Buongiorno!

Ormai vi siete abituati alle mie periodiche sparizioni, per cui chiedo velocemente scusa per la lontananza di questi giorni e arriviamo subito al punto perché l’articolo di oggi è (secondo me) molto interessante e spero scatenerà dibattiti e vi spingerà ad esprimere le vostre opinioni.

Dal 30 ottobre al 1 novembre a Dubai si è tenuta la prima Vogue Fashion Dubai Experience, organizzata dalla società immobiliare Emaar e da Vogue Italia presso il Dubai Mall, centro nevralgico della moda e della creatività nel nuovo mercato orientale. Per mesi Vogue Talents ha osservato, analizzato, studiato talenti emergenti nel mondo della moda e del design provenienti dai 5 continenti selezionandone 20 che hanno potuto presentare le proprie collezioni durante la manifestazione. Gli Emirati Arabi Uniti, padroni di casa, sono stati rappresentati dai gioielli ispirati alla scrittura araba di Shamsa Alabbar. Si ispirano invece alla mitologia con un tocco moderno i gioielli – scultura della libanese Hooked, alla natura quelli della britannica Anabela Chan, alla potenza dello spirito quelli di Heaven Tanuredja dall’Indonesia, alle ossa ed ai denti umani quelli di Mies Nobis dall’Australia. Infine i modernissimi e coloratissimi accessori di Sarah Angold che arrivano anch’essi dal Regno Unito. 

Anabela Chan
Heaven Tanudiredja
Hooked
Mies Nobis
Sarah Angold
Shamsa Alabbar

Andiamo invece all’abbigliamento: dalla Corea del Sud arrivano gli abiti di Ejnolee che mescola maschile e femminile, antico e moderno; Dora Abodi dall’Ungheria presenta il suo stile barocco-futuristico; l’indiana Hema Kaul ci trasporta in un mondo da sogno, con abiti vaporosi, femminili e romantici. Dark e sofisticato il mondo del marchio franco-tedesco Augustin Teboul ispirato al post-romanticismo; minimal quello della franco-algerina Bouguessa che prende spunto dall’abito tradizionale arabo per reinterpretarlo in chiave moderna. Uno studio futuristico sui volumi e una spiccata predilezione per il total black arrivano dall’ucraino Omalya; mentre il canadese Steven Tai si concentra sull’uso di materiali innovativi.

Augustin Teboul 
Bouguessa
Dora Abodi
Enjolee
Hema Kaul
Omelya
Steven Tai

E ancora: i foulard classico-eclettici della francese Astrid Sarkissian; le silhouette moderne di Endemage dall’Oman; i colori del deserto di Reem Al Kanhal dall’Arabia Saudita; la collezione ispirata alla scultura e all’arte del lituano Marius Janusauskas. L’Italia è ben rappresentata da due shoe-designer: Coliac e Charline De Luca, mentre parlando sempre di scarpe la statunitense I’Alave presenta vere e proprie sculture issate su tacchi trasparenti.

Astrid Sarkissian
Charline De Luca
Coliac
Endemage
I’Alave
Marius Janusauskas
Reem Al Kanhal

Accanto a questi talenti emergenti, hanno sfilato sulla passerella di Dubai anche 8 artisti ormai affermati: Madiyah Al Sharqi e N°3 dagli Emirati Arabi Uniti, Miuniku dall’India, Asudari dall’Arabia Saudita, Stella Jean e Piccione.Piccione dall’Italia, J. Js. Lee dalla Corea del Sud, Christopher Esber dall’Australia.

Asudari
Christopher Esber
J. Js. Lee
Madiyah Al Sharqi
Miuniku
N°3
Piccione.Piccione
Stella Jean

Insomma, perché ho voluto raccontarvi di questo evento? Perché credo fortemente nella multiculturalità, nella commistione di culture e Paesi differenti, in un mondo sempre più globale in cui non esistano differenze tra nord e sud, est ed ovest. Anzi, in cui queste differenze esistano ma vengano esaltate per realizzare sempre qualcosa di unico e per ispirarci influenze e stili sempre diversi. Niente può essere potente come la moda nell’operare questo cambiamento.

A voi opinioni e commenti! 🙂 Baci!!!!