"E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi: recensione del libro

13 novembre 2018


Ho avuto l'occasione di leggere il romanzo "E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi, edito quest'anno da Apollo Edizioni, che mi è stato gentilmente regalato dall'autore. 
Si tratta di un libro particolare, un romanzo pop e generazionale, come lo stesso Davide Rossi definisce il suo "E alla fine c'è la vita". L'autore si dice ispirato da titoli come "Le regole dell'attrazione" di B. E. Ellis, ma si ravvisano anche tracce di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi e tutto il filone dei romanzi generazionali. Protagonisti della trama sono quattro studenti universitari di Pavia: Marco, Mario, Marianna e Marika. Ragazzi giovani e affamati di vita, quella vita che divorano senza fare caso alle briciole che si lasciano dietro. Sesso, droga e alcool riempiono le loro giornate, scandite dal veloce procedere di una settimana di gennaio 2009. Sullo sfondo l'Università di Pavia, che accomuna i quattro ragazzi anche se riveste solo una piccolissima parte delle loro vite. Ognuno dei quattro, infatti, vivrà in quella settimana degli eventi drammatici in grado di cambiare il loro destino, come racconta la conclusione del libro
Il problema di questo libro, per il mio gusto personale, è la forma letteraria scelta dall'autore: forte della sua passione per la sceneggiatura e delle passate esperienze in questo campo, Davide Rossi confonde romanzo e sceneggiatura in un mix non sempre coinvolgente e non abbastanza approfondito. Lo scorrere dei minuti e delle ore in quella fatidica settimana, insieme al narrato dominato dai dialoghi e al continuo cambiamento di scena all'interno di poche righe sembrano appunto più adatte a una sceneggiatura per il cinema che ad un romanzo. I personaggi sono poco caratterizzati (non aiuta il fatto che i loro nomi si somiglino così tanto, forse scelta precisa dell'autore), le scene hanno poco pathos probabilmente proprio perché mancano di tutti quegli elementi aggiuntivi tipici della scrittura cinematografica: il set, le movenze, il tono di voce degli attori, la luce, la fotografia renderebbero più comprensibili gli stati d'animo dei quattro studenti universitari e dei personaggi secondari, appena abbozzati, che li circondano. Anche alle situazioni narrate manca qualcosa, per poter uscire dai confini del classico romanzo generazionale a tinte pop. Le canne e le bottiglie di birra, il sesso occasionale e il viscido professore universitario non bastano a dare un'anima personale all'opera, che pure sfrutta qualche spunto originale come appunto la scrittura in forma di sceneggiatura
"E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi si legge tutto d'un fiato, ma la conclusione del libro lascia insoddisfatti, come un film a finale aperto, che però manca di tutti quegli elementi che avrebbero potuto arricchirlo, se l'autore avesse compiuto una scelta più decisa tra la sceneggiatura e il romanzo. Tuttavia, risulterebbe probabilmente interessante a chi, come Davide Rossi, ha vissuto quegli anni e quella città, quell'Università di Pavia che vuole essere un microcosmo e forse non lo è anche per la mancanza di un vissuto condiviso tra l'autore e il lettore. 

Se siete interessati ad approfondire l'argomento e leggere il libro, "E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi è disponibile sul sito ufficiale di Apollo Edizioni e sui principali store online. 






Si ringrazia l'autore per il gentile omaggio.

5 modi per innamorarti di Milano in un giorno

10 novembre 2018

Non è un segreto che Milano sia una delle mie città preferite al mondo. Capitale della moda ma non solo, è una città talmente ricca di storia, di cultura, di novità, unica realtà italiana che possa veramente definirsi una metropoli internazionale. Ma cosa fare a Milano in un giorno se hai pochissimo tempo per vivere la meraviglia di questa città? Ecco 5 modi per innamorarti di Milano in sole 24 ore!



1. Comunque tu sia arrivato, in aereo, in treno o in auto, prendi la metro di Milano e raggiungi la fermata Duomo. Davvero. Deve essere assolutamente la prima cosa che farai in città, perché non c'è modo migliore per amare Milano all'istante che uscire dalla metro e vedere il Duomo davanti ai tuoi occhi. Può sembrare banale, ma è sempre la prima cosa che faccio quando arrivo a Milano, qualunque sia la durata del mio soggiorno e i miei impegni. Esco dalla metro di Milano e guardo il Duomo. E quella meravigliosa vita che gli brulica intorno, fatta di turisti in posa e di uomini d'affari che corrono al prossimo appuntamento, di ragazzi appena usciti dalle scuole e gente che, semplicemente, passeggia. Osserva, scopre, vive. Non ci sono due istanti in cui il Duomo di Milano dia la stessa sensazione: la luce del giorno, del tramonto, l'illuminazione spettacolare della sera, e le ombre di chi si muove tutto intorno lo rendono sempre diverso, ad ogni ora di ogni giorno. Non te lo puoi perdere.



2. Rimanendo in piazza Duomo, girati alla tua destra: troverai il Museo del Novecento, un gioiellino che vale la pena di visitare per innamorarti di Milano quando hai solo un giorno a disposizione e non puoi spostarti troppo (anche se la metro di Milano è velocissima, puntuale e ti porta praticamente ovunque, questa è la zona in cui si concentrano molte delle cose da vedere la tua prima volta). Tra i tesori custoditi al Museo del Novecento troverai opere di Pablo Picasso, Georges Braque, Paul Klee, Vasilij Kandinskij e Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico e Giacomo Balla, fino a un intero piano dedicato a Lucio Fontana. Non sai cosa fare a Milano nel weekend? Il Museo del Novecento il sabato è aperto fino alle 22.30 e la prima domenica del mese è a ingresso gratuito. Così, anche se hai solo un giorno o due per visitare Milano, puoi riservare a questo Museo quegli orari in cui altre attrazioni sono chiuse. 



3. Se hai un po' di tempo a disposizione o hai bisogno di un paio d'ore di riposo perché la gita si sta facendo stancante (per me è sempre necessario ricaricare le batterie quando cammino a lungo), dai uno sguardo alla programmazione dei cinema di Milano. Ma non di un cinema qualsiasi: l'Odeon di piazza Duomo. A pochi passi dalla Rinascente si trova questo cinema che è di per sé un capolavoro: nato negli anni '20, occupa uno spazio costruito nell'800 e sede di un teatro, di un ristorante e di un salone da ballo. L'atmosfera all'interno è magica e offre diverse occasioni speciali per godere di un bel film e interrompere la frenesia di una gita di un giorno in cui presumibilmente si cammina molto e ci si rilassa poco. Nella sala suite del famoso cinema di Milano si organizzano aperitivi con successivo spettacolo, da guardare su comode poltrone reclinabili (alcune delle quali si trovano anche nelle altre sale). E se cercate cosa fare a Milano con i bambini, anche qui il cinema è la soluzione: la domenica mattina, i più piccoli entrano a un prezzo ridotto e i genitori possono godersi lo shopping nella capitale della moda, tra i negozi di lusso e le catene lowcost che affollano corso Vittorio Emanuele II.



4. Già che ci sei, non salire subito sulla metro di Milano per raggiungere la prossima destinazione: fai una bella passeggiata verso il Castello Sforzesco. Eretto nel XV secolo, è un capolavoro medievale ampliato e migliorato dall'intervento degli Sforza, duchi di Milano per generazioni. Se stai a Milano solo un giorno, puoi ammirarlo anche senza visite guidate e senza pagare l'ingresso: l'accesso ai giardini è sempre gratuito e permette di raggiungere velocemente il Parco Sempione, un'altra delle cose da vedere a Milano per respirare un po' d'aria buona e circondarsi di verde, uscendo per un po' dalla frenesia cosmopolita della città.



5. L'aperitivo a Milano. Non pensavi veramente che questa lista potesse omettere un aperitivo, vero? Se vuoi la vista panoramica, recati in uno dei prestigiosi caffè all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II. Spritz prestigiosi e terrazze mozzafiato ti daranno la sensazione di avere il Duomo di Milano sul palmo della mano. Se invece cerchi una soluzione low cost, basta allontanarsi di pochi metri dal Duomo: di fronte al nuovo Apple Store o in via Torino, numerosi bar offrono un classico aperitivo milanese a base di spritz (o di qualsiasi altro drink) con ricchissimi buffet di piatti più o meno elaborati, che valgono come cena a basso costo in una delle città più care d'Europa. Perfetta per completare la tua gita di un giorno a Milano.

4 motivi per cui cercare casa in affitto è (più) difficile per chi soffre di una malattia cronica

8 novembre 2018


Guardiamo in faccia la realtà: cercare casa in affitto è un inferno, sempre, per chiunque, qualunque sia la città o il paese in questione e la situazione economica della persona, della coppia o della famiglia coinvolta. Bisogna tenere a mente un budget, conciliare le esigenze di tutti i futuri inquilini, considerare dimensioni, costi, necessità, posizione, servizi, e possibilmente evitare di finire in una catapecchia. Paura, eh? Beh, pensate a cosa voglia dire cercare casa in affitto quando si soffre di fibromialgia o di qualsiasi altra malattia cronica
Mi sono ritrovata a pensarci ieri, dopo la milionesima giornata alla ricerca di una casa in affitto: per tutti è difficile trovare la casa dei propri sogni, no? Sì, ma per chi ha una malattia cronica invalidante, a maggior ragione se non riconosciuta, ci sono esigenze potenzialmente impossibili da soddisfare. Cercare casa genera ansia in chiunque, soffrire di fibromialgia provoca problemi inaspettati in qualsiasi aspetto della vita quotidiana, dal viaggiare al lavorare, al vivere in una casa in affitto. Il fatto che non esista per la fibromialgia una cura definitiva, che non venga riconosciuta dallo Stato (e diciamoci la verità: spesso neanche dalle persone con cui abbiamo a che fare nella vita di tutti i giorni), che sia difficile se non impossibile mantenere un lavoro full time con una malattia cronica e imprevedibile come questa, genera un'ansia nei confronti di ogni singola decisione che non può che moltiplicare le normali difficoltà del cercare una casa in affitto
Ecco quindi 4 motivi per cui cercare casa in affitto è più difficile se soffri di una malattia cronica invalidante

1. Il budget. Chi soffre di fibromialgia non solo ha difficoltà enormi per trovare e mantenere un lavoro, ma affronta anche delle spese non indifferenti e che qualsiasi persona "sana" non si troverebbe mai ad affrontare: terapie costose, farmaci, integratori, visite mediche ed esami, tutte a carico del paziente fino a quando non verrà riconosciuta la fibromialgia come malattia invalidante. Il che va a rimpicciolire ancora di più un budget già risicato a causa dell'instabilità lavorativa, e rende molto simili a zero le possibilità di cercare casa in una grande città.

2. La posizione. Non posso parlare per chiunque soffra di fibromialgia, ma per me i numerosi sintomi di questa malattia cronica sono un ostacolo anche in un'attività apparentemente semplice come guidare l'auto. Confusione mentale, dolori alla schiena, alle braccia e alle gambe, vista che si offusca improvvisamente mi hanno fatto desistere dall'imparare a guidare, cosa che provoca infinite occasioni d'ilarità alle cene di famiglia e tra gli amici (lieta di poter sollevare il vostro spirito quando gli argomenti scarseggiano!). Allo stesso tempo camminare a lungo o andare in bicicletta sono attività che portano a livelli estremi il dolore e la fatica cronica. Quindi sì, bisogna cercare una casa che abbia la fermata del bus a meno di 10 minuti di cammino, Sorry.

3. La casa. Sì, perché va bene scegliere la città in cui vivere, scegliere un budget da rispettare (o almeno provarci), scegliere il quartiere migliore, ma la cosa più difficile del cercare casa in affitto è... trovare casa. Per un malato cronico la casa è molto più di una casa, è tutto. Luogo di degenza e di riposo, di lavoro perfino (per chi, come me, riesce a lavorare da remoto), dev'essere un'oasi assolutamente sicura. Ogni "normale" attività casalinga diventa una fonte di dolore e di fatica cronica per chi soffre di fibromialgia, e bisogna trovare un luogo che li riduca al minimo. Quindi, possiamo cercare una casa in affitto al secondo piano senza ascensore? No. Una casa troppo grande e quindi faticosa da pulire? No. Una casa troppo piccola in cui non entri quel divano che riduce il dolore alla schiena da insopportabile ad ancora-insopportabile-ma-comunque-meglio-che-sulla-sedia-della-cucina? Assolutamente no. 

4. L'opinione di chi è "sano". E probabilmente pensa che il problema più grave del cercare casa in affitto sia non avere lo spazio per una cabina armadio. Sì, perché quando soffri di una malattia cronica invalidante, chiunque si sente in diritto di giudicare la tua vita. E quando cerchi casa in affitto, chiunque si sente in diritto di giudicare le tue scelte. Forse chiunque si sente in diritto di giudicare chiunque, a prescindere da tutto. Così quella casa senza ascensore va bene comunque, perché che saranno mai due piani di scale a 26 anni? Cercare casa in affitto è pesante per tutti, puoi pure farteli 15 minuti in bici per raggiungere la prima fermata del tram, dai. E qual è il problema se nel tuo condominio non c'è un solo minuto di silenzio in tutta la giornata? Sì ho capito che hai l'emicrania costante da quando avevi 3 anni, ma bisogna pur adattarsi, no? No.







Mrs Maisel outfit: 6 modi per copiare la moda anni '50 della serie tv (e dove comprarli)

5 novembre 2018

Vincitrice di ben 6 Emmy Awards tra cui miglior serie tv comedy, miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, The Marvelous Mrs Maisel in streaming su Amazon Prime Video è stato un vero gioiellino nel panorama delle serie tv dell'ultimo anno. Mentre aspettiamo che arrivi la seconda stagione de La Fantastica Signora Maisel su Amazon (prevista per i primi di dicembre), analizziamo una delle meraviglie di questa serie tv: i costumi che ricreano perfettamente l'atmosfera della New York anni '50. Tra la bravura e i tempi comici della protagonista Rachel Brosnahan (la Mrs Maisel del titolo, casalinga degli anni '50 che, lasciata dal marito, si trova a inventarsi una carriera nella stand-up comedy del West End), i meravigliosi dialoghi di Amy Sherman-Palladino (già amatissima per la sua serie tv d'esordio Gilmore Girls), la splendida colonna sonora, anche i vestiti anni '50 hanno contribuito al successo della serie. Gonne a ruota e abiti fit & flare, little black dress e pencil skirt, tanto check e color block fanno brillare La Fantastica Signora Maisel tra la folla di New York, con quell'attitudine frivola e quell'intelligenza acuta e ironica che ha permesso a tutti noi di amare la serie e di aspettare con ansia The Marvelous Mrs. Maisel 2. Nell'attesa, ecco 6 look ispirati agli anni '50 per imitare Mrs Maisel negli outfit audaci, bon ton e coloratissimi. 

1. Mrs. Maisel outfit del primo episodio
Nel pilot, l'outfit con cui Midge Maisel appare per la prima volta sullo schermo è un delizioso mix di pastello: ricrea questo mood anni '50 con diverse sfumature di rosa, scarpe a punta e volumi a contrasto. 



Abito bodycon con scollatura sulla schiena Rebecca Vallance, cappotto oversize Isabel Marant; decolleté a punta con dettaglio gioiello Rochas. Tutto su Mytheresa


2. Mrs. Maisel outfit episodio 2: riconquistalo con il rosso
Quando Joel lascia Midge per la segretaria, i genitori della coppia non sono per niente contenti della futura separazione. Per rimediare, Midge organizza una cena di famiglia e, seguendo il consiglio del padre, indossa il suo abito rosso più bello. L'intento dei genitori è rimettere insieme la coppia, ma Mrs. Maisel sa che la storia è ormai finita. Nonostante ciò, accoglie in casa il marito per la cena indossando il vestito anni '50, stretto in vita e dalla tonalità rosso fuoco.


Abiti rossi fit & flare: da sinistra Moncler Genius, Valentino, Alexander McQueen, Valentino, Oscar de la Renta. Tutto su Mytheresa


3. Mrs Maisel outfit episodio 5: grigio e righe
Nonostante sia una donna nel pieno degli anni '50 e sia stata educata dalla sua famiglia facoltosa per fare la casalinga e occuparsi dei bambini, Mrs Maisel sa che se vuole la propria indipendenza dovrà trovare un lavoro. Così trova impiego nel reparto beauty di un grande magazzino di lusso, e si presenta al suo primo giorno di lavoro in un look che è un inno alla moda anni '50, un abito fit & flare grigio e professionale, con l'aggiunta di un tocco alla Midge: il fiocco a righe che ravviva il tutto e la spiccare tra le colleghe.


Abiti fit and flare grigi: Bottega Veneta e Max Mara, entrambi in vendita su Mytheresa.
Fiocco colorato a righe Gucci su Luisaviaroma


4. Mrs Maisel outfit con shorts color block
Entrata a far parte di un giro di party grazie alle sue colleghe del grande magazzino, Midge inizia a esibirsi per gli ospiti in monologhi improvvisati per fare pratica per la sua carriera da stand-up comedian. Non è solo il suo umorismo intelligente a farla spiccare, però, ma anche i suoi look audaci: qui indossa un paio di shorts rossi con un maglioncino salmone e collant in tinta. Puoi ricreare l'outfit alla Mrs Maisel con un color block anche in altri colori.


Maglioncino rosa a coste See by Chloé, shorts a vita alta check Gucci. Entrambi su Mytheresa


5. Mrs Maisel total look check
Nella moda anni '50, alcuni elementi sono imprescindibili: tra questi, le pencil skirt e la stampa check. Interpretati da Mrs Maisel in questo total look, tu puoi ricrearli con pezzi più contemporanei, purché la stampa check o plaid e i colori combacino. 


Pencil skirt rosse stampa check: Simone Rocha e N°21. Entrambe su Mytheresa
Camicia con stampa sulla schiena Off White, in vendita su Luisaviaroma


6. Mrs Maisel outfit ultima puntata: Grazie e Buonanotte
L'ultima puntata di The Marvelous Mrs Maisel in streaming su Amazon, si chiude con uno splendido spettacolo di stand-up comedy in cui Midge indossa l'abito per eccellenza: un little black dress in pieno stile anni '50, con fiocchi e gonna a ruota. Sempre di moda, ritrovare un abitino nero e abbinarlo con una collana di perle è semplicissimo anche nel 2018.


Little black dress anni '50: Oscar de la Renta e Ulla Johnson su Mytheresa.
Collana di perle Chantecler Jewels

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