Girls HBO è la serie tv da vedere se sei una millennial (ma anche se non lo sei) per questi 5 motivi

26 marzo 2018


Momento confessione: ho guardato la serie tv Girls tutta d'un fiato dopo aver visto Star Wars - Gli Ultimi Jedi e l'ho fatto solo per Adam Driver. Facendolo, però, ho scoperto molto di più. Una serie tv da vedere perché, come la stessa protagonista dice all'inizio della prima puntata "rappresenta la voce della [sua] generazione, o almeno UNA voce di UNA generazione". 
Ecco 5 motivi per cui guardare Girls della HBO (in italiano troverete solo le prime due stagioni, le altre quattro potrete guardarle in lingua originale). 

1. La realtà dei Millennial. Definita inizialmente come il "Sex and the City" dei Millennial, Girls ha dimostrato fin dalla prima stagione di essere il suo esatto opposto. Le popolari serie tv della HBO seguono entrambe quattro amiche alle prese con i ragazzi, le loro scelte lavorative e la vita a New York, ma le somiglianze finiscono qui. Laddove Sex and the City mostra una Manhattan edulcorata, in cui un lavoro di editorialista ti permette di avere un monolocale in centro, comprare migliaia di vestiti firmati e uscire a bere Cosmopolitan ogni sera, Girls racconta che una millennial editor farà fatica a pagare l'affitto, che le amiche a volte non si vedono per mesi perché prese dalle proprie vite, che le relazioni spesso falliscono e non è necessariamente colpa di uno dei due.

2. La sgradevolezza dei personaggi. Una delle più feroci critiche mosse a Lena Dunham e alla sua serie tv Girls è il fatto di aver creato personaggi impossibili da amare. E, francamente, è vero. Hannah, Jessa, Marnie e Shoshanna (le Girls del titolo) sono genuinamente insopportabili e i ragazzi (Adam, Charlie, Ray, Elijah, Desi) lo sono altrettanto. Allora perché hanno avuto tanto successo? Perché sono reali. Sgradevoli, egoisti, insicuri e reali. Fanno scelte di carriera completamente sbagliate (lasciare un lavoro per GQ, Hanna, davvero? Ogni millennial editor sulla faccia della terra ti odia), hanno relazioni fallimentari e disturbi della personalità al limite del patologico. 

3. La crudezza delle immagini. Il sesso e l'amore, la difficile transizione da bambini ad adulti, il rapporto con i genitori, le molestie, le rapine e la droga, perfino i disturbi mentali. Tutto è raccontato con estremo realismo, anche quando è affrontato in maniera ironica, tanto da lasciare allo spettatore il terribile dubbio di aver riso al momento sbagliato. Girls è una serie tv da vedere perché tutti, almeno una volta, ci siamo comportati come i protagonisti e abbiamo vissuto le loro insicurezze e paure. Anche se io spero davvero di non essermi mai comportata come Marnie. Lo spero davvero. 

4. Le relazioni tra i personaggi. Ancora nel filone del realismo da millennial, le relazioni di amore e amicizia sono verosimili e per questo disturbanti. No, l'amore non è sempre come lo immaginiamo (lo dice Adam in una puntata della seconda stagione: "Quando ami una persona non devi sempre essere carino con lei"); l'amicizia può finire e il rapporto tra genitori e figli è sempre complicato. Per questo il finale della serie (che non vi svelo) è estremamente sconcertante: perché è reale. Non c'è un momento, nella vita reale, in cui tutti i nostri conflitti giungano a una perfetta conclusione. 

5. La scelta del cast. Se Lena Dunham è l'assoluta protagonista della serie (e la sua personalità si sovrappone e fonde spesso e volentieri con quella di Hannah), il resto del cast contribuisce alla riuscita del prodotto. La scelta di attori non convenzionalmente belli (a parte l'oggettivamente stupenda Allison Williams, nessuno di loro è bello in maniera classica) permette di immedesimarsi in questi personaggi e la bravura di ogni attore rende la serie una perla. A distinguersi tra tutti, il motivo per cui ho iniziato a guardare Girls: Adam Driver, all'inizio della serie praticamente sconosciuto e alla fine protagonista di Star Wars. Il suo talento e la sua versatilità sono innegabili e donano un valore aggiunto a tutta la serie








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