Differenze tra libro e film: Noi siamo infinito / The perks of being a wallflower

11 dicembre 2018

Noi siamo infinito / The Perks of Being a Wallflower, storia di un romanzo generazionale (e non solo)

Era il 1999 quando Stephen Chbosky pubblicava per la prima volta The Perks of Being a Wallflower, prodotto da MTV e giunto in Italia con il discutibile titolo Ragazzo da parete. Romanzo generazionale è stata la definizione più diffusa allora. Ma questo libro non racconta ansie e paure e cambiamenti di una generazione di adolescenti, non solo almeno. Questo libro tratteggia con infinita sensibilità temi estremamente delicati, dall'aborto all'uso di sostanze stupefacenti, fino al terribile segreto portato del protagonista, di cui lui stesso non è conscio. Ma partiamo dall'inizio. 

Trama di The Perks of Being a Wallflower

Charlie è una matricola del liceo, un ragazzino estremamente sensibile e introverso, un ragazzo che "fa da tappezzeria", traduzione del detto americano "being a wallflower". Il suo essere taciturno nasconde un interesse vivido e appassionato per la letteratura, la musica, e soprattutto per le persone. Dal suo angolino, Charlie osserva e analizza, interpreta e studia il comportamento dei suoi coetanei, filtrandolo attraverso le parole, le idee e le convinzioni dei suoi autori preferiti. Finché non incontra la bella Sam e il suo fratellastro Patrick, due ragazzi più grandi che comprendono il suo essere, lo introducono nella loro cerchia di amici e gli fanno vivere una serie di "prime volte". Tappe fondamentali dell'adolescenza, del passaggio all'età adulta, anche qui interpretate da Charlie con la saggezza di un ragazzino di 13 anni che prende a prestito le parole di Fitzgerald e Kerouac, Shakespeare e Harper Lee. Il tema reale del romanzo è la depressione, dipinta a colori vividi da Chbosky grazie al mezzo narrativo del romanzo epistolare. Tutto The Perks of Being a Wallflower, infatti, è un insieme di lettere che Charlie scrive a un interlocutore sconosciuto, probabilmente a sé stesso, per superare i traumi della sua vita. Se il romanzo si apre con il suicidio del suo migliore amico, si chiuderà su una nuova ferita, un trauma dell'infanzia di Charlie che è lì sepolto da anni e mai elaborato, mai compreso fino a quel momento. L'insieme è un racconto toccante e allo stesso tempo crudo, che non nasconde nulla dei picchi di depressione e di euforia, dell'abuso di alcool e droghe e della confusione carica di saggezza di un ragazzino così intensamente profondo. A fare da contorno, un corollario di personaggi secondari, ognuno con un ruolo ben preciso nella vita di Charlie eppure ognuno con una personalità a sé stante, che non sembra dipendere unicamente da desideri e bisogni del protagonista (come spesso accade nei romanzi adolescenziali).
Non a caso, in America The Perks of Being a Wallflower è diventato un libro di culto, ha fatto piangere ed emozionare migliaia di lettori giovani (e meno giovani) che attraverso il percorso di formazione e comprensione di sé di Charlie hanno potuto intraprendere il proprio. Così Stephen Chbosky ha deciso di trasferire il suo romanzo su pellicola, con l'omonimo titolo (che in italiano è diventato il più banale ma meno strambo Noi siamo infinito). 

Noi siamo infinito, il film del 2012

La prima cosa che colpisce nel film del 2012, Noi siamo infinito (che è diventato anche il titolo italiano del libro, sostituendo il precedente Ragazzo da parete) è che l'autore del romanzo sia qui regista, sceneggiatore e produttore esecutivo. Il romanzo generazionale, libro adolescenziale, epistolario, definitelo come volete, e i suoi personaggi rimangono saldamente nelle mani del loro creatore, il che assicura una certa omogeneità tra i due mezzi narrativi del romanzo e del film. Chbosky sceglie accuratamente il suo cast, in particolare Charlie. Logan Lerman, forte del successo come protagonista della saga di Percy Jackson, diventa qui il fragile e intelligente ragazzino alla ricerca di sé. Emma Watson, notata da Chbosky in Harry Potter e il calice di fuoco, interpreta Sam, allontanandosi per la prima volta dal ruolo di Hermione per interpretare un altro personaggio iconico per i ragazzi degli anni '90. Ezra Miller, che curiosamente entrerà a far parte dell'universo di Harry Potter qualche anno dopo, rende reale e magnetico il personaggio di Patrick. Attorno, attori conosciuti come Paul Rudd, Joan Cusack e Nina Dobrev. 


Differenze tra libro e film Noi siamo infinito

Come già detto, la guida sicura di Chbosky impedisce che ci siano grandissime differenze tra l'animo originale di The Perks of Being a Wallflower e la sua trasposizione cinematografica Noi siamo infinito
Le sostanziali differenze tra libro e film sono nelle sfumature, grazie soprattutto alla differenza del mezzo narrativo. Laddove il romanzo, scritto in forma epistolare, racconta ogni evento dalla prospettiva di Charlie, il film è più corale e riesce a porre l'accento su personaggi straordinari come, appunto, il Patrick di Ezra Miller. Se la musica, appena accennata nel libro, diventa protagonista del film al pari dei personaggi, con la letteratura avviene l'inverso. Il professore interpretato da Paul Rudd, appena marginale nel film, ha un ruolo chiave nel romanzo. I libri che suggerisce a Charlie (di una difficoltà e di una profondità ben diversa da quella a cui sono abituati i suoi coetanei) influenzano la percezione e l'interpretazione del mondo da parte del ragazzino. Sono titoli di un certo spessore, da Il Grande Gatsby a Il buio oltre la siepe, passando per Il giovane Holden e Sulla strada di Kerouac. 

Insomma, le differenze tra libro e film di Noi siamo infinito sono minime, giocano sulle sfumature e sull'atmosfera più che sugli eventi (appena qualche scena viene tagliata, come è normale nella in qualsiasi trasposizione cinematografica), per cui la vera esperienza emozionale è dedicare a entrambi la stessa attenzione. Non importa che non abbiate più 13 anni, la storia di Charlie vi farà piangere in qualsiasi forma. 





Colore Pantone 2019: è l'anno del living coral

7 dicembre 2018

Living coral: colore Pantone 2019

Living coral, cioè un corallo vivo, acceso, che comunica voglia di brio e di leggerezza: è la nuance decretata colore dell'anno 2019 da Pantone, la massima autorità in materia che da anni detta legge su quelle che saranno le tendenze delle stagioni successive, nella moda, nell'arredamento e nel design. E in effetti già dalle sfilate della primavera estate 2019 ci eravamo resi conto di quanto questa tonalità fosse di tendenza. 


Perché il color corallo?

Pantone sceglie il colore dell'anno in base a diversi fattori, che non riguardano solo le tendenze della moda ma anche elementi socio-culturali, il clima del mondo in cui viviamo e le sensazioni di cui abbiamo bisogno in questo preciso momento storico. Ricordando ovviamente la barriera corallina, il mar dei Caraibi e in senso più generale la protezione dei nostri mari, il color corallo ci ricorda la delicatezza della questione ambientale in questo preciso momento storico. Ma la scelta del colore Pantone 2019 non è stata presa solo per questo motivo: un team di 20 persone lavora per 9 mesi alla scelta del colore dell'anno, analizzando i consumi, le tendenze, l'uso delle nuance nell'arte e nella fotografia. Il living coral si lega quindi anche al nostro uso dei social, in cui emergono sempre con più prepotenza i colori saturi, pieni, che spiccano su sfondi neutri. Il color corallo rispecchia questa natura brillante e giocosa, ma anche un gusto retro' che lo rende romantico nelle sue sfumature pastello. 


Il color corallo nelle tendenze moda 2019

Lo studio dei colori svolto da Pantone si realizza quindi nel corso di diversi mesi, e tiene conto anche delle tendenze nella moda, nel design e nell'arredamento. Sulle passerelle delle fashion week primavera estate 2019 abbiamo avuto più di qualche assaggio della presenza del corallo. Lo abbiamo visto infatti declinato in diverse sfumature, che vanno appunto dal vivace living coral alle nuance più tenui, che virano verso i colori pastello. Abiti color corallo, pantaloni e accessori, top e dettagli hanno dato un tocco di romantica giocosità alle collezioni primavera estate 2019 di stilisti affermati, da Prada a Marc Jacobs a Giambattista Valli. Ma non solo: anche brand low cost e e-commerce della grande distribuzione hanno cominciato a parlare di color corallo tra le tendenze del prossimo anno. 


Come abbinare il color corallo?

Un po' scontata ma sempre vincente l'idea di abbinarlo ai toni chiari e caldi come il bianco, l'oro e il crema. Per il color corallo abbinamenti più audaci riguardano invece i toni freddi: è perfetto con tutte le nuance di blu e azzurro. Le tendenze 2019, però, lo hanno visto sfilare in passerella in meravigliose declinazioni ton-sur-ton. Roksanda e Brandon Maxwell abbinano il corallo acceso a rosa pallido, pesca, fucsia e arancio per look che ricordano la magia dei tramonti. Lasciati ispirare da questi 16 abiti e accessori corallo per il prossimo anno!

Dettagli da un look Brandon Maxwell primavera estate 2019

Abito corallo Event & Odd Curvy su Zalando

Abito color corallo Giambattista Valli primavera estate 2019

Vestito corto Glamorous su Zalando

Abito asimmetrico in pizzo color corallo H&M

Dettagli sfilata Marc Jacobs primavera estate 2019

Blusa in seta corallo Massimo Dutti su Zalando

Scarpe col tacco in varie sfumature di rosa e corallo Mint & Berry su Zalando

Total look sui toni del corallo: borsa New Look su Zalando

Borsa in pvc rosa con dettagli color corallo Parfois su Zalando

Total look Peter Pilotto primavera estate 2019

Dettagli sfilata Prada primavera estate 2019

Abito multicolor Roksanda primavera estate 2019

Total look Temperley London

Jumpsuit di seta corallo Zero + Maria Cornejo

Sneakers rosa e corallo Puma

8 cose che rovinano il Natale a chi soffre di fibromialgia

4 dicembre 2018


Le vacanze di Natale 2018 sono vicinissime, e tra canzoni di Natale e decorazioni in anticipo (anche basta, ragà), l'atmosfera si fa sempre più allegra e festosa. Ma, per quanto si possano amare i cenoni in famiglia e le lucine colorate, per chi soffre di fibromialgia anche le feste portano con sé diversi problemi. Ho ascoltato testimonianze e informazioni su vari gruppi e forum, raccogliendo (in maniera anonima, ovviamente) problemi e difficoltà di chi deve vivere con una malattia cronica ma non vuole rinunciare alla gioia del Natale.


8 cose che rovinano il Natale a chi soffre di dolore cronico e fibromialgia. 


1. Feste non stop.


Che belle le vacanze natalizie, eh? Due settimane intere di feste, cenoni, incontri, regali, mercatini di Natale, shopping folle, aperitivi di lavoro, serate di giochi a carte in famiglia. Già. Un vero tour de force per chi soffre di stanchezza cronica. Non siamo il Grinch, amiamo trascorrere del tempo con amici e familiari e passeggiare per il centro circondati da lucine, ma... non ogni giorno per due settimane consecutive. Dateci tregua. 


2. Natale: come mi vesto?


Chi non ha mai sofferto di dolore cronico e simili non ha idea di quanto sia difficile vestirsi a Natale (e più in generale, come vestirsi quando fa freddo). Chi soffre di fibromialgia ha una particolare sensibilità alle basse temperature, che acuiscono il dolore cronico, la rigidità muscolare e l'emicrania. Non parliamo, poi, degli sbalzi di temperatura tra i 3° all'esterno e i 30° all'interno di negozi e centri commerciali. Quindi, per favore, almeno in casa se vi chiediamo di regolare i riscaldamenti dateci una mano a soffrire meno. Grazie. 


3. Cose da non dire a chi soffre di fibromialgia


Lo ripeto: passare dei momenti in famiglia o con gli amici è bellissimo e le vacanze di Natale sono in momento perfetto per farlo. Soprattutto per chi, a causa del dolore cronico e dell'ansia che questo comporta (avete mai pensato a quanto sia complicato organizzare qualcosa e anche solo uscire di casa con il costante terrore che da un momento all'altro avrai dolore ovunque?). Perciò, vi prego, non rovinateci questi momenti di festa con domande delicate, giudizi sgradevoli e battute poco divertenti. Non ce n'è proprio bisogno. 


4. Natale: cosa fare per dare una mano a chi soffre di fibromialgia


Se la persona che soffre di dolore cronico è un adulto, una donna o (peggio ancora) una donna adulta, è probabile che avrà parecchi grattacapi durante le vacanze di Natale. C'è da decorare l'albero, preparare il cenone, comprare i regali per tutti, organizzare giochi e passatempi per i più piccoli. Se si va oltre i limiti naturalmente imposti dal proprio fisico, però, è facile che la stanchezza cronica e il dolore rovivino il Natale un po' a tutti. Non è meglio suddividere i compiti in partenza e non lasciare tutto il lavoro a una sola persona? Eh dai, è Natale, fate una buona azione (o due, o ventisette, o quattromila, o tutte quelle di cui la persona malata ha bisogno).


5. Natale a casa (non è così male)


Vivere con una malattia cronica è difficile per un milione di motivi, uno di questi è l'impossibilità di godere di una vita sociale appagante. Vi vogliamo bene, vogliamo passare del tempo con voi, dare un'occhiata ai mercatini di Natale, partecipare al cenone di Capodanno e guardare l'alba del 2019 insieme a voi. Ma a volte, semplicemente, non ce la facciamo. Se trasferissimo i festeggiamenti in casa, sul divano e con una copertina sulle gambe? Sarebbe così male?


6. Cenone di Natale e dintorni


Non so se questo accada solo al sud, dove le vacanze di Natale sono un unico pasto che va dal 23 dicembre al 6 gennaio. Ed è bellissimo. Ma è un po' troppo anche per chi è perfettamente in salute, vero? Quindi per favore, per favore, non insistete a farci assaggiare tutto-ma-proprio-tutto quello che c'è in tavola, non vi offendete se non abbiamo ripulito il piatto dalla ventisettesima portata. Chi soffre di fibromialgia ha di solito anche altre patologie, che comprendono il morbo di Crohn, gastriti continue, intolleranze alimentari. Non stiamo facendo gli schizzinosi, stiamo evitando di passare il Santo Natale abbracciati alla tazza del water, capite?


7. Abbassate il volume


Di tutto. Della tv, delle chiacchiere, delle litigate tra parenti che la pensano diversamente, delle discussioni attorno al tavolo da bacarà. Vivere con una malattia cronica ci mette in una situazione di costante allerta dei sensi e ogni cosa arriva alla nostra mente amplificata per 10 volte. Lo stesso vale per le decorazioni psichedeliche, per i profumi aggressivi, per il sovraffollamento in sala da pranzo. Diminuite il volume di tutto, basta pochissimo per farci stare meglio. 


8. Depressione e fibromialgia


Le vacanze di Natale sono un periodo felice e spensierato, giusto? Giusto? Beh, non sempre. Non per tutti. Trascorrere giornate intere con familiari che non ci piacciono; sentirci ripetere mille volte che, ehi, a quest'età dovremmo essere in discoteca con gli amici la notte di Capodanno; constatare come la nostra malattia cronica ci abbia allontanati da tanti amici e persone care può indurre ansia e depressione in chi soffre di fibromialgia. Dateci una mano. Basta un messaggino di auguri, una telefonata, un pensiero carino. Anche solo la decisione, come dicevo, di trascorrere una serata di festa con noi sul divano invece di andare a quel party tanto cool e tanto rumoroso. Ve ne saremo grati. 



Le 10 canzoni più belle di Crazy Ex-Girlfriend

29 novembre 2018


Alzi la mano chi ha visto/sta guardando Crazy Ex-Girlfriend. Bene, ora tutti quelli che non hanno alzato la mano corrano a inserirla nella wishlist delle serie tv da vedere prima che finisca l'anno. Perché? Perché in questo momento la stagione 4 di Crazy Ex-Girlfriend (che è l'ultima) sta andando in onda negli Usa, quindi a breve arriverà su Netflix. Non vorrete farvi trovare impreparati?
La serie tv musical della CW, co-creata dalla protagonista Rachel Bloom, nonostante gli ascolti non proprio stellari, è un piccolo gioiello nel panorama delle comedy series che toccano argomenti molto, molto seri. La protagonista appunto, interpretata dalla deliziosa Rachel Bloom, è la Crazy Ex-Girlfriend del titolo, una ex ragazza pazza che all'inizio sembra semplicemente ossessionata dal suo primo amore del liceo (e chi non lo è?), per poi svelare a poco a poco serie problematiche e disturbi mentali nel corso delle stagioni. La serie tv esplora in maniera leggera ma assolutamente onesta temi come la sessualità femminile, la malattia mentale, l'alcolismo, il sessismo, i difficili rapporti tra genitori e figli. Mantenendo il tutto su un piano giocoso e divertente grazie all'inserimento di splendidi numeri di canto e danza all'interno di ogni episodio. Il tutto grazie a un cast strepitoso di attori, quasi tutti provenienti dalle grandi produzioni di Broadway. Divertente, brutale, a volte semplicemente surreale ma capace di spingerci a riflettere su temi di attualità, come ogni musical che si rispetti Crazy ex-Girlfriend va vista in lingua originale. O, se proprio volete vederla in italiano, date un'occhiata alle 10 canzoni più belle delle prime tre stagioni in lingua originale. Ecco la mia personale classifica: 

10. Strip away my conscience (episodio 3x02)




Perché mi piace: Tra film, serie tv e personaggi famosi, Crazy Ex-Girlfriend fa spessissimo riferimenti alla cultura pop. Ma è con questa canzone che paragona Nathaniel al professor Piton che lo show raggiunge un livello altissimo. Tra l'altro, la relazione tra i due inizia proprio basandosi sulla comune passione per Harry Potter. Impossibile che questa canzone sul sesso non rimandasse alla saga.

P.s. Rebecca è una Grifondoro che si finge una Corvonero e Nathaniel è un Serpeverde, ovviamente. 

Il verso più bello: 

You're like professor Snape
In his sad dungeon with his potions
'Cause somehow you don't have
Those sucky things called emotions

9. The math of love triangles (episodio 2x03)




Perché mi piace: come molti momenti musicali in Crazy Ex-Girlfriend, questa canzone ha ricevuto il trattamento parodia. Indecisa tra Greg e Josh, Rebecca prova a capire cosa sia un triangolo con l'aiuto di una serie di professori di matematica. Parodiando Marylin Monroe che canta "Diamonds are a girl's best friend" in Gli uomini preferiscono le bionde nei costumi e nella coreografia, la canzone è farcita di giochi di parole e ribadisce la totale irrazionalità di Rebecca di fronte alle questioni amorose. 


Il verso più bello: 

We’re tired of all your tangents 
That’s also a triangle pun

8. It was a s**t show (episodio episodio 2x04)




Perché mi piace: perché è brutalmente onesta, come tutta la serie tv. Questa canzone di Crazy Ex-Girlfriend guadagna punti in più per essere interpretata da Santino Fontana, uno dei migliori attori dello show. Che, per inciso, è anche Hans in Frozen (O.O)

La canzone racconta come, seppur passionale e appassionante, la relazione tra Rebecca e Greg sia tossica, deleteria e... beh, a s**t show. Non basta amarsi per costruire un legame duraturo e che arricchisca entrambi. 

Il verso più bello: 

That thing we had
Was not just bad,
It was a s**t show.


7. A diagnosis! (episodio 3x06)



Perché mi piace: questa canzone di Crazy Ex-Girlfriend tocca da vicino chiunque soffra di una malattia cronica e/o di una malattia mentale. La lotta continua per vedere riconosciuto e rispettato il proprio status di malato, la sicurezza che Rebecca definisce "un'armatura", che dice chi sei, cosa sei e come affrontare il tuo problema, qualunque sia, è un sentimento che tutti noi conosciamo bene. Affrontato, come sempre, con ironia ma anche con una grande dose di empatia e sensibilità. 


Il verso più bello: 

What could be right? 
Schizophrenic or bipolar-lite? 
I’ve never heard voices but maybe it’s time to start 
(You’re super cool, Rebecca!) 
Thanks!

6. You do/you don't wanna be crazy (sigla stagione 3)



Perché mi piace: la terza stagione esplora in maniera ancora più profonda e complessa la salute mentale di Rebecca, e la sigla iniziale la rappresenta benissimo. Le diverse personalità che la cantano sono forse un accenno alla successiva diagnosi di Disturbo Bipolare, e Rachel Bloom ha la personalità e il carisma per interpretarle tutte. In pochi secondi, la canzone tocca argomenti come (di nuovo) il sessismo e lo stigma dei disturbi mentali


Il verso più bello: 

I like it when a girls gets crazy in bed
Don't mess with a bitch who's crazy in the head

5. I'm just a girl in love (sigla stagione 2)




Perché mi piace: la sigla di Crazy Ex-Girlfriend cambia ad ogni stagione, riflettendo il tono delle puntate e la crescente malattia mentale della protagonista. Quella della seconda stagione, per esempio, racconta la sua ossessione per Josh definendola "adorabile" quando, sappiamo benissimo già dalla prima stagione, si tratta di un amore malsano. Splendida la coreografia in stile charleston e deliziosa, come sempre, Rachel Bloom


Il verso più bello: 

I have no underlying issues to address 
I’m certifiably cute and adorably obsessed

4. Crazy Ex-Girlfriend (sigla stagione 1)




Perché mi piace: è la canzone che dà il via a Crazy Ex-Girlfriend, premessa dell'intera serie tv e sigla perfetta per la prima stagione. In pochi, in parte animati, minuti, la sigla tocca tutti i punti della serie, con la sua consueta ironia: il disturbo mentale, il sessismo, la totale mancanza di raziocinio di Rebecca. 


Il verso più bello: 

She's so broken insiiiiiiide!

3. Let's generalize about men (episodio 3x1)




Perché mi piace: anche in questo caso, perché è onesta. 4 donne deluse dagli uomini generalizzano su quanto TUTTI gli uomini facciano schifo. Vi suona familiare? Sì, perché è quello che facciamo tutte quando veniamo mollate. E anche quello che fanno tutti quando vengono mollati. In più, vogliamo parlare di quei costumi anni '80 e della splendida coreografia?


Il verso più bello:

Let's get super lit and not admit
This is some kind of primal ritual we need now and then

2. Settle for me (episodio 1x04)




Perché mi piace: di nuovo, Santino Fontana. Questo attore e cantante è veramente straordinario e questo è una delle canzoni migliori della serie. Non a caso, ha vinto un Emmy. In un'atmosfera alla Fred e Ginger (poi ripresa anche da La Forma dell'Acqua), Greg chiede a Rebecca di scegliere lui, nonostante sappia benissimo che è innamorata di Josh. E lo fa con un numero strepitoso e beh...la voce di Santino Fontana.


Il verso più bello: 

So lower those expectations 
And settle for me!


1. This is the end of the movie (episodio 3x04)




Perché mi piace: il primo posto se lo aggiudica This is the end of the movie, la mia canzone di Crazy Ex-Girlfriend preferita. Anche in questo caso, l'onestà premia: nel momento di peggior discesa agli inferi della sua depressione, Rebecca si rende conto che la vita non è un film, non c'è una spiegazione o un senso logico per ogni cosa. La vita è un gran casino, e va affrontata momento per momento, smettendo di rincorrere quel lieto fine che per qualcuno è rappresentato da un matrimonio, per altri da un traguardo nella propria carriera, ma che comunque, se arriva, è sempre seguito da una serie di altri momenti belli e brutti. E se te lo dice Josh Groban, ci devi credere. 


Il verso più bello: 

Because life is a gradual series of revelations
That occur over a period of time
It's not some carefully crafted story
It's a mess, and we're all gonna die.


I diritti delle immagini appartengono alla CW.

Come vestirsi quando fa freddo: 5 abiti invernali per la moda 2018-19

24 novembre 2018

Miu Miu moda inverno 2018-19 da Vogue.com

Come vestirsi quando fa freddo: 5 abiti invernali per la moda 2018-19

L'inverno 2018-19 è qui, e probabilmente resterà per un bel po'. Tempo di pensare a come vestirsi quando fa freddo, no? Non è necessario infagottarsi in maglioni e felpe, basta lavorare con un po' di fantasia e scegliere questi 5 tipi di abiti invernali perfetti per la moda 2018-19 (e se sentite freddo indossate un paio di calze, please: nessuno vi giudicherà, almeno non io). 


1. Un vestito animalier

Nessuna di voi è delusa quanto me, ma questa è una delle più forti tendenze della moda 2018-19: la stampa leopardo riempirà abiti, accessori, scarpe, capispalla. Inevitabile che apparisse anche sui vestiti più amati di stagione. Cioè più amati dagli stilisti, non da me, ma se a voi piace lo stile ecco qui dei vestiti animalier da tenere d'occhio.


Da sinistra: abiti invernali con stampe animalier Givenchy, Valentino, Balmain, Roberto Cavalli e Versace.


2. Un vestito di paillettes oro (e non solo) 

Come vestirsi in discoteca, a Capodanno o in altre serate? I mini abiti invernali di quest'anno sono tutti paillettes all over, stile particolarmente amato da Gucci e Balmain. Piccole e luccicanti a tinta unita o maxi e multicolor da sirena, le paillettes oro, rosso brillante, azzurro e nero si posano su mini abiti perfetti per andare in discoteca o attirare ogni sguardo a una serata speciale. 

Mini abiti invernali di paillettes, da sinistra: Balmain, Gucci, Attico, Balmain, Marc Jacobs


3. Un vestito-maglione

Considerando che siamo in inverno, è rassicurante che la moda di stagione proponga maglioni lunghi a vestito. Un perfetto compromesso per imparare come vestirsi quando fa freddo senza rinunciare né allo stile né alla sensazione morbida e calda di farsi abbracciare da un lungo vestito-maglione in lana.

Maglioni lunghi a vestito, da sinistra: Prada, Balenciaga, Balmain, Alexa Chung, Valentino


4. Un vestito di velluto

Immancabile nel guardaroba invernale già da diverse stagioni, un vestito in velluto continua ad essere una scelta vincente per la moda 2018-19. In colori caldi e avvolgenti o chiari e luminosi, lunghi o in versione mini abiti invernali, rimangono eleganti ma sdrammatizzabili facilmente e grandi must have dello stile Miu Miu.

Vestiti di velluto, mini abiti invernali da sinistra: Miu Miu, Balenciaga, Altuzarra, Huishan Zhang, Miu Miu

5. Un abito invernale a stampa check

Must have della moda invernale, la stampa check, il tartan, i quadretti in stile plaid si posano su abiti invernali lunghi e corti, perfetti per il giorno e i look da lavoro ma anche per un appuntamento festivo informale. L'idea cool? Scegli un mini abito in stampa check con le maniche corte o a scamiciato e indossalo sopra un maglione!

Mini abiti invernali a stampa check, plaid o tartan, da sinistra: Fendi, Bottega Veneta, Acne Studios, Simone Rocha, Oscar de la Renta

Perché regalare libri ai bambini per Natale? Una favola rivisitata che li conquisterà

22 novembre 2018

Perché regalare libri ai bambini per Natale?

Perché puoi cambiare la loro vita per sempre. Perché quello che leggeranno e conosceranno da piccoli modellerà il loro modo di essere, di vivere, di muoversi nel mondo da adulti. Perché leggere un libro a un bambino o con un bambino è il modo più bello e sano di instaurare con lui un rapporto di fiducia, amore e condivisione. Perché i libri per bambini, illustrati magari, stimolano la loro fantasia come nessun altro regalo di Natale potrà mai fare. 

Natale si avvicina, è il momento di pensare ai regali per grandi e piccini. E non c'è nessun regalo migliore di un libro per bambini illustrato. Lo sa bene Edizioni Piuma, una casa editrice di libri per bambini illustrati e non, che racconta le favole con cui siamo cresciuti in una maniera del tutto nuova, moderna e adatta ai bimbi di oggi. Bombardati continuamente da informazioni, immagini, suoni, prodotti di intrattenimento, i bambini leggono ancora? Sì, se li guidi verso la scelta di libri che sappiano stimolare la loro curiosità in maniere nuove e sconosciute, integrate al mondo digitale che fa già parte del loro bagaglio culturale. 


Quali libri per bambini scegliere? Le favole rivisitate di Edizioni Piuma


La casa editrice ha sviluppato un intero percorso interattivo volto a educare i più piccoli alla creatività, al pensiero critico e alla ricerca consapevole di valori, significati ed emozioni. Per Edizioni Piuma il mondo dei libri per bambini è indissolubilmente legato al mondo digitale: nati in un'epoca in cui schermi e smartphone sono continuamente sotto i loro occhi, non c'è motivo per cui i piccoli debbano scindere le due cose. Ecco quindi che libri illustrati e app interattive guidano i bambini alla ricerca del proprio io, attraverso quelle favole che noi adulti conosciamo bene e che vengono narrate con uno storytelling originale e accattivante. Questo accade in Cappuccetto Blu, il delizioso volume illustrato che ho avuto il piacere di leggere grazie alla collaborazione con Edizioni Piuma. Da quando Cappuccetto Rosso ha cambiato il colore della sua "divisa" più celebre? Lo scoprirete nel libro, un vero viaggio alla riscoperta di un grande classico attraverso parole e immagini. Il testo di Cappuccetto Blu, scritto in rima da Iris Bonetti, si legge tutto d'un fiato, grazie alla musicalità intrinseca del racconto e alla forma narrativa delle parole in movimento. Le rime si mescolano infatti alle immagini (splendide opere di Enzo Venezia, che riesce a dare un'impronta unica ispirata al futurismo e alle avanguardie del Novecento a questo libro illustrato per bambini).
In ogni pagina le parole si rincorrono e si fondono con la tavolozza dei blu, in questo libro che è una piccola opera d'arte. Le tavole illustrate di Enzo Venezia e le parole scelte con cura da Iris Bonetti rimandano all'immaginario della favola che conosciamo, rimodernandone la struttura e lanciando un messaggio finale forte e contemporaneo (che non vi svelo, ma che è quanto mai necessario per comprendere il mondo di oggi, sia per i più piccoli che per gli adulti).


Regalare i libri di Edizioni Piuma ai bambini: questo Natale sorprendi i più piccoli (e non solo)


Un regalo di Natale originale, utile e stimolante per i più piccoli, ma anche un'opera d'arte da collezione per i più grandi. Ecco il motivo per cui un libro sarà sempre un regalo gradito, una sorpresa rispetto ai giocattoli che affollano la stanza di un bambino. Mantieni la tradizione di scartare i regali sotto l'albero con un pacchetto prezioso che contenga il libro, poi scarica le app di Edizioni Piuma per connettere il mondo letterario a quello digitale e conquistare definitivamente l'attenzione dei cuccioli di casa. 

Cappuccetto Blu è disponibile in forma cartacea o in ebook sul sito di Edizioni Piuma e sui principali store online. 




Si ringrazia Edizioni Piuma per il gentile omaggio.

15 film e programmi televisivi con Adam Driver, in ordine di magnificenza dei suoi capelli

19 novembre 2018

Star Wars a parte, Adam Driver è un grande attore e ha saputo dimostrarlo con una filmografia che in appena 6 anni (dall'esordio in Girls nel 2012) è lunghissima e conta lavori con i migliori registi internazionali. Ha lavorato con Scorsese e con i fratelli Coen, con Soderbergh e Spike Lee e non ha mai sbagliato un colpo, dai film indie come Paterson ai grandi franchise come, appunto, la trilogia sequel di Star Wars. Finalmente Hollywood comincia a rendersene conto e a riconoscergli il merito della splendida performance in Blackkklansman, per la quale è già stato nominato ai Gotham e agli Spirits Awards e si avvia allegramente verso i Golden Globe e gli Oscar 2019. Ma a noi non interessa. Perché non siamo qui per parlare del suo talento, siamo qui per condurre una ricerca basata sull'inconfutabile metodo del scientifico del come-mi-pare-e-piace, che ci porterà finalmente a rispondere alla domanda delle domande: in quale film di Adam Driver i suoi capelli sono più gloriosi?
Ecco la classifica definitiva di 15 film e programmi televisivi con Adam Driver (in onore del suo compleanno) seguendo unicamente il criterio di magnificenza dei suoi capelli. 

15. I Simpson puntata 27x01 (2015)


Niente da dire sui capelli di Adam, che qui interpreta Adam Sackler, il suo personaggio in Girls.

14. Silence di Martin Scorsese (2016)


Troppo magro per esigenze di copione, ma i capelli di Padre Garupe sono perfetti anche in mezzo alla pioggia, alla fame, alla miseria, e quindi SHOUT OUT ai capelli di Adam Driver!

13. Frances Ha di Noah Baumbach (2012)


Quanto è piccino in questo film? Quanto-è-piccino?
12. Tracks - Attraverso il deserto di John Curran (2013)

Uno delle millemila hairstyle da hipster di Adam (occhiali extralarge e reflex compresi)
11. Giovani si diventa - While we're young di Noah Baumbach (2014)

Il look da hipster funziona ok? Funziona.
10. Paterson di Jim Jarmush (2016)

Long hair Adam Driver is the best Adam Driver, ma ASCOLTATE LA SUA VOCE IN QUESTO FILM!

9. Midnight Special di Jeff Nichols (2016)

Nnnnnneeeeeerrrrrrrd!
8. Girls puntata 5x01 - Wedding Day (2016)

La cosa più figa di guardare Girls (ci sono tante cose fighe in Girls) è riuscire a capire esattamente cos'altro sta girando Adam in contemporanea, dalla lunghezza dei suoi capelli e dalla larghezza delle sue spalle.

7. This is where I leave you di Shawn Levy (2014)

Di nuovo, long hair Adam Driver è per sempre nel mio cuore, ma il pizzetto? Il pizzetto vince. 

6. Hungry Hearts di Saverio Costanzo (2014)


Adam ha preso la Coppa Volpi al Festival di Venezia 2014 con questo film. Che è inquietante e bellissimo, ma non ci interessa. Concentriamoci sui capelli!

5. Blackkklansman di Spike Lee (2017)

Pizzetto e camicia a quadri battono la riga in mezzo. Questa è scienza ragazzi, non sono io a fare le regole (e invece sì)

4. Star Wars: Gli Ultimi Jedi - Star Wars: The Last Jedi di Rian Johnson (2017)

Uhm, ok, questo non è Kylo Ren ne Gli Ultimi Jedi. Questo è Adam Driver che si allena per il film e GUARDATE QUEI CAPELLI! (Ho i detto i capelli, ragà, fate le brave!)
3. La truffa dei Logan - Logan Lucky di Steven Soderbergh (2017)


Capelli lunghi + pizzetto + torace alla sto-girando-questo-film-mentre-mi-alleno-per-Gli-Ultimi-Jedi = 🔥🔥🔥
2. L'uomo che uccise Don Chisciotte - The man who killed Don Quixote di Terry Gilliam (2017)


Ve lo ripeto: il pizzetto non si batte. Con quel codino poi?

1. Star Wars: Il risveglio della forza - Star Wars: The Force Awakens di J. J. Abrams (2015)


Semplicemente perfetto (il taglio di capelli, dico)

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