La tragedia di prendere un autobus Catania Agrigento se soffri di una malattia cronica (e non solo)

27 settembre 2018


Per me è molto difficile scrivere questo post. Difficile e umiliante, ma credo necessario. Lo sapete, ne parlo spesso, io soffro di numerose malattie croniche, correlate e affiancate alla fibromialgia. Una delle ultime che ho scoperto, in ordine di tempo, si chiama sindrome di Fowler ed è sicuramente quella che mi provoca più imbarazzo nelle situazioni sociali, lavorative e di vita quotidiana. Si tratta di una patologia simile alla cistite interstiziale. Uno dei sintomi della cistite interstiziale e della sindrome di Fowler è il dolore cronico nella zona pelvica, che si acuisce se non si risponde immediatamente ai numerosi stimoli urinari. Non andrò più nel dettaglio, non credo che sia necessario, ma se vi interessa cercate i vari sintomi: non sono piacevoli.
La premessa era doverosa per spiegarvi cosa è successo questo mese e altre mille volte. Sono tornata a casa, affrontando come sempre un'odissea di 8 ore grazie alla deliziosa ubicazione della mia città natale rispetto a qualsiasi aeroporto siciliano. Sono atterrata a Catania. Dovete sapere che l’UNICO modo per arrivare a casa è un autobus Catania Agrigento della ditta Sais Trasporti. L’unico. Non ci sono altre ditte private né pubbliche, compresa Ferrovie Italiane, che uniscano le due città. Mille volte, ieri compreso, mio padre ha dovuto usare i suoi giorni di ferie per evitarmi quell'autobus.
Le disavventure che ho vissuto a bordo degli autobus Sais Catania Agrigento (o lasciata a terra dagli stessi) sono infatti numerose, ma quella che è legata alla malattia cronica di cui vi ho parlato è l’impossibilità di usare i servizi a bordo (quando ci sono) o di fare una sosta durante il tragitto di 2 ore e 40 quando va bene, che spesso diventano 3. Se avete letto i sintomi della sindrome di Fowler e della cistite interstiziale, avrete già capito: provo un dolore terribile in quelle 3 ore, seduta sull'autobus della Sais senza poter usare i servizi igienici. Dolore che poi mi porto dietro per giorni. Questa volta, nei giorni precedenti al mio viaggio, ho contattato l’azienda in largo anticipo per capire come ovviare al problema, spiegando la situazione e sperando in un aiuto e un po’ d’umana misericordia. Ho  contattato la Sais Trasporti via email, su facebook e per telefono, parlando con l'ufficio prenotazioni, l'ufficio reclami, perfino con i singoli autisti quando mi è stato possibile. Il servizio prenotazioni ignora il mio messaggio, risponde dopo 6 ore, mi dice che ha girato la questione a chi si occupa dell'autobus Catania Agrigento. L’autista, quando gli spiego la situazione, mi guarda come se fossi pazza, e, senza chiedermi dettagli sulla mia malattia cronica o quali siano le conseguenze, senza guardare il certificato medico che stavo tirando fuori, mi dice che non ci sono bagni a bordo (in questo caso vero, in altri il bagno c’era ma era chiuso e l’autista “non aveva la chiave”) e che non può fermarsi. Faccio il mio tragitto sull'autobus Catania Agrigento in silenzio, soffrendo come un cane, provando quel dolore cronico che poi mi ha accompagnata nelle due settimane successive in Sicilia. Poi provo a contattare la sede centrale della Sais Trasporti a Palermo, parlo con una dipendente gentile e comprensiva che dice che farà il possibile per risolvere la situazione prima che riprenda l'autobus Agrigento Catania alla fine del mio soggiorno in Sicilia. Dopo qualche giorno, risento la gentile signora che mi spiega (con gentilezza, educazione, umanità) che non si può fare nulla. Arrangiati
Ora, il problema non è che la Sais Trasporti decida di non fare usare i servizi igienici a me o a qualsiasi altro passeggero (so che è successo a persone anziane, a persone con disabilità più evidenti della mia, a chiunque). Il problema è che un cliente con una malattia cronica deve aspettare 6 ore per avere una risposta dall’UNICA azienda che offra un autobus Catania Agrigento, sapendo che probabilmente starà male e nessuno lo aiuterà e non c'è un altro modo per affrontare il tragitto. Il problema è che quando l’autista sente la mia spiegazione mi risponde che no, non può fermarsi, punto. Nessun mi dispiace, nessun povera cara, sono desolato. Nessuna empatia verso una ragazza di 26 anni costretta a raccontare a un estraneo (e a tutti i passeggeri a portata d'orecchio) una malattia cronica così intima e imbarazzante. Il problema è che non importa quali siano le politiche dell’azienda, giuste o sbagliate, in ogni caso se hai un mestiere che ti mette a contatto con il pubblico (che sia l’autista o l’addetto alle prenotazioni via Whatsapp) mostri rispetto ed educazione per un cliente che ti sta parlando di una situazione delicata. Il problema è che questo non accade solo a me, ma sempre, a tutti, agli anziani e a chi soffre di una malattia cronica, ai ragazzi che, semplicemente, non hanno avuto il tempo di passare dalla toilette tra l'atterraggio dell'aereo e la partenza del bus e in 3 ore possono umanamente avvertire il bisogno. Il problema è che a chiunque racconti la storia, la risposta è “Eh vabbè, gioia, che ci vuoi fare, non lo sai che è così? Goditi le vacanze e non ci pensare”. Sottotesto: questo è l'unico autobus Catania Agrigento, se ci trattano male pazienza. Stai zitta e ringrazia di avere il mare, il sole, il vento, la campagna. Come se il mare, il sole, il vento e la campagna agrigentini potessero mai riparare a danni gravi fatti alla mia personale salute a causa dell’incuria altrui. 
Sono 26 anni che vedo calpestati i miei diritti in quanto persona e in quanto persona che soffre di diverse malattie croniche, più o meno ovunque ma soprattutto nella mia terra, dove ci sono il mare e il sole e degli esseri umani chi se ne frega. Sono sempre stata zitta, principalmente per vergogna. Ora penso sia arrivato il momento che si vergogni chi tratta così le persone, chi ride in faccia a una persona che soffre, chi non crede che due capoluoghi di provincia (uno dei quali ospita una delle università e uno degli aeroporti più affollati d'Italia) non debbano essere collegati da un treno diretto. Io non so se ci sia una legge che obblighi le ditte di trasporti a farmi usare i servizi igienici, so per certo che con un minimo di umanità si passerebbe sopra alla mancanza di leggi in merito e si troverebbe una soluzione. Ma di umanità non c'è neanche l'ombra. 
C'è il sole, il mare, il vento, stai zitta e goditi le vacanze. Se ci riesci. 




Le immagini di repertorio non rispecchiano la storia vera qui raccontata.

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