Il
giardino dell’Eden, lussureggiante e tecnologico, avvolge i modelli dell’haute
couture
Dior by Raf Simons

«Ero affascinato dall’idea di frutto proibito, e soprattutto su ciò che oggi si può intendere per
frutto proibito – spiega il direttore artistico della maison Dior – La purezza
contro l’innocenza, il lusso contro l’idea decadente del lusso stesso». La
sfilata diventa così un viaggio alla ricerca del peccato. Dalle virginali vesti
bianche agli abiti più audaci, che scivolano sul corpo e sottolineano una profonda
scollatura. Dalla Belle Epoque al Rinascimento, dal puntinismo decorativo alle
silhouette anni ’50 con cui Christian Dior si è fatto amare dal mondo intero.
Simons ci fa viaggiare avanti e indietro nel tempo, con il comun denominatore
di una sensualità peccaminosa ma fertile, di un lusso decadente ma anche creatore
di bellezza. Il mix di epoche sembra essere diventato la sua firma, soprattutto
nelle collezioni d’alta moda, ma con un risultato stavolta nettamente superiore
a quello dell’haute couture primavera/estate. È riuscito a raccontare una
storia, che poi è la storia del mondo: siamo tutti figli del peccato originale. 


Foto di sfilata e backstage da Vogue Italia