" o "Gli ultimi Stark". Frase pronunciata da Arya e che in qualche modo getta un'ombra sulla famiglia per cui finora la maggior parte del pubblico ha fatto il tifo. Il concetto del mettere la famiglia sopra chiunque altro e considerare tutti i non appartenenti al proprio albero genealogico come nemici è infatti solitamente legato ai Lannister, e in particolare a Cersei, Tywin e Joffrey.

2. L'intro della quarta puntata mostra ancora una volta i cambiamenti avvenuti dopo la Battaglia di Winterfell nell'episodio 3. Il castello mostra i segni della sanguinosa battaglia, dentro e fuori, e le pire funerarie si ammassano a decine davanti Grande Inverno. 

3. La scena del funerale è particolarmente toccante. I corpi dei personaggi morti durante la battaglia con il Re della Notte (Jorah, Theon, Beric, Ed, Lyanna e moltissimi Dothraki, Immacolati, Bruti e uomini del Nord) vengono bruciati, usanza non tipica degli Stark. Ognuno dei personaggi principali ha un attimo per dire addio a qualcuno che ha amato e che è caduto in battaglia e ciò vale in particolare per Sansa, che dona al corpo di Theon la spilla con il metalupo degli Stark. Riportando ancora una volta l'accento sul gruppo familiare, il "branco" che si assottiglia sempre di più.



4. L'elogio funebre di Jon riprende quasi parola per parola quello di Maestro Aemon per onorare i Guardiani della Notte caduti nella battaglia con i Bruti, durante la stagione 4. 

5. Durante il banchetto che segue il funerale, Tyrion e Bran hanno ancora una volta occasione di parlare da soli. Durante questo dialogo viene nominata la sella che Tyrion fece costruire per il ragazzo reso storpio da suo fratello nella stagione 1. 

6. In questa occasione viene nominato Daeron Targaryen, un re vissuto 120 anni prima. Curiosamente, il re conosciuto come il Giovane Drago viene nominato da Jon come uno dei suoi eroi nel primo libro, per aver conquistato Dorne a soli 14 anni. A questo, lo zio Benjen risponde "Conquista durata una sola estate. Il tuo re ragazzino perse diecimila uomini nell'assalto, e altri cinquantamila cercando di respingere il contrattacco. Qualcuno avrebbe dovuto dirgli che la guerra non è un gioco". Un elemento che si ricollega alla fretta che Daenerys mostra successivamente nel voler proseguire la guerra contro Cersei. 

7. Bran e Tyrion parlano anche di chi sia il Lord di Grande Inverno e, dopo aver guardato dietro di sé verso il tavolo d'onore, Bran dice "Non dovresti invidiarmi". Forse un riferimento al fatto che il prossimo Lord di Winterfell, accanto a Sansa, sarà proprio Tyrion?

8. Tyrion, Jaime, Brienne e Podrick giocano durante il banchetto a un gioco che abbiamo già visto: nella prima stagione tra Tyrion, Bronn e Shae e nella sesta tra Tyrion, Missandei e Verme Grigio. 




9. Durante il gioco, ritornano a galla particolari su Brienne e Tyrion che conosciamo dalle stagioni precedenti e dai libri. Di Tyrion viene raccontato il precedente matrimonio (che nei libri provoca una frattura con il fratello Jaime); di Brienne il fatto che sia figlia unica (quindi non il valonqar che, secondo la profezia, ucciderà Cersei); che abbia ballato con Renly Baratheon come racconta a Pod nella stagione 5; che sia vergine. Nei libri viene infatti definita la Vergine di Tarth. 

10. Durante il suo discorso in favore di Jon, Tormund dice che solo "un pazzo o un re" potrebbe cavalcare un drago, frase che preoccupa Daenerys in merito alla sua pretesa al trono. Inoltre, viene di nuovo nominata la resurrezione di Jon nella sesta stagione. 

11. In questa scena è possibile vedere gli autori della serie, David Benioff e D. B. Weiss, abilmente camuffati da Bruti che bevono insieme a Tormund. Un altro particolare è un bicchiere di Starbucks, visibile sul tavolo d'onore davanti a Daenerys ed evidentemente lasciato lì per errore dalla produzione.

12. Brienne volta letteralmente le spalle a Jaime diverse volte nel corso della serie e lui viene inquadrato sempre fermo in piedi a guardarla (l'ultima volta nell'episodio 8x02). Questa è la prima volta che il cavaliere decide di seguirla. 

13. Durante il tanto atteso incontro tra Sansa e il Mastino, finalmente avvenuto nella quarta puntata di Game of Thrones 8, i due personaggi ripercorrono diversi momenti del loro arco narrativo, compresa la paura della ragazza nella prima stagione e il tentativo di lui di salvarla da Approdo del Re nella seconda. Viene fatto cenno anche ad "un'unica cosa che renderebbe felice il Mastino", cioè uccidere suo fratello. 

14. Quando Gendry propone ad Arya di sposarlo e diventare Lady di Capo Tempesta insieme a lui, la sua risposta "That's not me" (Non fa per me) riprende un dialogo con Ned nella prima stagione. Durante l'incontro con Nymeria nella stagione 7, Arya chiede al suo metalupo di tornare insieme a casa a Grande Inverno e lei si rifiuta. Rendendosi conto che Nymeria è fatta per stare all'aria aperta, libera e selvaggia, Arya ripete "That's not you".

15. Nella scena tra Jaime e Brienne, lui dice di "non aver mai giaciuto con un cavaliere prima d'ora". In realtà, Jaime non ha mai giaciuto con nessuno che non fosse Cersei, rimanendole sempre fedele e rifiutando qualunque altra donna sia nei libri di George R. R. Martin che nella serie tv. 



16. Nell'incontro tra Jon e Daenerys, appare chiaro anche a lei il percorso narrativo di Jon. Sempre scelto democraticamente (prima come Lord Comandante dei Guardiani della Notte, poi come Re del Nord), indipendentemente dalla sua volontà. Va ricordato che Jon viene scelto come leader indipendentemente dal suo (apparente) stato di bastardo, motivo per cui la sua pretesa al trono sarebbe in effetti irrilevante qualora fosse di nuovo il popolo a scegliere. 

17. Daenerys parla del trono come di ciò che è suo, riecheggiando così le parole del fratello Viserys nella prima stagione.

18. Durante il consiglio di guerra, Daenerys dice di voler estirpare Cersei "root and stem" cioè "radici e tronco". Sono esattamente le stesse parole che usa Arya, nelle vesti di Walder Frey, nel massacrare i responsabili delle Nozze Rosse nella puntata 7x01.

19. In questa puntata di Game of Thrones si fa per la prima volta riferimento al nuovo principe di Dorne, un personaggio attorno al quale, nei libri, ruota un'intera sottotrama e che potrebbe apparire nelle prossime puntate. 

20. Con tutti gli Stark riuniti nel Parco degli Dei, Arya sostiene che Daenerys "non è una di loro", sottolineando ancora il tema del branco e dell'esclusività familiare a cui allude il titolo della puntata 8x04




21. Quando entra a sorpresa interrompendo Tyrion e Jaime, Bronn dice a quest'ultimo che "sapeva che si sarebbe sco***o Brienne". In effetti, lo dice a Podrick nella puntata 6x08, mentre Jaime e Brienne sono nella tenda di lui durante l'assedio di Delta delle Acque. Bronn dice anche che sono entrambi alti e biondi, "dev'essere come guardarsi allo specchio". Curiosamente, Jaime ha sempre creduto che stare con Cersei fosse come guardarsi allo specchio. 

22. Tyrion dice a Bronn che "Il potere risiede dove gli uomini credono che il potere risieda". Si tratta di una frase detta da Varys allo stesso Tyrion, nella stagione 2. 

23. Tyrion ripete a Bronn anche la sua proposta della puntata 1x08: "Se qualcuno dovesse pagarti per uccidermi, ricorda che io raddoppierei il prezzo".

24. Arya e il Mastino si ritrovano ancora una volta a cavalcare insieme sulla Strada del Re, ed entrambi dichiarano di avere "affari in sospeso" nella capitale. Il Mastino si riferisce ovviamente ad uccidere la Montagna, che si trova anche sulla lista di Arya insieme a Cersei. Tuttavia, non si può escludere che Arya sia stata mandata da Sansa ad uccidere Daenerys. 

25. Il Mastino chiede ad Arya se "stavolta lo lascerebbe morire, se venisse ferito". Si riferisce alla puntata 4x10 in cui, dopo lo scontro con Brienne, ha chiesto alla ragazza il dono della misericordia e lei si è rifiutata. Ciò si ricollega alla quotatissima teoria del Cleganebowl che, secondo me, finirà con una ferita mortale al Mastino e Arya che gli donerà, finalmente, una morte veloce.

26. Sansa dice a Tyrion che "gli uomini della sua famiglia non fanno una buona fine al sud". Effettivamente, ogni singolo uomo Stark che sia stato al sud non è mai tornato vivo, nella serie tv così come nei libri e negli spin-off di George R. R. Martin. Ad eccezione di Jon che, però, non è uno Stark. 

27. Sansa è un'allieva dei più grandi maestri dell'inganno: Ditocorto e Cersei e, in qualche misura, ha visto all'opera anche Tyrion e Varys. Lei stessa ha detto nella puntata 7x07 di essere "lenta a imparare, ma impara". Ha imparato, infatti, che la merce più preziosa sono le informazioni, soprattutto se messe nelle mani giuste. In questo caso, quelle di Tyrion di cui avverte la paura e l'incertezza nei confronti di Daenerys. 

28. Dirigendosi verso Approdo del Re, Jon decide di lasciare Spettro con Tormund perché torni oltre la Barriera. I metalupi sono molto più che animali domestici per Jon e i ragazzi Stark: nei libri, tutti sono in qualche modo dei metamorfi e riescono a "entrare" nella mente dei propri animali, e ognuno di loro ha sperimentato momenti terribili e si è indurito dopo aver perso il proprio metalupo. Ciò fa presupporre un'imminente seconda morte di Jon. 

29. Quando Gilly rivela di essere incinta, dice che se fosse maschio chiamerebbe il suo bambino Jon. Un altro segnale della possibile dipartita del personaggio. 

30. In questa puntata Cersei e Daenerys indossano entrambe abiti di colore rosso. Oltre ad essere un colore delle loro Casate (insieme all'oro per i Lannister e al nero per i Targaryen), è il colore del fuoco e del sangue che entrambe minacciano di scatenare sulla capitale. 




31. Cersei rivela ad Euron di essere incinta, ma il bambino che porta in grembo è in realtà di Jaime.

32. Quando viene fatta prigioniera dalla flotta di Euron, Missandei si ritrova in catene. Ciò la riporta alla condizione di schiava dalla quale Daenerys l'ha liberata nella puntata 3x03

33. Varys dice a Tyrion che "i tiranni parlano sempre di destino". Avendo servito il Re Folle, il maestro delle spie sta qui tracciando una linea diretta con Daenerys e la sua rapida discesa nella follia. 

34. Jaime decide di lasciare Brienne non dopo aver saputo che tutto l'esercito sta andando ad uccidere Cersei, ma dopo aver scoperto dell'imboscata ai danni di Daenerys. Non è l'incolumità della sorella a preoccuparlo, quanto le conseguenze della guerra tra le due regine. Non a caso, prima di andare via lo vediamo fissare il fuoco, probabilmente ricordando il Re Folle che voleva "bruciarli tutti" e decidendo di fermare la Regina che intende fare lo stesso (Ma quale? Daenerys ha i draghi e Cersei ha l'altofuoco). 




35. Per convincere Brienne a non seguirlo, Jaime ripete tutte le cose che ha fatto per amore di Cersei. Omette, invece, quelle che ha fatto per amore di Brienne stessa. 

36. Tyrion dice a Cersei "il tuo regno è finito, ma questo non vuol dire che debba finire anche la tua vita", la sorella sembra cedere per poi cambiare idea. È proprio lei, nella puntata 1x07, a pronunciare la celebre frase "When you play the game of thrones you win or you die. There's no middle grund". Per lei è o il trono o la morte. 

37. L'ultima parola di Missandei prima di essere decapitata dalla Montagna è Dracarys. L'ordine che Daenerys dà ai suoi draghi per "bruciarli tutti", ma anche la parola che ha segnato la fine della schiavitù per Missandei, Verme Grigio e gli altri schiavi di Essos. Un urlo di vendetta, ma anche di libertà. 




38. Secondo alcuni fan, nell'ultima inquadratura gli occhi di Daenerys sarebbero verdi, il che farebbe pensare a lei come una possibile vittima di Arya. Daenerys, però, ha sempre avuto gli occhi azzurro-verdi nella serie tv e viola (come tutti i Targaryen purosangue) nei libri di Martin.



Molti fan hanno criticato questa puntata per la distruzione degli archi narrativi di personaggi come Jaime, Daenerys, Jon. Va ricordato, però, che non tutto quello che vediamo può essere interpretato in maniera superficiale e che la scrittura di David Benioff e D.B. Weiss è ben diversa da quella di George R. R. Martin. Non ci resta che aspettare le ultime due puntate di Game of Thrones


Differenze tra libro e film: Espiazione / Atonement

3 maggio 2019




Non sempre i film tratti da un romanzo riescono a convogliare la forza e l'intensità di personaggi e situazioni impressi sulla carta. Con Espiazione di Ian McEwan (Atonement è il titolo originale), portato al cinema da Joe Wright nel 2007, la magia rimane intatta. 


La scrittura come espiazione dei propri peccati

Questo il tema principale del romanzo di McEwan, che esplora le tragiche conseguenze e la forza, allo stesso tempo creatrice e distruttrice, delle parole. Il focus del romanzo è su Briony Tallis, una ragazzina di 13 anni che è archetipo dello scrittore. Dotata di una fantasia sconfinata e di un'ossessione maniacale per la perfezione, Briony cerca il senso delle cose, e per farlo trasforma la realtà in finzione narrativa. «Quello che voleva era smarrirsi tra le pieghe di un'idea irresistibile, osservare il filo nero che si srotolava dalla punta del suo pennino d'argento avvolgendosi in parole».
Quello che conta è la scrittura, la narrazione, la scelta accurata di parole e punteggiatura, suoni e grafemi che diano un ordine a ciò che ne sembra privo. Parte da qui la necessità di trasformare in personaggi letterari le persone, reali, fatte di carne e sangue e sentimenti, che ruotano attorno alla sua vita. Per dar loro un senso, quando le loro azioni, almeno dal punto di vista di una tredicenne, sembrano non averne. Nasce così l'equivoco che distruggerà numerose vite intorno a lei, e che per il resto della vita tenterà di espiare. Almeno sulla carta. 




Differenze tra libro e film: Espiazione

Espiazione o Atonement è un romanzo talmente concentrato sulla ricerca della perfezione, del senso attraverso la scelta delle parole, che sembrerebbe impossibile riproporne l'intensità su pellicola. Eppure Joe Wright ci è riuscito, con uno dei suoi film più belli di sempre. Grazie all'attrice musa Keira Knightley, accompagnata da un cast straordinario (James McAvoy, Benedict Cumberbatch, Vanessa Redgrave tra gli altri) e soprattutto dall'allora bambina ma già talentuosa Saoirse Ronan, che interpreta Briony nel momento più delicato della storia. Quello da cui partirà l'equivoco, la ricerca di senso che precipita in una tragedia familiare da espiare per tutta la vita
Le differenze tra libro e film sono quasi impercettibili per quanto riguarda la trama: la pellicola di Joe Wright segue perfettamente avvenimenti e punti focali del romanzo, con qualche piccola modifica che non incide sulla potenza della storia. La potenza delle parole e dell'immaginazione nella parte iniziale; della guerra e della ritirata da Dunkerque; dell'espiazione di Briony ancora una volta attraverso le parole e la scrittura.




Tono ed enfasi

Il film con Keira Knightley del 2007 riprende la struttura del libro Atonement: la suddivisione in tre parti, il focus sullo stato d'animo dei personaggi, il tono e l'atmosfera. Ciò che manca a livello di enfasi sulle parole è sostituito dalla splendida colonna sonora di Dario Marianelli, che gli è valsa il Premio Oscar. L'ossessione per le parole, per la scrittura, per il senso, è sottolineata da continue inquadrature su macchine da scrivere e lettere, mani che impugnano il pennino e fogli carichi d'inchiostro. 
Là dove il film perde un po' di vista Briony e il suo dolore, ci pensa Robbie a raccontarci sensazioni che nel libro non hanno la stessa enfasi. Splendido il piano sequenza sulla spiaggia di Dunkerque, una delle scene più belle dell'intero film.



Espiazione, come finisce il libro e come finisce il film

La differenza sostanziale tra il romanzo e la pellicola è proprio questa: la cornice in cui si svolge il finale. Come finisce Espiazione? Con una Briony anziana, che non ha mai dimenticato le sue colpe e le profonde ferite che esse hanno lasciato nelle innocenti persone che amava. La rivelazione finale è sconcertante e getta una luce completamente nuova sulla storia d'amore raccontata da Briony: Cecilia e Robbie non hanno mai avuto il loro lieto fine. Regalarglielo sulla carta è l'unico modo in cui la bambina di allora e la adulta di oggi conosca per espiare i propri peccati. E, anche nel farlo, non è del tutto altruistico il suo desiderio di imprimere le sue storie su un foglio di carta. «Non aveva mai perso del tutto il piacere infantile di vedere pagine e pagine coperte dalla sua grafia. Quasi non importava il contenuto». Piacere narcisistico e condanna masochista di qualsiasi scrittore. 





Se volete saperne di più sul film Espiazione, vi consiglio il libro "Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill" di Elisa Torsiello

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