Paris Haute Couture - Elie Saab, Valentino

15:48:00 Giovanna Errore 0 Comments

Ieri si è conclusa la Haute Couture Week di Parigi, ed oggi eccoci qui a terminare la rassegna delle sfilate che mi hanno colpita di più. Dopo avervi raccontato di Atelier Versace, Georges Hobeika, Giambattista ValliDior e Chanel, chiudiamo in bellezza con le mie impressioni sulle collezioni d'alta moda di Elie Saab e Valentino.

In un bosco incantato sfilano le creature di luce di Elie Saab. E all’improvviso tutto ciò che credi di conoscere si dissolve. Non c’è tempo, luogo, realtà, pensiero. Tutto diventa grazia e delicatezza pura. Scintillanti, morbidi, leggerissimi strati di stoffa ricoprono quelle donne angeliche ed evanescenti. Le vedo davvero o sono frutto della mia immaginazione? Il cuore viaggia verso lidi lontani. Non è diretto all’atmosfera glamour di Parigi, né a quella etnica e sognante di Beirut. È aldilà di tutto ciò che il pensiero possa comprendere, tende verso qualcosa di magico e sconosciuto. Cos’è? Un sogno. Chasing a Dream è il titolo di questa collezione. E il sogno dello stilista libanese, quello della donna che indossa il suo abito, ed il mio che sto osservando estasiata si fondono. Non so più cosa sto sognando, questi veli trasparenti, queste applicazioni luccicanti, questi strati di piume, questi colori in dissolvenza sono reali oppure no? I confini si dilatano, il tempo si ferma. È alta moda, è sospensione del giudizio e distanza dalla ragione. Ogni abito è una storia a sé e contemporaneamente parte dello stesso incantesimo. Il rosa cipria, il bianco candido, il crema, il nero, i fiori e le foglie luccicanti, le farfalle colorate, le piume leggere, i cristalli e le trasparenze giocano insieme a confondermi e disorientarmi. Mi chiedo quale sia l’ispirazione, il sogno che ha portato alla realizzazione di tanta meraviglia. La risposta arriva direttamente da lui, il tessitore di luce, che esce accolto da una meritata ovazione di applausi e svela, infine, l’arcano: «E se dovesse esserci un messaggio dietro la mia collezione d’Alta Moda, il mio sarebbe Grazie». Come a dire che no, il messaggio non c’è, cercare un senso è un’inutile forzatura perché un sogno è solo un sogno. Ma se proprio lo volete, il messaggio è un grazie alla natura, grazie all’arte, grazie ai colori, grazie ai tessuti, grazie a te che rimani a guardare incantata. Grazie. 





Dalla terra al cielo, e ritorno. La sfilata di Valentino si apre con un abito nero, di pesante velluto, sormontato da ali. E prosegue con i colori della terra, il beige, il marrone, il bordeaux, il blu ed il verdone, declinati in romantici abiti rinascimentali, casti, quasi severi. Con quei motivi folk che ricoprono abitini, maxigonne, gilet, cappotti. Con quei corsetti che «abbracciano il petto e proteggono il cuore». Poi pian piano la rigidità comincia a sciogliersi in colori più ariosi, scollature ampie a V, leggere trasparenze. Il pizzo ed il tulle ricoprono top e gonne, mentre il velluto rosso passione avvolge un abito più seducente, con profonda scollatura e spacchi laterali. I colori della terra si dissolvono e il cielo diventa protagonista. Prima il blu del cielo notturno, illuminato da stelle lucenti, poi l’oro metallico e scintillante, il giallo intenso del sole. Infine l’aria, pura e leggera, i fiori, le nuvole, un radioso arcobaleno. La luce ed il buio, il cielo e la terra, la concretezza e la leggerezza. Il senso della vita. E la forza più potente, racchiusa in quel cuore che va protetto, l’unica forza in grado di sovvertire le logiche e i ritmi naturali. Amor Vicit Omnia.







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Paris Haute Couture - Dior, Chanel

11:10:00 Giovanna Errore 0 Comments

Si può andare in overdose di idee? Dev’essere successo questo a Raf Simons, il direttore artistico di Dior che nelle collezioni passate ci ha fatto sognare, e stavolta … ci ha lasciati confusi e disorientati. Il suo progetto, ha spiegato a Suzy Menkes e agli altri giornalisti nel backstage, era di rappresentare in un solo show tre epoche d’oro: «il romanticismo degli anni ’50, il coraggio dei ’60, la libertà dei ‘70». E in effetti la collezione presenta elementi provenienti dalla storia stilistica di queste tre decadi. Si passa dai cappotti in plastica trasparente meravigliosamente dipinti, agli altissimi stivali in vinile dai colori accesi, dalle silhouette a ruota con stampe fiorate alle gonne-portafoglio, dalle jumpsuit multicolor ai total look rigati e ricoperti di paillette. C’è anche spazio per l’ispirazione futurista che ha accompagnato la sfilata Esprit di Tokyo (vi ricordate?). Infine, gli abiti sognanti, i volumi ampi che monsieur Christian ci ha insegnato ad amare, a righe coloratissime nelle nuance più accese o nelle sfumature pastello. Il tutto immerso in un’atmosfera strepitosa e realizzato – su questo non c’erano dubbi – con la cura e l’attenzione che una sfilata d’alta moda merita. Se presentati separatamente, tutti questi elementi avrebbero entusiasmato critici, giornalisti, blogger e anche noi che desideriamo solo poter catturare un sogno e farlo nostro. Ma così, la collezione risulta disomogenea, disordinata, confusionaria. Un peccato, anche un piccolo dolore.




Appena finisce una qualunque sfilata di Chanel, i social network, il web, in alcuni casi anche le riviste e sicuramente moltissime menti dedite alla moda si riempiono di una sola domanda: “Chissà se Coco Chanel avrebbe apprezzato”. Forse perché Coco (mi permetta di chiamarla per nome, Mademoiselle) è nell’immaginario collettivo un’icona più che un’artista, un ideale più che una persona. Riviviamo la sua personalità tramite i tailleur in tweed, le giacche con quattro tasche, il tubino nero e la 2.55. Se Coco Chanel fosse ancora tra noi, la collezione Haute Couture SS15 sarebbe stata ben diversa, come pure tutte le altre. Più bella? Più brutta? Più colorata, meno colorata? Più classica, più moderna? Non lo so, ma sicuramente diversa. Perché nonostante continuiamo a pensare a lei cristallizzata in quei capi che conosciamo e amiamo, se avesse vissuto più a lungo il suo stile sarebbe stato sicuramente influenzato dai tempi, dalla società, dalla storia, dalle esperienze che avrebbe vissuto. Oggi c’è Karl, e credo che il suo sia un lavoro strepitoso. Riesce, come un funambolo, a mantenere il delicato equilibrio tra l’identità della maison e il suo personale estro creativo. Il risultato sono dei tailleurini in tweed adorabili, dalle linee pulite come piacevano a Coco, ma dai colori vivi e allegri, movimentati in alcuni casi da lunghe frange. Completi bianchi profilati in nero, che portava lei stessa, ma con tagli diversi. Cappellini a tesa larga e beanie contornanti di veletta, per un’aria retrò ma figlia dei nostri tempi. Come non amare il tripudio di fiori che sbocciano sulle maniche, sugli orli dei soprabiti, sui crop top e sulle gonne longuette? Chiude la sfilata la regina del giardino, sposa della natura e del buongusto, vestita di fiori e luccicante di candore. Se sarebbe piaciuta a Coco non so proprio dirlo, ma in quel giardino lussureggiante e prezioso per molte di noi è sbocciato l’amore.






Si può andare in overdose di idee? Dev’essere successo questo a Raf Simons , il direttore artistico...

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Paris Haute Couture - Atelier Versace, Georges Hobeika, Giambattista Valli

10:37:00 Giovanna Errore 0 Comments

Se al pret-a-porter spetta l’ingrato compito di realizzare delle meraviglie adatte alla vita di tutti i giorni (o quasi) l’haute couture è il suo perfetto contraltare, il regno delle infinite possibilità del tutto estraneo ad esigenze e praticità. L’alta moda, come la poesia, non ha nulla a che fare con la realtà. È la proiezione su stoffe e accessori dei più intimi e segreti sogni di cui l’animo umano si nutre. Così può risultare una meravigliosa favola che concretizza i nostri desideri, oppure un inquietante incubo che rappresenta i nostri pensieri più torbidi, le nostre paure e la nostra follia. O ancora, entrambi. È arte pura, che non va spiegata né capita perché ogni donna che osserva, accarezza, indossa un abito lo interpreta a modo proprio come si interpreta una poesia, un dipinto, una melodia. Astrattezza allo stato puro, grazia sognante o inconfessabile follia, irrefrenabile desiderio o passione concreta. Capita così che nell’incantevole Parigi, a distanza di poche ore, sfili la sensualità felina e quasi ossessiva di Donatella Versace e la femminilità innocente ed incantata di Georges Hobeika. La prima di notte, nel buio, presenta i sinuosi abiti seconda-pelle che disegnano il corpo delle modelle, in un sapiente gioco di cut-out e trasparenze che non lascia nulla all’immaginazione, e che a prima vista può essere definito quasi volgare. Quasi, perché a salvarlo dalle critiche è il taglio perfetto, che tra tulle, tessuto e pelle disegna onde e ghirigori degni di un pittore astratto. Capace di rivelare fantasie e ossessioni della mente più contorta. Il secondo, nel pieno del mattino francese mostra i suoi sogni colorati, luminosi, quasi innocenti trasformati in abiti color pastello. Volumi ampi, tessuti vaporosi, sfumature delicate si mescolano alle applicazioni e allo scintillio di una collezione che illumina da sola la Francia ed il mondo intero. Un ingegnere civile capace di intessere desideri ed emozioni, e farli risplendere sulla passerella. E una donna che ha preso in mano l’azienda di famiglia e l’ha resa un inno al glamour. Opposti e complementari.








Quando, a metà febbraio, nella Valle dei Templi fiorisce il primo mandorlo, te lo aspetti, lo sai. Quello spettacolo bianco e rosa che colora la vallata lo vedi da quando sei nata e avviene sempre nello stesso periodo. Eppure, quel primo mandorlo che vedi di sfuggita, passando in auto, ti colpisce al cuore e ti emoziona come se non lo avessi mai visto. Forse devo ammettere di avere l’innamoramento facile, metri e metri di tulle, colori pastello, fiori e piume e ci vuole un attimo a conquistarmi. Da Giambattista Valli ormai mi aspetto questo, quando sta per iniziare una sua sfilata preparo il cuore ad accelerare i battiti. Però è ogni volta un amore nuovo. Comincia con il bianco e il nero, le linee pulite, i pantaloni svasati, le balze ed il tulle che si fa sempre più voluminoso e delicato, passando per gonne di piume e colletti a gorgiera, cappottini couture e applicazioni di fiori. Infine, gli abiti esplodono sulla passerella come nuvole di colore. E volano leggeri trasportando le modelle in un’atmosfera surreale. Ecco, surreale è la parola giusta per descrivere la sua poesia di tulle. Sospesa in un tempo che non c’è, non la si può definire retrò né moderna, perfino romantica è una descrizione inadeguata. È quella haute couture di cui parlavo, che vola alta sulle mode, sulle tendenze, sulle occasioni d’uso e sulle esigenze di chi la indosserà. Rubo le parole ad Oscar Wilde: «The only excuse for making a useless thing is that one admires it intensely. All art is quite useless». Arte pura, per amore dell’arte stessa e di coloro che la ammireranno.






Se al pret-a-porter spetta l’ingrato compito di realizzare delle meraviglie adatte alla vita di tu...

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Milano Moda Uomo - my recap

12:08:00 Giovanna Errore 0 Comments

Buongiorno!
Sono un po' in ritardo ma ci tenevo a tirare le fila, insieme a voi, di queste sfilate maschili. Sapete, non mi è mai piaciuta la moda maschile e mi sento in difficoltà anche a consigliare il mio ragazzo...ma sono intervenuti due fattori: ho riflettuto che se voglio fare questo mestiere è bene che diventi più flessibile, e poi Franca Sozzani ha chiesto a tutta la community di commentare insieme le sfilate su Vogue.it e così un po' mi sono lasciata coinvolgere!
La prima sfilata è stata quella di DSquared2, il marchio dei due gemelli canadesi ha compiuto 20 anni e i festeggiamenti hanno aperto Milano Moda Uomo in grande stile. Rivisitando pezzi storici, Dean e Dan hanno fatto sfilare un uomo moderno ma non troppo eccentrico, nelle cui ispirazioni si mescolano il montanaro, il ranger dei boschi, la rockstar e il cowboy, senza mai perdere di vista la virilità.


Con lo show Costume National, Ennio Capasa mi ha incantata: sulla passerella sono scesi angeli metropolitani che in realtà potevano essere anche demoni, imbrigliati tra forti contrasti e decorati con lunghe piume.



Dolce & Gabbana, dopo essersi ispirati per anni alla loro terra natìa, la mia Sicilia, hanno indagato a fondo un legame ancora più profondo ed intimo: la famiglia. Così l'amore familiare e il ricordo di chi non c'è più si sono fusi e trasformati in abiti che rappresentavano le diverse generazioni, in un'atmosfera sospesa tra Il Gattopardo, La Traviata e Sciuri Sciuri.


Anche per Missoni la famiglia è il fulcro di tutto, ma celebrata in maniera diversa. Il knitwear, i colori forti e sfumati, i cardigan e i motivi a righe e a zigzag hanno un sapore contemporaneo ma legato alla tradizione del marchio, al modo leggero e colorato di vivere la vita che Ottavio e Rosita Missoni mostravano nel pubblico e nel privato.


Prada esplora, in un'atmosfera quasi inquietante, il rapporto tra uomini e donne e il loro modo di comunicare, anche attraverso i vestiti che la signora Miuccia considera uno strumento di dialogo a tutti i costi. Nel rigore delle forme e dei colori intravediamo l'anima borghese di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, ma forse anche uno sconsolato inno alla noia e al conformismo. Ma il tocco estroso c'è, quel particolare che rompe la monotonia e il rigore: un fiocco vezzoso, un cappotto colorato, proporzioni stravolte.



Infine Stella Jean, mio amore artistico come tanti di voi sanno. continua a farci viaggiare in giro per il mondo. Stavolta alle stoffe wax africane, ai tagli sartoriali italiani e ai colori caraibici si mescola un'ispirazione che viene dall'India. Il bindi, il colletto rigido, la fusciacca in vita ci fanno quasi sentire i profumi e le spezie orientali. Ispirata ed ispiratrice, brava Stella!




Come dimenticare infine i due show a cui avrei dovuto partecipare? Tom Rebl e Julian Zigerli, entrambi giovani ma già acclamati dal pubblico a questa fashion week, hanno proposto stili moderni e ricercati.



Buon weekend e mi raccomando, rimanete connessi eh? Il mio libro sta per uscire, e domenica inizieranno le sfilate d'alta moda a Parigi *.* Avremo molto di cui parlare!

Buongiorno! Sono un po' in ritardo ma ci tenevo a tirare le fila, insieme a voi, di queste sfil...

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Miss Sposa 2015

17:28:00 Giovanna Errore 0 Comments

Metti una domenica piovosa, due amiche storiche e tantissimi abiti bianchi. 
Su facebook vi ho accennato stamattina alla fiera Oggi Sposi, organizzata da Massimo Lombardo nella meravigliosa location del Dioscuri Bay Palace ad Agrigento, di fronte al mare. Si è conclusa ieri, e quale occasione migliore per me e la mia migliore amica (che si sposerà a breve) per andare a caccia dell'abito dei sogni? In realtà si tratta di una fiera completa, che offre ai futuri sposi idee e spunti per ogni dettaglio del loro grande giorno, dalle bomboniere all'intrattenimento, dall'estetista all'arredamento della casa, dal fiorista all'abito appunto. E a proposito di abiti, all'interno della fiera si è svolta la terza edizione di Miss Sposa, concorso che premia bellezza, portamento ed eleganza delle giovani modelle agrigentine. Protagonista insieme a loro, sul palco, il giovane e carismatico presentatore Giovanni Galvano, mentre dietro le quinte la regia era affidata ad Eliana Crapanzano, impeccabile nell'aiutare e motivare le ragazze. La giuria era composta da Salvatore Di Betta (che ringrazio ancora per l'invito!) e Michele Dell'Utri, esperti di moda ed eventi ed organizzatori di sfilate ed eventi glamour; Santina Aserio, Miss Sposa 2014; Roberta Dell'Utri, testimonial della fiera e Roberta Tuttolomondo, proprietaria di un centro estetico e grande esperta di bellezza femminile. Davanti a loro hanno sfilato le 10 ragazze finaliste (all'inizio della manifestazione le concorrenti erano 30) con i favolosi abiti da sposa e da cerimonia dell'atelier Giorni Felici di Agrigento (di cui vi ho parlato in svariate occasioni). 
Il momento più emozionante? La consegna delle fasce ovviamente! Martina Palumbo e Concetta Alabiso sono state scelte come Miss Sorriso e Miss Simpatia direttamente dal pubblico, che le ha votate tramite facebook. Il terzo posto se l'è aggiudicato Katia Taiello, bellezza dai grandi occhi azzurri. Al secondo posto Sharon Cacciatore, dal portamento aggraziato ed elegante. Infine la regina della serata, Miss Sposa 2015 Giusy Incorvaia, una splendida mora dalle curve prorompenti. Che alla fine della serata, come da tradizione, ha lanciato il bouquet e tagliato la torta nuziale. E il principe azzurro? Non ne abbiamo bisogno!!! :P 

Ph. Alessandro Tondo















Metti una domenica piovosa, due amiche storiche e tantissimi abiti bianchi.  Su facebook vi ho acce...

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