New York Fashion Week: il mondo delle sfilate ha ancora senso?

14 febbraio 2019

Sfilata Marc Jacobs autunno inverno 2019-20

Pochi mesi dopo essere stata nominata "direttrice a vita" di Vogue USA, sembra che il potere assoluto di Anna Wintour cominci a sgretolarsi. Resa quello che è principalmente dalla regina della moda americana, la New York Fashion Week di questo febbraio ha mostrato tutte le fragilità del mondo delle sfilate di cui forse, davvero, non abbiamo più bisogno. 

Sfilata Oscar de la Renta autunno inverno 2019-20



Che senso hanno le fashion week

Lo spettacolo, l'attesa, l'emozione dell'istante in cui spengono le luci e inizia una sfilata, ve lo assicuro, non sono in discussione. Chi assiste alle fashion week dal vivo, se ama il proprio lavoro nel mondo della moda e non solo, non può che sentirsi trasportato dalla frenetica girandola di passerelle, presentazioni, cocktail ed eventi che animano le quattro capitali della moda
Ma che senso ha tutto questo per chi disegna e produce abiti? Quando sono nate nel 1943 (proprio con la New York Fashion Week), le settimane della moda erano un mezzo di comunicazione e di marketing potentissimo. Con sei mesi di anticipo, i giornalisti delle riviste di moda e i buyer di negozi e centri commerciali scoprivano le tendenze della stagione successiva e avevano tutto il tempo di fare le giuste scelte editoriali e commerciali. Le riviste di moda erano le uniche fonti di conoscenza di cosa fosse trendy e cosa no, e le vetrine erano gli unici modi per conoscere i nuovi abiti dei couturier e comprarli. 
La rivoluzione portata nel fashion system dai social network e dai cosiddetti influencer, però, ha reso nulla questa funzione. Tutto il mondo ha la possibilità di conoscere in diretta le collezioni che arriveranno nei negozi tra un mese, di criticarne il gusto o il messaggio e di farsi una propria idea, personale o influenzata appunto da blogger & co. Quando gli abiti arrivano in vetrina, sappiamo già esattamente su quale tendenza puntare, quali capi ci piacciano e quali brand evitare perché il direttore creativo ha fatto un commento sessista. Allora, a cosa serve tutto questo?

Sfilata Carolina Herrera alla New York Fashion Week


New York Fashion Week: designer che viene, designer che va

Era stata appunto Anna Wintour, la regina della moda americana e mondiale, a rendere la New York Fashion Week l'aggregato di sfilate più importanti del mondo. Come parodiato (ma neanche tanto) ne Il Diavolo Veste Prada, un gesto del capo della direttrice di Vogue poteva cambiare l'intera carriera di uno stilista. Ma è ancora così? Ovviamente no, almeno non a quei livelli. 
Le riviste di moda, sì perfino Vogue, sono in crisi e non accennano a ritornare a galla. E perché dovrebbero, se oggi qualsiasi cosa ci dicano possiamo vederla con i nostri occhi, in diretta, da ogni parte del mondo? E se un influencer che indossa un paio di scarpe le rende sold out prima ancora che l'articolo in merito venga stampato?
Ci hanno provato in tanti modi, a rinnovare le Fashion Week e in particolare quella di New York: dalle sfilate co-ed che uniscono le collezioni maschili e femminili, alle linee see-now-buy-now disponibili online subito dopo lo show, dalle sfilate che diventano messaggi politico-sociali o show spettacolari, fino all'inclusione di influencer e celebrities in passerella. Ma non è servito a niente: l'attenzione rimane concentrata sugli ospiti, sulle polemiche, sul gossip, raramente sulle collezioni. E ormai chi sfila in quale calendario non ha più importanza.

Michael Kors autunno inverno 2019-20


Cosa abbiamo visto alla Fashion Week 2019 di New York

Criticatissime dalla stampa, le sfilate di New York di quest'anno hanno dato una sensazione generale di già visto. Saranno le tendenze che tornano e ritornano, tra pantaloni di satin e tailleur di velluto, colori audaci e abiti stampati. Niente di nuovo sotto il sole se non, ancora, un'attenzione ossessiva allo spettacolo invece che alle collezioni. Come hanno dimostrato Christian Siriano (già famoso per l'introduzione di modelle pul-size in passerella) e Rag & Bone, inserendo la tecnologia e l'intelligenza artificiale nelle loro sfilate per il prossimo autunno inverno 2019-20
A stupire veramente sono stati i nuovi nomi di una moda inclusiva, senza regole, spettacolare. Come Pierre Davis, prima designer transgender a sfilare alla New York Fashion Week con una collezione gender-neutral e dedicata a tutti i tipi di fisicità. Altra grande novità è stata la prima sfilata del costume designer Tomo Koizumi. Lo stylist giapponese, che negli anni passati ha vestito celebrità come Katy Perry, ha presentato alle sfilate di New York una collezione onirica, fatta di abiti coloratissimi e soffici come marshamallow. In passerella per lui, tra modelle professioniste e it-girl, anche l'attrice di Game of Thrones e Star Wars Gwendoline Christie. A dimostrare che anche se sei alta 1,91m puoi osare con un abito gigante multicolor. 

Tailleur dalla collezione Rag & Bone

Sfilata Christian Siriano

Sfilata Pierre Davis, prima designer transgender alla New York Fashion Week

Gwendoline Christie in passerella per Tomo Koizumi

Philipp Plein re delle polemiche

E se un po' mancano le novità (ma restano le certezze, da Zac Posen a Tom Ford), i gossip non si fanno certo attendere. Le polemiche sono l'anima di ogni show, e la New York Fashion Week non fa eccezione. A creare scandalo stavolta è stato Philipp Plein, il designer tedesco e amante dell'Italia che, dopo aver sfilato per diversi anni a Milano ha portato i suoi show eccessivi a New York. Sempre al centro dell'attenzione per le sue sfilate evento, over-the-top e persino trash, stavolta Plein ha mandato avanti una polemica infinita con la giornalista Alexandra Mondalek. Rea di aver criticato la moda di Plein e l'organizzazione della sfilata alla New York Fashion Week (a quanto pare l'ufficio stampa aveva parlato di cena e posti a sedere, ma molti invitati sono rimasti in piedi, a digiuno e con una pessima visuale dei vestiti in passerella), Alexandra è stata insultata dallo stilista non solo per una presunta mancanza di oggettività nel recensire la collezione, ma soprattutto per la sua forma fisica. Philipp Plein ha sarcasticamente pubblicato vecchie foto della giornalista (che onestamente sfido a definire in sovrappeso), alludendo al fatto che le cattive recensioni derivassero da un forte appetito non soddisfatto. Bah, che caduta di stile!


Zac Pose autunno inverno 2019-20

Sfilata Philipp Plein a New York

Sfilata Tom Ford alla New York Fashion Week


Foto da Vogue.com

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