Le 10 canzoni più belle di Crazy Ex-Girlfriend

29 novembre 2018


Alzi la mano chi ha visto/sta guardando Crazy Ex-Girlfriend. Bene, ora tutti quelli che non hanno alzato la mano corrano a inserirla nella wishlist delle serie tv da vedere prima che finisca l'anno. Perché? Perché in questo momento la stagione 4 di Crazy Ex-Girlfriend (che è l'ultima) sta andando in onda negli Usa, quindi a breve arriverà su Netflix. Non vorrete farvi trovare impreparati?
La serie tv musical della CW, co-creata dalla protagonista Rachel Bloom, nonostante gli ascolti non proprio stellari, è un piccolo gioiello nel panorama delle comedy series che toccano argomenti molto, molto seri. La protagonista appunto, interpretata dalla deliziosa Rachel Bloom, è la Crazy Ex-Girlfriend del titolo, una ex ragazza pazza che all'inizio sembra semplicemente ossessionata dal suo primo amore del liceo (e chi non lo è?), per poi svelare a poco a poco serie problematiche e disturbi mentali nel corso delle stagioni. La serie tv esplora in maniera leggera ma assolutamente onesta temi come la sessualità femminile, la malattia mentale, l'alcolismo, il sessismo, i difficili rapporti tra genitori e figli. Mantenendo il tutto su un piano giocoso e divertente grazie all'inserimento di splendidi numeri di canto e danza all'interno di ogni episodio. Il tutto grazie a un cast strepitoso di attori, quasi tutti provenienti dalle grandi produzioni di Broadway. Divertente, brutale, a volte semplicemente surreale ma capace di spingerci a riflettere su temi di attualità, come ogni musical che si rispetti Crazy ex-Girlfriend va vista in lingua originale. O, se proprio volete vederla in italiano, date un'occhiata alle 10 canzoni più belle delle prime tre stagioni in lingua originale. Ecco la mia personale classifica: 

10. Strip away my conscience (episodio 3x02)




Perché mi piace: Tra film, serie tv e personaggi famosi, Crazy Ex-Girlfriend fa spessissimo riferimenti alla cultura pop. Ma è con questa canzone che paragona Nathaniel al professor Piton che lo show raggiunge un livello altissimo. Tra l'altro, la relazione tra i due inizia proprio basandosi sulla comune passione per Harry Potter. Impossibile che questa canzone sul sesso non rimandasse alla saga.

P.s. Rebecca è una Grifondoro che si finge una Corvonero e Nathaniel è un Serpeverde, ovviamente. 

Il verso più bello: 

You're like professor Snape
In his sad dungeon with his potions
'Cause somehow you don't have
Those sucky things called emotions

9. The math of love triangles (episodio 2x03)




Perché mi piace: come molti momenti musicali in Crazy Ex-Girlfriend, questa canzone ha ricevuto il trattamento parodia. Indecisa tra Greg e Josh, Rebecca prova a capire cosa sia un triangolo con l'aiuto di una serie di professori di matematica. Parodiando Marylin Monroe che canta "Diamonds are a girl's best friend" in Gli uomini preferiscono le bionde nei costumi e nella coreografia, la canzone è farcita di giochi di parole e ribadisce la totale irrazionalità di Rebecca di fronte alle questioni amorose. 


Il verso più bello: 

We’re tired of all your tangents 
That’s also a triangle pun

8. It was a s**t show (episodio episodio 2x04)




Perché mi piace: perché è brutalmente onesta, come tutta la serie tv. Questa canzone di Crazy Ex-Girlfriend guadagna punti in più per essere interpretata da Santino Fontana, uno dei migliori attori dello show. Che, per inciso, è anche Hans in Frozen (O.O)

La canzone racconta come, seppur passionale e appassionante, la relazione tra Rebecca e Greg sia tossica, deleteria e... beh, a s**t show. Non basta amarsi per costruire un legame duraturo e che arricchisca entrambi. 

Il verso più bello: 

That thing we had
Was not just bad,
It was a s**t show.


7. A diagnosis! (episodio 3x06)



Perché mi piace: questa canzone di Crazy Ex-Girlfriend tocca da vicino chiunque soffra di una malattia cronica e/o di una malattia mentale. La lotta continua per vedere riconosciuto e rispettato il proprio status di malato, la sicurezza che Rebecca definisce "un'armatura", che dice chi sei, cosa sei e come affrontare il tuo problema, qualunque sia, è un sentimento che tutti noi conosciamo bene. Affrontato, come sempre, con ironia ma anche con una grande dose di empatia e sensibilità. 


Il verso più bello: 

What could be right? 
Schizophrenic or bipolar-lite? 
I’ve never heard voices but maybe it’s time to start 
(You’re super cool, Rebecca!) 
Thanks!

6. You do/you don't wanna be crazy (sigla stagione 3)



Perché mi piace: la terza stagione esplora in maniera ancora più profonda e complessa la salute mentale di Rebecca, e la sigla iniziale la rappresenta benissimo. Le diverse personalità che la cantano sono forse un accenno alla successiva diagnosi di Disturbo Bipolare, e Rachel Bloom ha la personalità e il carisma per interpretarle tutte. In pochi secondi, la canzone tocca argomenti come (di nuovo) il sessismo e lo stigma dei disturbi mentali


Il verso più bello: 

I like it when a girls gets crazy in bed
Don't mess with a bitch who's crazy in the head

5. I'm just a girl in love (sigla stagione 2)




Perché mi piace: la sigla di Crazy Ex-Girlfriend cambia ad ogni stagione, riflettendo il tono delle puntate e la crescente malattia mentale della protagonista. Quella della seconda stagione, per esempio, racconta la sua ossessione per Josh definendola "adorabile" quando, sappiamo benissimo già dalla prima stagione, si tratta di un amore malsano. Splendida la coreografia in stile charleston e deliziosa, come sempre, Rachel Bloom


Il verso più bello: 

I have no underlying issues to address 
I’m certifiably cute and adorably obsessed

4. Crazy Ex-Girlfriend (sigla stagione 1)




Perché mi piace: è la canzone che dà il via a Crazy Ex-Girlfriend, premessa dell'intera serie tv e sigla perfetta per la prima stagione. In pochi, in parte animati, minuti, la sigla tocca tutti i punti della serie, con la sua consueta ironia: il disturbo mentale, il sessismo, la totale mancanza di raziocinio di Rebecca. 


Il verso più bello: 

She's so broken insiiiiiiide!

3. Let's generalize about men (episodio 3x1)




Perché mi piace: anche in questo caso, perché è onesta. 4 donne deluse dagli uomini generalizzano su quanto TUTTI gli uomini facciano schifo. Vi suona familiare? Sì, perché è quello che facciamo tutte quando veniamo mollate. E anche quello che fanno tutti quando vengono mollati. In più, vogliamo parlare di quei costumi anni '80 e della splendida coreografia?


Il verso più bello:

Let's get super lit and not admit
This is some kind of primal ritual we need now and then

2. Settle for me (episodio 1x04)




Perché mi piace: di nuovo, Santino Fontana. Questo attore e cantante è veramente straordinario e questo è una delle canzoni migliori della serie. Non a caso, ha vinto un Emmy. In un'atmosfera alla Fred e Ginger (poi ripresa anche da La Forma dell'Acqua), Greg chiede a Rebecca di scegliere lui, nonostante sappia benissimo che è innamorata di Josh. E lo fa con un numero strepitoso e beh...la voce di Santino Fontana.


Il verso più bello: 

So lower those expectations 
And settle for me!


1. This is the end of the movie (episodio 3x04)




Perché mi piace: il primo posto se lo aggiudica This is the end of the movie, la mia canzone di Crazy Ex-Girlfriend preferita. Anche in questo caso, l'onestà premia: nel momento di peggior discesa agli inferi della sua depressione, Rebecca si rende conto che la vita non è un film, non c'è una spiegazione o un senso logico per ogni cosa. La vita è un gran casino, e va affrontata momento per momento, smettendo di rincorrere quel lieto fine che per qualcuno è rappresentato da un matrimonio, per altri da un traguardo nella propria carriera, ma che comunque, se arriva, è sempre seguito da una serie di altri momenti belli e brutti. E se te lo dice Josh Groban, ci devi credere. 


Il verso più bello: 

Because life is a gradual series of revelations
That occur over a period of time
It's not some carefully crafted story
It's a mess, and we're all gonna die.


I diritti delle immagini appartengono alla CW.

Come vestirsi quando fa freddo: 5 abiti invernali per la moda 2018-19

24 novembre 2018

Miu Miu moda inverno 2018-19 da Vogue.com

Come vestirsi quando fa freddo: 5 abiti invernali per la moda 2018-19

L'inverno 2018-19 è qui, e probabilmente resterà per un bel po'. Tempo di pensare a come vestirsi quando fa freddo, no? Non è necessario infagottarsi in maglioni e felpe, basta lavorare con un po' di fantasia e scegliere questi 5 tipi di abiti invernali perfetti per la moda 2018-19 (e se sentite freddo indossate un paio di calze, please: nessuno vi giudicherà, almeno non io). 


1. Un vestito animalier

Nessuna di voi è delusa quanto me, ma questa è una delle più forti tendenze della moda 2018-19: la stampa leopardo riempirà abiti, accessori, scarpe, capispalla. Inevitabile che apparisse anche sui vestiti più amati di stagione. Cioè più amati dagli stilisti, non da me, ma se a voi piace lo stile ecco qui dei vestiti animalier da tenere d'occhio.


Da sinistra: abiti invernali con stampe animalier Givenchy, Valentino, Balmain, Roberto Cavalli e Versace.


2. Un vestito di paillettes oro (e non solo) 

Come vestirsi in discoteca, a Capodanno o in altre serate? I mini abiti invernali di quest'anno sono tutti paillettes all over, stile particolarmente amato da Gucci e Balmain. Piccole e luccicanti a tinta unita o maxi e multicolor da sirena, le paillettes oro, rosso brillante, azzurro e nero si posano su mini abiti perfetti per andare in discoteca o attirare ogni sguardo a una serata speciale. 

Mini abiti invernali di paillettes, da sinistra: Balmain, Gucci, Attico, Balmain, Marc Jacobs


3. Un vestito-maglione

Considerando che siamo in inverno, è rassicurante che la moda di stagione proponga maglioni lunghi a vestito. Un perfetto compromesso per imparare come vestirsi quando fa freddo senza rinunciare né allo stile né alla sensazione morbida e calda di farsi abbracciare da un lungo vestito-maglione in lana.

Maglioni lunghi a vestito, da sinistra: Prada, Balenciaga, Balmain, Alexa Chung, Valentino


4. Un vestito di velluto

Immancabile nel guardaroba invernale già da diverse stagioni, un vestito in velluto continua ad essere una scelta vincente per la moda 2018-19. In colori caldi e avvolgenti o chiari e luminosi, lunghi o in versione mini abiti invernali, rimangono eleganti ma sdrammatizzabili facilmente e grandi must have dello stile Miu Miu.

Vestiti di velluto, mini abiti invernali da sinistra: Miu Miu, Balenciaga, Altuzarra, Huishan Zhang, Miu Miu

5. Un abito invernale a stampa check

Must have della moda invernale, la stampa check, il tartan, i quadretti in stile plaid si posano su abiti invernali lunghi e corti, perfetti per il giorno e i look da lavoro ma anche per un appuntamento festivo informale. L'idea cool? Scegli un mini abito in stampa check con le maniche corte o a scamiciato e indossalo sopra un maglione!

Mini abiti invernali a stampa check, plaid o tartan, da sinistra: Fendi, Bottega Veneta, Acne Studios, Simone Rocha, Oscar de la Renta

Perché regalare libri ai bambini per Natale? Una favola rivisitata che li conquisterà

22 novembre 2018

Perché regalare libri ai bambini per Natale?

Perché puoi cambiare la loro vita per sempre. Perché quello che leggeranno e conosceranno da piccoli modellerà il loro modo di essere, di vivere, di muoversi nel mondo da adulti. Perché leggere un libro a un bambino o con un bambino è il modo più bello e sano di instaurare con lui un rapporto di fiducia, amore e condivisione. Perché i libri per bambini, illustrati magari, stimolano la loro fantasia come nessun altro regalo di Natale potrà mai fare. 

Natale si avvicina, è il momento di pensare ai regali per grandi e piccini. E non c'è nessun regalo migliore di un libro per bambini illustrato. Lo sa bene Edizioni Piuma, una casa editrice di libri per bambini illustrati e non, che racconta le favole con cui siamo cresciuti in una maniera del tutto nuova, moderna e adatta ai bimbi di oggi. Bombardati continuamente da informazioni, immagini, suoni, prodotti di intrattenimento, i bambini leggono ancora? Sì, se li guidi verso la scelta di libri che sappiano stimolare la loro curiosità in maniere nuove e sconosciute, integrate al mondo digitale che fa già parte del loro bagaglio culturale. 


Quali libri per bambini scegliere? Le favole rivisitate di Edizioni Piuma


La casa editrice ha sviluppato un intero percorso interattivo volto a educare i più piccoli alla creatività, al pensiero critico e alla ricerca consapevole di valori, significati ed emozioni. Per Edizioni Piuma il mondo dei libri per bambini è indissolubilmente legato al mondo digitale: nati in un'epoca in cui schermi e smartphone sono continuamente sotto i loro occhi, non c'è motivo per cui i piccoli debbano scindere le due cose. Ecco quindi che libri illustrati e app interattive guidano i bambini alla ricerca del proprio io, attraverso quelle favole che noi adulti conosciamo bene e che vengono narrate con uno storytelling originale e accattivante. Questo accade in Cappuccetto Blu, il delizioso volume illustrato che ho avuto il piacere di leggere grazie alla collaborazione con Edizioni Piuma. Da quando Cappuccetto Rosso ha cambiato il colore della sua "divisa" più celebre? Lo scoprirete nel libro, un vero viaggio alla riscoperta di un grande classico attraverso parole e immagini. Il testo di Cappuccetto Blu, scritto in rima da Iris Bonetti, si legge tutto d'un fiato, grazie alla musicalità intrinseca del racconto e alla forma narrativa delle parole in movimento. Le rime si mescolano infatti alle immagini (splendide opere di Enzo Venezia, che riesce a dare un'impronta unica ispirata al futurismo e alle avanguardie del Novecento a questo libro illustrato per bambini).
In ogni pagina le parole si rincorrono e si fondono con la tavolozza dei blu, in questo libro che è una piccola opera d'arte. Le tavole illustrate di Enzo Venezia e le parole scelte con cura da Iris Bonetti rimandano all'immaginario della favola che conosciamo, rimodernandone la struttura e lanciando un messaggio finale forte e contemporaneo (che non vi svelo, ma che è quanto mai necessario per comprendere il mondo di oggi, sia per i più piccoli che per gli adulti).


Regalare i libri di Edizioni Piuma ai bambini: questo Natale sorprendi i più piccoli (e non solo)


Un regalo di Natale originale, utile e stimolante per i più piccoli, ma anche un'opera d'arte da collezione per i più grandi. Ecco il motivo per cui un libro sarà sempre un regalo gradito, una sorpresa rispetto ai giocattoli che affollano la stanza di un bambino. Mantieni la tradizione di scartare i regali sotto l'albero con un pacchetto prezioso che contenga il libro, poi scarica le app di Edizioni Piuma per connettere il mondo letterario a quello digitale e conquistare definitivamente l'attenzione dei cuccioli di casa. 

Cappuccetto Blu è disponibile in forma cartacea o in ebook sul sito di Edizioni Piuma e sui principali store online. 




Si ringrazia Edizioni Piuma per il gentile omaggio.

15 film e programmi televisivi con Adam Driver, in ordine di magnificenza dei suoi capelli

19 novembre 2018

Star Wars a parte, Adam Driver è un grande attore e ha saputo dimostrarlo con una filmografia che in appena 6 anni (dall'esordio in Girls nel 2012) è lunghissima e conta lavori con i migliori registi internazionali. Ha lavorato con Scorsese e con i fratelli Coen, con Soderbergh e Spike Lee e non ha mai sbagliato un colpo, dai film indie come Paterson ai grandi franchise come, appunto, la trilogia sequel di Star Wars. Finalmente Hollywood comincia a rendersene conto e a riconoscergli il merito della splendida performance in Blackkklansman, per la quale è già stato nominato ai Gotham e agli Spirits Awards e si avvia allegramente verso i Golden Globe e gli Oscar 2019. Ma a noi non interessa. Perché non siamo qui per parlare del suo talento, siamo qui per condurre una ricerca basata sull'inconfutabile metodo del scientifico del come-mi-pare-e-piace, che ci porterà finalmente a rispondere alla domanda delle domande: in quale film di Adam Driver i suoi capelli sono più gloriosi?
Ecco la classifica definitiva di 15 film e programmi televisivi con Adam Driver (in onore del suo compleanno) seguendo unicamente il criterio di magnificenza dei suoi capelli. 

15. I Simpson puntata 27x01 (2015)


Niente da dire sui capelli di Adam, che qui interpreta Adam Sackler, il suo personaggio in Girls.

14. Silence di Martin Scorsese (2016)


Troppo magro per esigenze di copione, ma i capelli di Padre Garupe sono perfetti anche in mezzo alla pioggia, alla fame, alla miseria, e quindi SHOUT OUT ai capelli di Adam Driver!

13. Frances Ha di Noah Baumbach (2012)


Quanto è piccino in questo film? Quanto-è-piccino?
12. Tracks - Attraverso il deserto di John Curran (2013)

Uno delle millemila hairstyle da hipster di Adam (occhiali extralarge e reflex compresi)
11. Giovani si diventa - While we're young di Noah Baumbach (2014)

Il look da hipster funziona ok? Funziona.
10. Paterson di Jim Jarmush (2016)

Long hair Adam Driver is the best Adam Driver, ma ASCOLTATE LA SUA VOCE IN QUESTO FILM!

9. Midnight Special di Jeff Nichols (2016)

Nnnnnneeeeeerrrrrrrd!
8. Girls puntata 5x01 - Wedding Day (2016)

La cosa più figa di guardare Girls (ci sono tante cose fighe in Girls) è riuscire a capire esattamente cos'altro sta girando Adam in contemporanea, dalla lunghezza dei suoi capelli e dalla larghezza delle sue spalle.

7. This is where I leave you di Shawn Levy (2014)

Di nuovo, long hair Adam Driver è per sempre nel mio cuore, ma il pizzetto? Il pizzetto vince. 

6. Hungry Hearts di Saverio Costanzo (2014)


Adam ha preso la Coppa Volpi al Festival di Venezia 2014 con questo film. Che è inquietante e bellissimo, ma non ci interessa. Concentriamoci sui capelli!

5. Blackkklansman di Spike Lee (2017)

Pizzetto e camicia a quadri battono la riga in mezzo. Questa è scienza ragazzi, non sono io a fare le regole (e invece sì)

4. Star Wars: Gli Ultimi Jedi - Star Wars: The Last Jedi di Rian Johnson (2017)

Uhm, ok, questo non è Kylo Ren ne Gli Ultimi Jedi. Questo è Adam Driver che si allena per il film e GUARDATE QUEI CAPELLI! (Ho i detto i capelli, ragà, fate le brave!)
3. La truffa dei Logan - Logan Lucky di Steven Soderbergh (2017)


Capelli lunghi + pizzetto + torace alla sto-girando-questo-film-mentre-mi-alleno-per-Gli-Ultimi-Jedi = 🔥🔥🔥
2. L'uomo che uccise Don Chisciotte - The man who killed Don Quixote di Terry Gilliam (2017)


Ve lo ripeto: il pizzetto non si batte. Con quel codino poi?

1. Star Wars: Il risveglio della forza - Star Wars: The Force Awakens di J. J. Abrams (2015)


Semplicemente perfetto (il taglio di capelli, dico)

I crimini di Grindelwald: cosa è andato storto in Animali Fantastici 2?

16 novembre 2018


Diciamolo subito, via il dente via il dolore: Animali Fantastici - I Crimini di Grindelwald non è stato all'altezza del primo film. Uscito ieri nelle sale (e in anteprima in alcuni cinema selezionati il 14 novembre), semplicemente non ha soddisfatto le aspettative. Ma perché? Cosa è andato storto nel secondo capitolo di Animali Fantastici, saga prequel di Harry Potter scritta e prodotta dalla stessa J. K. Rowling? Andiamo con ordine. 

L'errore madornale che l'autrice ha fatto (e che poteva benissimo evitare) è stato uno soltanto: condividere troppi dettagli con i fan. Da sempre molto attiva sul web e soprattutto su Twitter, la scrittrice di Harry Potter ha, già dai tempi della saga principale, la tendenza a raccontare dettagli su personaggi, trame, oggetti, incantesimi che non fanno che limitarne il processo creativo. Con Animali Fantastici, l'errore fatale è stato quello di rivelare, prima che uscisse il primo film al cinema nel 2016, di quanti capitoli sarebbe stata formata la saga e le date di inizio e fine della stessa. A quel punto, J. K. Rowling ha perso. Settando l'azione tra il 1926 e il 1945, ha dato ai fan la certezza su come finirà la saga, perdendo completamente ogni occasione di sorprenderci o regalarci dei colpi di scena che non risultino forzati. 

Chi ha letto i libri di Harry Potter, infatti, ma anche chi ha visto solo i film, conosce abbastanza di quel periodo storico da poter immaginare con assoluta certezza come, quando e con che esito avverrà l'epico scontro finale tra Silente e Grindelwald. E nel frattempo? Nel frattempo godiamoci i 3 film centrali, che altro non sono se non dei riempitivi tra il buono (e per certi versi autoconclusivo) Animali Fantastici e dove trovarli e quel glorioso scontro che, già lo sappiamo, non potrà avvenire prima dell'ultimo capitolo. 
Ecco che l'autrice si è incastrata da sola in una scatola dalla quale è impossibile uscire: l'inizio di Animali Fantastici è buono, la fine è già scritta, va riempito lo spazio centrale. Con I crimini di Grindelwald, la Rowling ha dimostrato di non saperlo fare. Perdendosi in una miriade di trame e sottotrame, di personaggi dei quali conosciamo troppo poco per interessarcene e altri che conosciamo talmente bene da avere ben pochi segreti da raccontare, la sceneggiatura semplicemente non va. In alcuni punti di Animali Fantastici 2 è veramente difficile capire cosa stia succedendo e chi diavolo sia tutta 'sta gente in scena, perché dovrebbe importarci qualcosa di chi vive e chi muore e soprattutto chi sia il protagonista. Ecco un altro errore che ha rinchiuso la Rowling (creativamente) in un angolo: fingendo di voler incentrare la saga di Animali Fantastici su Newt Scamander, ha creato quattro personaggi adorabili ma di ben poco spessore, che faticano ad essere misteriosi e imprevedibili come i personaggi a cui la saga di Harry Potter ci aveva abituati. I veri protagonisti sono forse Silente e Grindelwald? Sì, ma anche qui manca il mistero. Sappiamo che rapporto li ha legati, come è andata la loro storia e come andrà a finire. Rimane poco spazio per stupirci. Ecco che l'attenzione si sposta allora su Credence, su Leta Lestrange, su Nagini, anche questi però appena abbozzati, appena accennati. Troppo poco per catturarci davvero. La trama rimane traballante tra mille cose che vorrebbe essere e non è, tra mille cose che vorrebbe raccontare ma alla fine non racconta. 
Ottima invece la resa visiva di Animali Fantastici 2, con un netto miglioramento rispetto alla saga di Harry Potter in merito a effetti speciali, scenografie, costumi e una fotografia impeccabile. Perfette anche le interpretazioni, tra le quali spiccano lo splendido Eddie Redmayne (unico motivo, ammettiamolo, per cui Newt ci piaccia così tanto); il Silente di Jude Law chiaramente ispirato a quello di Richard Harris nei primi due film di Harry Potter; perfino Johnny Depp, criticatissimo in fase di casting ma alla fine decisivo nel dare credibilità all'unico personaggio interessante della saga: Grindelwald. Fanno il compitino tutti gli altri, da un Ezra Miller decisamente sottotono rispetto ad Animali Fantastici e dove trovarli a Dan Fogler, Alison Sudol e Katherine Waterstone che non brillano di certo. Menzione speciale per Joshua Shea, il giovanissimo interprete di Newt nei suoi anni a Hogwarts che è riuscito a catturare perfettamente la performance di Eddie Redmayne

Nel complesso, questi i motivi per cui Animali Fantastici 2 ha stentato a decollare. Se avete già visto il film, andate avanti per leggere i dettagli di cosa mi è piaciuto e cosa no in I Crimini di Grindelwald, oppure chiudete qui il post e tornate dopo averlo visto (attenzione SPOILER!)



HO DETTO SPOILER, OCCHIO!!!







Silente: sì.
Equilibrato, misurato e perfettamente in linea con l'interpretazione di Richard Harris, l'Albus Silente di Jude Law è uno dei punti buoni di Animali Fantastici 2. Ottimo il modo in cui il rapporto con Grindelwald viene accennato, struggente la scena dello specchio delle brame. Involontariamente esilarante la frase "La mia famiglia ha un rapporto particolare con gli uccelli magici", che non posso credere sia VERAMENTE finita nello script. 

Grindelwald: sì.
Tutti avevamo qualche dubbio su Johnny Depp, soprattutto dopo le controverse notizie sulla sua vita privata e le ultime performance per niente brillanti. Nei panni del mago oscuro, invece, convince. Straordinaria la scena di apertura di Animali Fantastici 2, come anche il monologo nel cimitero con immagini della Seconda Guerra Mondiale in sottofondo. Non riesco a credere che la Rowling abbia infilato l'Olocausto in questo film ma sì, lo ha fatto. 

Newt e Tina: nì.
Tina è un personaggio di una piattezza allucinante, il suo rapporto con Newt si fa appena appena più caruccio ma non abbastanza per appassionare. Newt, come dicevo, è delizioso soprattutto grazie all'interpretazione di Eddie Redmayne, ma manca della gravitas tipica dei personaggi (anche quelli secondari) della Rowling.

Queenie e Jacob: no. 
Non so neanche da dove cominciare con la storyline di Queenie e Jacob. Forzata, per niente in character e perfino fastidiosa. Interessante l'idea di far passare la deliziosa Queenie al lato oscuro, ma NON così.

Leta Lestrange: boh.
Riuscite a credere che abbiamo passato due anni a chiederci chi è Leta Lestrange? Un altro personaggio privo di spessore, ecco chi è. Il triangolo amoroso con Newt e Theseus è talmente poco approfondito da passare da principale mistero di Animali Fantastici a sottotrama che OMMIODDIO PER FORTUNA SI CHIUDE QUA. Ciao Leta, non ci mancherai. 

Credence: cosa?
No. Questa parte della trama proprio NO. Il personaggio ha perso tutto il mio interesse (era il mio preferito in Animali Fantastici 1) ed è diventato una macchietta. Torna da dove sei venuto Credence, ovunque sia (probabilmente non la famiglia Silente, comunque). 

Nagini: cosa?
Cosa? L'unico commento su Nagini in Animali Fantastici è cosa? Cosa c'entra? Boh.

Yusuf Kama: assolutamente no. 
Un personaggio talmente nonsense che ho dovuto cercare il nome su wikipedia perché mi era passato di mente. Considerate che ho visto il film 12 ore fa. Il suo inserimento apporta zero interesse nella trama principale, dovrebbe servire a dare un senso a Leta Lestrange e invece ha trasformato I Crimini di Grndelwald ne La Bella e la Bestia. Avete presente la parte brutta de La Bella e la Bestia, quella con il flashback completamente irrilevante? Quella. 

Hogwars: yaaaaaassssssss!
Che l'UNICO punto interessante di questo film si trovi nel flashback a Hogwarts la dice lunga su quanto sia mal scritta questa sceneggiatura. Il flashback a Hogwarts ci piace perché ci fa tornare a casa, ci fa risentire il tema di Edvige, ci mostra Silente in cattedra, ci fa vedere i Grifondoro che bullizzano una Serpeverde (ottima mossa, Jo!) e un Newt ragazzino che, come ho già detto, è uno degli attori migliori del film. Peccato per la McGranitt, buttata lì completamente a caso per farti dire "Oooooh la McGranitt!". Peccato che sia nata quasi 40 anni dopo Newt, quindi impossibile che sia stata una sua insegnante. Ripeto, è stata la Rowling a darci tutte queste informazioni non necessarie e crearsi da sola i buchi di trama. 

Il patto di sangue tra Silente e Grindelwald: yes, please.
Diciamoci la verità, resta tra noi, non lo racconto a nessuno. Sia nelle vesti di Jamie Campbell Bower sia in quelle di un Johnny Depp diciottenne, voi non lo avreste stretto un patto di sangue con Grindelwald? Boh, io sì.




Photo Credits: Warner Bros.

"E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi: recensione del libro

13 novembre 2018


Ho avuto l'occasione di leggere il romanzo "E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi, edito quest'anno da Apollo Edizioni, che mi è stato gentilmente regalato dall'autore. 
Si tratta di un libro particolare, un romanzo pop e generazionale, come lo stesso Davide Rossi definisce il suo "E alla fine c'è la vita". L'autore si dice ispirato da titoli come "Le regole dell'attrazione" di B. E. Ellis, ma si ravvisano anche tracce di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi e tutto il filone dei romanzi generazionali. Protagonisti della trama sono quattro studenti universitari di Pavia: Marco, Mario, Marianna e Marika. Ragazzi giovani e affamati di vita, quella vita che divorano senza fare caso alle briciole che si lasciano dietro. Sesso, droga e alcool riempiono le loro giornate, scandite dal veloce procedere di una settimana di gennaio 2009. Sullo sfondo l'Università di Pavia, che accomuna i quattro ragazzi anche se riveste solo una piccolissima parte delle loro vite. Ognuno dei quattro, infatti, vivrà in quella settimana degli eventi drammatici in grado di cambiare il loro destino, come racconta la conclusione del libro
Il problema di questo libro, per il mio gusto personale, è la forma letteraria scelta dall'autore: forte della sua passione per la sceneggiatura e delle passate esperienze in questo campo, Davide Rossi confonde romanzo e sceneggiatura in un mix non sempre coinvolgente e non abbastanza approfondito. Lo scorrere dei minuti e delle ore in quella fatidica settimana, insieme al narrato dominato dai dialoghi e al continuo cambiamento di scena all'interno di poche righe sembrano appunto più adatte a una sceneggiatura per il cinema che ad un romanzo. I personaggi sono poco caratterizzati (non aiuta il fatto che i loro nomi si somiglino così tanto, forse scelta precisa dell'autore), le scene hanno poco pathos probabilmente proprio perché mancano di tutti quegli elementi aggiuntivi tipici della scrittura cinematografica: il set, le movenze, il tono di voce degli attori, la luce, la fotografia renderebbero più comprensibili gli stati d'animo dei quattro studenti universitari e dei personaggi secondari, appena abbozzati, che li circondano. Anche alle situazioni narrate manca qualcosa, per poter uscire dai confini del classico romanzo generazionale a tinte pop. Le canne e le bottiglie di birra, il sesso occasionale e il viscido professore universitario non bastano a dare un'anima personale all'opera, che pure sfrutta qualche spunto originale come appunto la scrittura in forma di sceneggiatura
"E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi si legge tutto d'un fiato, ma la conclusione del libro lascia insoddisfatti, come un film a finale aperto, che però manca di tutti quegli elementi che avrebbero potuto arricchirlo, se l'autore avesse compiuto una scelta più decisa tra la sceneggiatura e il romanzo. Tuttavia, risulterebbe probabilmente interessante a chi, come Davide Rossi, ha vissuto quegli anni e quella città, quell'Università di Pavia che vuole essere un microcosmo e forse non lo è anche per la mancanza di un vissuto condiviso tra l'autore e il lettore. 

Se siete interessati ad approfondire l'argomento e leggere il libro, "E alla fine c'è la vita" di Davide Rossi è disponibile sul sito ufficiale di Apollo Edizioni e sui principali store online. 






Si ringrazia l'autore per il gentile omaggio.

5 modi per innamorarti di Milano in un giorno

10 novembre 2018

Non è un segreto che Milano sia una delle mie città preferite al mondo. Capitale della moda ma non solo, è una città talmente ricca di storia, di cultura, di novità, unica realtà italiana che possa veramente definirsi una metropoli internazionale. Ma cosa fare a Milano in un giorno se hai pochissimo tempo per vivere la meraviglia di questa città? Ecco 5 modi per innamorarti di Milano in sole 24 ore!



1. Comunque tu sia arrivato, in aereo, in treno o in auto, prendi la metro di Milano e raggiungi la fermata Duomo. Davvero. Deve essere assolutamente la prima cosa che farai in città, perché non c'è modo migliore per amare Milano all'istante che uscire dalla metro e vedere il Duomo davanti ai tuoi occhi. Può sembrare banale, ma è sempre la prima cosa che faccio quando arrivo a Milano, qualunque sia la durata del mio soggiorno e i miei impegni. Esco dalla metro di Milano e guardo il Duomo. E quella meravigliosa vita che gli brulica intorno, fatta di turisti in posa e di uomini d'affari che corrono al prossimo appuntamento, di ragazzi appena usciti dalle scuole e gente che, semplicemente, passeggia. Osserva, scopre, vive. Non ci sono due istanti in cui il Duomo di Milano dia la stessa sensazione: la luce del giorno, del tramonto, l'illuminazione spettacolare della sera, e le ombre di chi si muove tutto intorno lo rendono sempre diverso, ad ogni ora di ogni giorno. Non te lo puoi perdere.



2. Rimanendo in piazza Duomo, girati alla tua destra: troverai il Museo del Novecento, un gioiellino che vale la pena di visitare per innamorarti di Milano quando hai solo un giorno a disposizione e non puoi spostarti troppo (anche se la metro di Milano è velocissima, puntuale e ti porta praticamente ovunque, questa è la zona in cui si concentrano molte delle cose da vedere la tua prima volta). Tra i tesori custoditi al Museo del Novecento troverai opere di Pablo Picasso, Georges Braque, Paul Klee, Vasilij Kandinskij e Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico e Giacomo Balla, fino a un intero piano dedicato a Lucio Fontana. Non sai cosa fare a Milano nel weekend? Il Museo del Novecento il sabato è aperto fino alle 22.30 e la prima domenica del mese è a ingresso gratuito. Così, anche se hai solo un giorno o due per visitare Milano, puoi riservare a questo Museo quegli orari in cui altre attrazioni sono chiuse. 



3. Se hai un po' di tempo a disposizione o hai bisogno di un paio d'ore di riposo perché la gita si sta facendo stancante (per me è sempre necessario ricaricare le batterie quando cammino a lungo), dai uno sguardo alla programmazione dei cinema di Milano. Ma non di un cinema qualsiasi: l'Odeon di piazza Duomo. A pochi passi dalla Rinascente si trova questo cinema che è di per sé un capolavoro: nato negli anni '20, occupa uno spazio costruito nell'800 e sede di un teatro, di un ristorante e di un salone da ballo. L'atmosfera all'interno è magica e offre diverse occasioni speciali per godere di un bel film e interrompere la frenesia di una gita di un giorno in cui presumibilmente si cammina molto e ci si rilassa poco. Nella sala suite del famoso cinema di Milano si organizzano aperitivi con successivo spettacolo, da guardare su comode poltrone reclinabili (alcune delle quali si trovano anche nelle altre sale). E se cercate cosa fare a Milano con i bambini, anche qui il cinema è la soluzione: la domenica mattina, i più piccoli entrano a un prezzo ridotto e i genitori possono godersi lo shopping nella capitale della moda, tra i negozi di lusso e le catene lowcost che affollano corso Vittorio Emanuele II.



4. Già che ci sei, non salire subito sulla metro di Milano per raggiungere la prossima destinazione: fai una bella passeggiata verso il Castello Sforzesco. Eretto nel XV secolo, è un capolavoro medievale ampliato e migliorato dall'intervento degli Sforza, duchi di Milano per generazioni. Se stai a Milano solo un giorno, puoi ammirarlo anche senza visite guidate e senza pagare l'ingresso: l'accesso ai giardini è sempre gratuito e permette di raggiungere velocemente il Parco Sempione, un'altra delle cose da vedere a Milano per respirare un po' d'aria buona e circondarsi di verde, uscendo per un po' dalla frenesia cosmopolita della città.



5. L'aperitivo a Milano. Non pensavi veramente che questa lista potesse omettere un aperitivo, vero? Se vuoi la vista panoramica, recati in uno dei prestigiosi caffè all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II. Spritz prestigiosi e terrazze mozzafiato ti daranno la sensazione di avere il Duomo di Milano sul palmo della mano. Se invece cerchi una soluzione low cost, basta allontanarsi di pochi metri dal Duomo: di fronte al nuovo Apple Store o in via Torino, numerosi bar offrono un classico aperitivo milanese a base di spritz (o di qualsiasi altro drink) con ricchissimi buffet di piatti più o meno elaborati, che valgono come cena a basso costo in una delle città più care d'Europa. Perfetta per completare la tua gita di un giorno a Milano.

4 motivi per cui cercare casa in affitto è (più) difficile per chi soffre di una malattia cronica

8 novembre 2018


Guardiamo in faccia la realtà: cercare casa in affitto è un inferno, sempre, per chiunque, qualunque sia la città o il paese in questione e la situazione economica della persona, della coppia o della famiglia coinvolta. Bisogna tenere a mente un budget, conciliare le esigenze di tutti i futuri inquilini, considerare dimensioni, costi, necessità, posizione, servizi, e possibilmente evitare di finire in una catapecchia. Paura, eh? Beh, pensate a cosa voglia dire cercare casa in affitto quando si soffre di fibromialgia o di qualsiasi altra malattia cronica
Mi sono ritrovata a pensarci ieri, dopo la milionesima giornata alla ricerca di una casa in affitto: per tutti è difficile trovare la casa dei propri sogni, no? Sì, ma per chi ha una malattia cronica invalidante, a maggior ragione se non riconosciuta, ci sono esigenze potenzialmente impossibili da soddisfare. Cercare casa genera ansia in chiunque, soffrire di fibromialgia provoca problemi inaspettati in qualsiasi aspetto della vita quotidiana, dal viaggiare al lavorare, al vivere in una casa in affitto. Il fatto che non esista per la fibromialgia una cura definitiva, che non venga riconosciuta dallo Stato (e diciamoci la verità: spesso neanche dalle persone con cui abbiamo a che fare nella vita di tutti i giorni), che sia difficile se non impossibile mantenere un lavoro full time con una malattia cronica e imprevedibile come questa, genera un'ansia nei confronti di ogni singola decisione che non può che moltiplicare le normali difficoltà del cercare una casa in affitto
Ecco quindi 4 motivi per cui cercare casa in affitto è più difficile se soffri di una malattia cronica invalidante

1. Il budget. Chi soffre di fibromialgia non solo ha difficoltà enormi per trovare e mantenere un lavoro, ma affronta anche delle spese non indifferenti e che qualsiasi persona "sana" non si troverebbe mai ad affrontare: terapie costose, farmaci, integratori, visite mediche ed esami, tutte a carico del paziente fino a quando non verrà riconosciuta la fibromialgia come malattia invalidante. Il che va a rimpicciolire ancora di più un budget già risicato a causa dell'instabilità lavorativa, e rende molto simili a zero le possibilità di cercare casa in una grande città.

2. La posizione. Non posso parlare per chiunque soffra di fibromialgia, ma per me i numerosi sintomi di questa malattia cronica sono un ostacolo anche in un'attività apparentemente semplice come guidare l'auto. Confusione mentale, dolori alla schiena, alle braccia e alle gambe, vista che si offusca improvvisamente mi hanno fatto desistere dall'imparare a guidare, cosa che provoca infinite occasioni d'ilarità alle cene di famiglia e tra gli amici (lieta di poter sollevare il vostro spirito quando gli argomenti scarseggiano!). Allo stesso tempo camminare a lungo o andare in bicicletta sono attività che portano a livelli estremi il dolore e la fatica cronica. Quindi sì, bisogna cercare una casa che abbia la fermata del bus a meno di 10 minuti di cammino, Sorry.

3. La casa. Sì, perché va bene scegliere la città in cui vivere, scegliere un budget da rispettare (o almeno provarci), scegliere il quartiere migliore, ma la cosa più difficile del cercare casa in affitto è... trovare casa. Per un malato cronico la casa è molto più di una casa, è tutto. Luogo di degenza e di riposo, di lavoro perfino (per chi, come me, riesce a lavorare da remoto), dev'essere un'oasi assolutamente sicura. Ogni "normale" attività casalinga diventa una fonte di dolore e di fatica cronica per chi soffre di fibromialgia, e bisogna trovare un luogo che li riduca al minimo. Quindi, possiamo cercare una casa in affitto al secondo piano senza ascensore? No. Una casa troppo grande e quindi faticosa da pulire? No. Una casa troppo piccola in cui non entri quel divano che riduce il dolore alla schiena da insopportabile ad ancora-insopportabile-ma-comunque-meglio-che-sulla-sedia-della-cucina? Assolutamente no. 

4. L'opinione di chi è "sano". E probabilmente pensa che il problema più grave del cercare casa in affitto sia non avere lo spazio per una cabina armadio. Sì, perché quando soffri di una malattia cronica invalidante, chiunque si sente in diritto di giudicare la tua vita. E quando cerchi casa in affitto, chiunque si sente in diritto di giudicare le tue scelte. Forse chiunque si sente in diritto di giudicare chiunque, a prescindere da tutto. Così quella casa senza ascensore va bene comunque, perché che saranno mai due piani di scale a 26 anni? Cercare casa in affitto è pesante per tutti, puoi pure farteli 15 minuti in bici per raggiungere la prima fermata del tram, dai. E qual è il problema se nel tuo condominio non c'è un solo minuto di silenzio in tutta la giornata? Sì ho capito che hai l'emicrania costante da quando avevi 3 anni, ma bisogna pur adattarsi, no? No.







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